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In memoria di Ragheed Ganni, il prete martire che l’Isis voleva uccidere di nuovo

maggio 25, 2017 Redazione

A dieci anni dalla morte, Acs raccoglie in un libro la testimonianza del primo sacerdote cattolico ucciso nell’Iraq post-Saddam. Una storia cara anche a Tempi

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Giovedì 1° giugno alle ore 11 presso la sede di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Piazza San Calisto 16, IV piano palazzina a destra) sarà presentato il volume Un sacerdote cattolico nello Stato Islamico. La storia di padre Ragheed Ganni. Sarà presente l’autore, il sacerdote iracheno padre Rebwar Audish Basa.

Quella di padre Ganni, il primo prete cattolico ucciso in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, è una storia ben nota ai lettori di Tempi. Il nostro inviato Rodolfo Casadei la raccontò per la prima volta nell’ottobre 2007, pochi mesi dopo la sua uccisione. Il 3 giugno del 2007, nel settimo anniversario della morte, abbiamo pubblicato le parole pronunciate da lui durante la sua ultima Messa. Parole di uomo che sembrava consapevole che il suo destino stava per compiersi.

* * *

A dieci anni dalla scomparsa di padre Ragheed Ganni, sacerdote iracheno ucciso il 3 giugno 2007 a Mosul, Aiuto alla Chiesa che Soffre lo ricorda con un libro, scritto dal suo amico padre Rebwar Audish Basa.

Un volume che racconta la vita di padre Ganni e include suoi scritti e testimonianze inedite. «La splendida testimonianza di fede di padre Ragheed deve rimanere presente nella memoria della Chiesa», scrive nella prefazione il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che ha incontrato il sacerdote durante il proprio mandato come nunzio apostolico in Iraq.

Nato a Karemles, nella Piana di Ninive nel 1972, nel 1996 padre Ragheed si trasferì a Roma per studiare teologia ecumenica – grazie ad una borsa di studio di Acs – presso l’Università di San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Al termine dei suoi studi, nel 2003, in Iraq era già scoppiata la guerra, ma padre Ganni decise ugualmente di ritornare nel suo paese. Un’esperienza terrificante, racconterà lui stesso, quella di servire Dio «in un Iraq dove ogni giorno la violenza e il “terrorismo” privano decine di esseri umani della loro vita». Da segretario del vescovo di Mosul, monsignor Faraj Rahho e parroco della Chiesa dello Spirito Santo, padre Ganni si misurò più volte con la crudeltà degli islamisti e assistette alle violenze sistematiche ai danni dei cristiani in Iraq. Nel 2004 il sacerdote martire si salvò miracolosamente dall’attentato all’arcivescovado di Mosul. Poi i numerosi attacchi alla sua chiesa e le tante minacce. Fino al 3 giugno del 2007. «Ti avevo detto di chiudere la chiesa, perché non l’hai chiusa?», disse il suo assassino. «Non posso chiudere la casa di Dio», rispose il sacerdote prima di essere ucciso da una raffica di proiettili.

Da allora purtroppo l’Iraq ha continuato ad essere una terra di persecuzione e la barbarie islamista ha raggiunto il proprio apice con l’invasione della Piana di Ninive da parte di Isis nel 2014. Invasione che non ha risparmiato neanche la tomba del sacerdote martire, sepolto nel suo villaggio natale, Karemles.

Una delegazione di Acs, in visita nei villaggi cristiani della Piana di Ninive dopo la liberazione dallo Stato Islamico, ha ritrovato la pietra tombale, sulla quale era stata riassunta la vita di padre Ragheed, in pezzi. «Apparentemente – scrive padre Rebwar Basa nel volume – quanto scritto non è piaciuto ai terroristi dell’Isis. In questo libro noi raccontiamo quello che loro hanno provato a cancellare per sempre».

Fonte: Acs Italia

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