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In Inghilterra rigore vuol dire lacrime

giugno 25, 2012 Emmanuele Michela

Negli ultimi 20 anni tra Mondiali ed Europei hanno vinto solo un quarto di finale con tiri dal dischetto. Poi sempre errori e sconfitte. E ormai a Londra impazza la “Penalty obsession”.

“Penalty obsession”. Ne sono certi ormai da tempo in Inghilterra: la Nazionale inglese è letteralmente negata per i tiri dagli 11 metri e la sconfitta patita ieri contro l’Italia ne è stata l’ennesima riprova. Oggi i giornali non parlano di altro: la pessima prova della squadra di Hodgson (mai effettivamente pericolosa contro gli Azzurri, interprete di una partita tutta catenaccio e ripartenze) passa in secondo piano dopo che, per l’ennesima volta, la lotteria dei rigori ha voltato le spalle agli inglesi.

Certo, chi conosce la storia della Nazionale italiana sa bene che anche noi, dalla nostra, possiamo vantare un invidiabile curriculum di sconfitte di peso proprio decise dai calci di rigore: potremmo partire dalla semifinale di Italia ’90, in una sconfitta contro l’Argentina amara certo, ma mai quanto l’errore di Baggio contro il Brasile a Usa ’94; per non parlare poi della traversa di Gigi Di Biagio nei quarti di finale di Francia ’98, o degli errori di De Rossi e Di Natale agli Europei del 2008. sfortune che però fortunatamente qualche volta siamo riusciti ad alternare con qualche gioia: chi si è scordato la storica semifinale del campionato europeo del 2000, contro l’Olanda? Ma soprattutto la vittoria del 2006, quando il penalty di Grosso ci consegnò alla festa per la vittoria Mondiale? Successi rari, è vero, ai quali va aggiunto di diritto quello di ieri sera, che ha messo in luce come l’Italia sarà sì sfortunata dal dischetto, ma c’è qualcuno che lo è ancor più di noi: l’Inghilterra.

Gli errori dei due Ashley (Young e Cole) sono solo gli ultimi di una lunga serie, che negli ultimi 20 anni è diventata una vera e propria maledizione. A Italia ’90 la semifinale contro la Germania fu decisa dagli sbagli di Chris Waddle e Stuart Pearce, terzino che si rifece nel quarto di finale dell’Europeo del ’96, quando sfogò contro la Spagna tutta la sua rabbia per quello sbaglio. Ma fu anche l’Europeo casalingo fu un’avventura triste per gli inglesi, sconfitti poi in semifinale contro la Germania, sempre per un errore dal dischetto di un difensore, Southgate. E chi si scorda invece l’ottavo di finale perso ai Mondiali del ’98 contro gli odiati argentini? Orfana dello squalificato Beckham, l’Inghilterra patì le indecisioni di Ince e Batty. Ma anche quando lo specialista Becks era in campo, le musica non è cambiata: l’errore dello Spice Boy fu decisivo nel quarto di finale contro il Portogallo a Euro 2004, seguito dalla strana parata a mani nude di Ricardo su Vassell. Lo stesso avversario, i lusitani, sarà ancora indigesto ai Three Lions dagli 11 metri due anni più tardi: a Gelsenkirchen sbaglieranno tutti tranne Hargreaves, regalando alla selezione di Scolari l’accesso alla semifinale.

Una lunga serie cui si aggiunge di diritto la sconfitta di ieri sera contro gli Azzurri. All’Italia qualche gioia è stata concessa, mentre a loro zero, solo bocconi amari. Fieri inventori del calcio, i Three Lions devono guardare con malinconia alle loro esperienze nei tornei internazionali. È la triste verità del titolo di oggi del Daily Mail: “It always end in penalties… It always end in tears”.

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