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In Sicilia i candidati si scannano a suon di insulti, video e accuse di amicizie mafiose

ottobre 5, 2012 Chiara Rizzo

A poche settimane dal voto per le regionali, tra i candidati dell’isola volano minacce di querele e di divulgazione di video compromettenti.

In Sicilia è il tutti contro tutti, in vista delle regionali del prossimo 28 ottobre. A confronto l’accoltellamento tra compare Alfio e compare Turiddu in Cavalleria rusticana sembra un’amena discussione fra amici. La candidata di Sel, ex sindacalista Fiom Sicilia, Giovanna Marano, ha dichiarato: «Mi sembra che il Pd abbia nostalgia di vecchie formule e pasticci». Pronta e delicata la replica del candidato Pd, Rosario Crocetta: «Marano è scema». Così ha spiegato Crocetta: «Ho fatto diversi appelli a quei partiti che hanno fatto un’altra scelta, favorendo la destra, perché non hanno compreso che solo uniti si vince. È lei dice che con me non sia alleerà mai. Peggio per lei». La bionda sindacalista ha subito controreplicato: «Meglio scema che ostaggio della vecchia politica».

IL PATTO OCCULTO. Nemmeno pochi minuti dopo, si è aperto un altro fronte di battaglia tra Crocetta, da una parte, e i candidati Nello Musumeci (Pdl-Pid-La destra) e Gianfranco Micciché (Grande Sud-Mpa-Fli), dall’altra. Crocetta ha accusato Musumeci e Micciché, formalmente rivali, di essersi in realtà accordati sottobanco. Secondo Crocetta, la posta in gioco che ha portato all’accordo sarebbe l’assenso di entrambi alla realizzazione dei termovalorizzatori, che già avrebbero dovuto essere realizzati dalla giunta Lombardo, ma che sono stati messi definitivamente da parte dopo il niet del ministro dell’ambiente Corrado Clini dello scorso luglio. In effetti, i modelli del progetto erano di vecchia generazione e, dunque, sarebbero risultati vetusti, inefficienti ed inquinanti: ma poi va ricordato che l’assessore all’Energia e ambiente Massimo Russo aveva dichiarato pubblicamente che fossero emersi interessi mafiosi sul progetto. A Crocetta hanno risposto subito Musumeci e Micciché: «Spero – ha replicato il primoche la campagna elettorale non si invelenisca con annunci spot temerari e diffamanti. Crocetta chiarisca subito cosa intendesse su supposte intese sui termovalorizzatori che mi riguarderebbero, altrimenti sarà costretto a fare i nomi alla Procura della Repubblica presso la quale lo quereleremo. E noi le querele non le minacciamo. Le presentiamo» (Micciché ha concordato, e si è appellato al politicamente inconsueto tema del «si getta fango sull’avversario»).

IL VIDEO SCOTTANTE. Crocetta è tornato sulle barricate: «Dopo gli annunci di querele, si va progressivamente verso le prime ammissioni. Scopriamo che i termovalorizzatori sono nel programma del Pdl. Ma domenica presenterò pubblicamente le prove dell’accordo. Un anonimo mi ha inviato la ripresa video di una web tv che riprende due big della politica siciliana mentre dicono che Micciché è sostenuto dai suoi alleati solo perché acconsenta al progetto. Questo video è già stato sequestrato anche dai carabinieri, e io sono pronto a consegnarlo in Procura a Palermo lunedì. È la prova di come un affare di 450 miliardi di euro, che devasterebbe la Sicilia, sia stato motivo di pacificazioni politiche in campagna elettorale».

«LOMBARDO FAVORIVA LA MAFIA». Il clima incandescente ha contagiato anche chi non è in campagna elettorale: pure in casa del governatore uscente Raffaele Lombardo se le danno, metaforicamente parlando, di santa ragione. A poche settimane dal voto, l’assessore regionale alle attività produttive, Marco Venturi, ex vicepresidente di Confindustria Sicilia, ha rassegnato le dimissioni spiegandole così: «Lombardo ha speso i fondi Fas per motivi che nulla hanno a che fare con lo sviluppo» ed «è stato lui che in Assemblea ha avuto paura della riforma dei consorzi Asi. Malgrado le dimissioni, Lombardo sta mettendo ancora di più la Regione nelle mani di mafiosi e affaristi. Cosa nostra sta ottenendo e otterrà favori a causa delle sue azioni spregiudicate, inaccettabili e arroganti. Il tessuto economico e produttivo sano della Regione è stato massacrato».
Le denunce di Venturi riguardano anche l’omissione di atti e verbali d’ufficio della Giunta. Replica di Lombardo: «Mi spiace che l’ex assessore Venturi e i suoi amici siano usciti fuori dai gangheri quando abbiamo impedito l’ennesima nomina, dopo le tante da lui fatte, di un suo uomo di fiducia, privo dei titoli indispensabili».

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