Google+

In memoria di Hevan, che ebbe dignità solo in quanto cadavere, ma era una persona

maggio 10, 2017 Renato Farina

Il Gazzettino ebbe dai nonni questa piccola foto. La richiesta dei nonni fu di consegnare quel volto alla pietà di tutti. Fu sanzionato dall’Ordine dei giornalisti

hevan-zacconi-ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Grazie al permesso premio concesso all’assassino torna la memoria. Anche a questo servono i processi di rieducazione dei condannati: rieducano noi. Non a farci sentire tutti buoni e bravi rispetto ai detenuti, almeno credo. Estraggono dall’oblio non solo e non tanto le vicende orribili di cui si occupò la cronaca, ma i volti gentili delle vittime. Così Jennifer, venti anni. E un’altra creatura che era una sola cosa con lei, ma non era lei, era Hevan, con l’acca delle telenovelas perché era unico e lei voleva fosse anche nel nome qualcosa di irripetibile. Mancavano quattro giorni al parto programmato.

I genitori di Jennifer piansero – undici anni fa, ma è ieri – la figlia assassinata, ma anche il nipotino non ancora nato: aveva già un bel musetto di cocco, pronto a ridere e a piangere. Commuove che ne parlino ancora. Hanno in mente anche il nipotino. Il movente del delitto era lui, il fatto che esistesse e se ne stava sicuro nella pancia di questa ragazza. Il padre feroce voleva annientarlo, era stato un incidente, una disgrazia, andava abortito. Ma Jennifer amava più della sua stessa vita quella creatura che la scalciava di notte. L’amante (Jennifer pensava fosse suo fidanzato, ma aveva un’altra famiglia di cui non le aveva mai detto nulla) allora ha provato a strozzarla e poi l’ha soffocata nella terra perché non si decideva a morire. Le balzava sopra con i suoi cento e passa chili, ma la terra sussultava sotto di lui. Una scena simile è raccontata dai testimoni che videro gli ebrei di Berdicev (Ucraina), specialmente donne e bambini e vecchie, seppelliti nelle fosse comuni: «La terra non stava ferma, singhiozzava».

I medici per l’autopsia le hanno estratto dal ventre Hevan. Lì si pose il problema. Che fare di lui? Trattarlo come una cosa? Gettarlo nella spazzatura come si usa quando sono più piccoli? Impossibile, siamo umani. I nonni lo hanno lavato, profumato e vestito di bianco e di azzurro. Lo hanno fotografato. Luigi Bacialli ebbe dai nonni questa piccola foto. La richiesta dei nonni fu di consegnare quel volto alla pietà di tutti. Un po’ come quando si decide di pubblicare le immagini tremende delle cataste di cadaveri non ancora bruciati ad Auschwitz. Bacialli obbedì a questo dovere interiore e la stampò sul Gazzettino che dirigeva. Fu sanzionato dall’Ordine dei giornalisti che – cito il comunicato ufficiale – «ritiene che la pubblicazione di quella foto, con il contenuto di dolore e di orrore che si porta dietro, abbia forza tale da turbare e offendere il comune sentimento della morale».

Secondo il Consiglio, la pubblicazione della foto di Hevan «offende i lettori, ma soprattutto la dignità di quel bambino» e «la dignità di un cadavere non è nella disponibilità dei familiari». Giusto. Ma è l’oblio, il disconoscimento dell’essere una persona la peggiore offesa alla dignità. Non esiste la dignità del cadavere ma della persona. O mi sbaglio? Dov’è lo scandalo in quella fotina? Lo scandalo è che i giudici non hanno ritenuto che si trattasse di un duplice omicidio, dell’assassinio di un bambino – tuo figlio! – inerme, sicuro nel grembo della madre, ma di “procurato aborto”, roba piccola, che a quanto pare non grida più vendetta al Padre, come diceva il vecchio catechismo degli omicidi.

Feto o movente. Vittima mai
Quanto è passato da allora. Eppure non ho rivisto quella fotografia in questi giorni, nessuno la pubblica. Hevan resta un procurato aborto, guai a dimostrare che era una personcina. Mi colpisce soprattutto che la prima pagina del Corriere della Sera ospiti il sermoncino quotidiano di Massimo Gramellini, e quel bimbo non venga chiamato per nome. Lo chiama «figlio che lui non voleva», ma in fondo non esiste, è solo il movente del delitto, non la vittima. Non spiega perché Jennifer abbia esercitato la sua “obiezione di coscienza”, negando a quell’uomo di disporre di colui che pure era nato grazie al suo seme.

Per la legge era un feto, che è un eufemismo idiota, una maniera per confondere la semplicità dei bambini che sono bambini. Quel tale che oggi ha un permesso premio ha ucciso una madre e un bambino. I due sono stati seppelliti insieme, nella stessa bara bianca dell’innocenza. È stata una strage di innocenti. Essa continua. La fotografia di Hevan sarebbe bello se la ripubblicassimo qui. Non c’è niente di più triste e di più candido, come si vede in uno dei quadri più belli dell’Ottocento, Il funerale di un bambino di Albert Edelfelt. In fondo è l’icona di un martirio.

Foto Ansa

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

“All for freedom, freedom for all”. È il nuovo motto di Harley-Davidson che intende sedurre anche chi non è (ancora) un motociclista

L'articolo Harley-Davidson, nuovo slogan proviene da RED Live.

Nel bel mezzo di Agosto, la Casa di Iwata lancia un criptico video teaser che anticipa quanto verrà svelato il 6 settembre alle 17:00: la Yamaha T7

L'articolo Yamaha T7, il video teaser proviene da RED Live.

Si chiama Nolan N90-2 ed è l’apribile entry level di Nolan. Adatto sia all’utilizzo in città sia per un lungo viaggio, costa 269,99 euro

L'articolo Nolan N90-2, apribile entry level proviene da RED Live.

I fiori mai sbocciati dell’automobilismo mondiale No, loro non ce l’hanno fatta. Non sono riuscite ad arrivare in produzione, perse nei meandri delle logiche commerciali, del marketing, degli eventi globali o, semplicemente, dell’indecisione dei costruttori. Sono quelle centinaia di concept car – o prototipi che dir si voglia – realizzati in piccolissimi numeri, quando non […]

L'articolo Le auto che non sono mai nate proviene da RED Live.

La Volkswagen Tiguan 2.0 BiTDI DSG 4M R-Line è una suv compatta per chi va sempre di corsa ma non per questo manca di praticità. Si parte da 46.000 euro.

L'articolo Prova Volkswagen Tiguan 2.0 BiTDI DSG 4M R-Line proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana