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Inaugurazione a La Fenice in onore di Valeria Solesin

novembre 18, 2015 Giuseppe Pennisi

La stagione inizia all’insegna della sobrietà per esprimer il cordoglio della città per la scomparsa di Valeria Solesin e delle vittime della strage di Parigi.

L’inaugurazione della stagione del Teatro La Fenice venerdì 20 novembre sarà all’insegna della sobrietà per esprimer il cordoglio della città per la scomparsa di Valeria Solesin e delle vittime della strage di Parigi. La serata inizierà alle 19 con un intervento del sindaco e del sovrintendente e dopo un minuto di silenzio verranno eseguiti l’inno di Mameli e la Marsigliese. Non avrà luogo la tradizionale cena offerta dall’Associazione Freundeskreis des Teatro La Fenice e l’abito scuro sostituirà lo smoking.

Da ieri le bandiere della Fenice sono issate a mezz’asta in ricordo delle vittime e in particolare di Valeria Solesin. Sarà osservato un minuto di silenzio anche all’inizio della prova generale di Idomeneo, il sito internet del Teatro è listato a lutto.

Il ricordo di Valeria Solesin e delle vittime di Parigi verrà pure effettuato durante le prove generali e anche in occasione della recita di Idomeneo di domenica 22 novembre alle 19 30.

Idomeneo, composto da Mozart per Monaco, viene spesso interpretato come una lettura dei complessi rapporti tra il ventiquattrenne Wolfang Amadeus ed il padre Lepold. È, pero, anche un dramma dei rapporti tra i Greci ed i medio-orientali Troiani. È un argomento di grande, scottante attualità, che coinvolge l’Occidente e lo mette in relazione, o se si vuole in contrasto, con tutto il resto del mondo, come certifica la drammatica questione dei rifugiati che quotidianamente arrivano qui fuggendo dall’orrore della guerra e della violenza. Se, come da più parti si afferma sempre più insistentemente, saremo presto interessati da catastrofici mutamenti climatici, ebbene in quel momento diventeremo tutti rifugiati, si azzereranno le diversità di razza, di fede, di pelle, e saremo sul serio sullo stesso livello.

«In questa produzione dello  spettacolo – sottolinea il regista Alessandro Talevi -, si  allude a uno dei possibili sconvolgimenti che potrebbero cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi e assumere i connotati del mostro che incarna la vendetta di Nettuno contro Idomeneo – potrebbe essere un traumatico cambiamento atmosferico, una grave epidemia, un ipotetico, virulento conflitto – senza riferirmi specificamente ad alcuno di essi».

Così, anche l’ambientazione scenica presenterà piccoli riferimenti alla modernità, senza eccedere nei dettagli descrittivi: il mondo di Creta richiamerà un’Europa “ereditata” dai nostri nonni, qualcosa di vecchio e di antico. I Troiani al contrario saranno portatori di una cultura “altra”, che potrebbe identificarsi con quella asiatica. Ma queste tracce e questi accenni rimarranno solo dei richiami, senza predeterminare un luogo e un tempo storicamente univoci e riconoscibili. D’altro canto Idomeneo è anche e soprattutto una grande storia d’amore, e questo è un elemento che nella messinscena viene enfatizzato: due giovani, di etnie diverse e in conflitto tra loro, decidono di lasciarsi alle spalle il proprio vissuto, la propria provenienza, il proprio dolore e la propria identità per privilegiare il loro fortissimo legame sentimentale. Anche questa è una lezione che un’opera della fine del Settecento può ancora imprimere al mondo contemporaneo. Questi filoni tematici sgorgano dal tessuto complessivo dell’opera, dall’unione tra la partitura e il libretto, che si fondono in un unicum straordinario.

Jeffrey Tate dirige l’orchestra ed un grande cast vocale: Brenden Gunnell, Monica Bacelli, Michaela Kaune, Ekaterina Sadovnikova Anicio Zorzi Krystian Adam e Michail Leibundgut. La Fenice – ricordiamolo – ha la reputazione di essere la fondazione lirica più efficiente e meglio gestita d’Italia.

Foto © Michele Crosera 


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