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In che senso «rubare per fame non è reato»?

maggio 3, 2016 Redazione

La notizia dell’assoluzione di un uomo che ha tentato di rubare würstel e formaggio in un supermercato «per necessità». E un problema che nessuno sembra porsi

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In questi giorni è circolata su quotidiani e siti di informazione la notizia dell’annullamento da parte della Corte di cassazione della condanna per furto di un senzatetto che aveva rubato qualche cosa da mangiare in un supermercato. Anche il Fatto quotidiano, giornale in genere molto attento alle notizie di ruberie e relative punizioni, riporta la vicenda con toni apparentemente asettici, sotto il titolo “Rubò formaggio e würstel per fame: non è reato”.

I FATTI. Cosa è successo? Un «giovane senza fissa dimora» e «cittadino dell’Est europeo», tale Roman (così il Fatto chiama l’imputato di questo processo), è stato appunto sorpreso a rubare in un negozio «würstel e formaggio per un valore di 4 ero e 7 centesimi». Se li è infilati in tasca pagando alla cassa solo una confezione di grissini. “Beccato” prima di riuscire a uscire dal locale, condannato a sei mesi di carcere con la condizionale nel 2015 dalla Corte di appello di Genova, è stato assolto definitivamente dalla Cassazione «senza rinvio» perché secondo il supremo tribunale «il fatto non costituisce reato», come spiega il quotidiano diretto da Travaglio.

IL MOTIVO. Per altro, precisa sempre il Fatto, il ricorso al terzo grado di giudizio era stato deciso dallo stesso procuratore generale della Corte di appello di Genova (il tribunale che aveva condannato l’uomo), il quale «chiedeva per l’imputato, non l’assoluzione, ma uno sconto di pena con la derubricazione del reato da furto lieve in tentato furto dal momento che Roman era stato bloccato prima di uscire dal supermercato, dopo essere stato notato da un cliente». I giudici della Cassazione invece si sono spinti oltre, valutando come non punibile un furto compiuto (o meglio tentato) per “bisogno”, ovvero per «far fronte» alla «imprescindibile esigenza di alimentarsi».

UN CASO PIETOSO. La notizia, come detto, non ha fatto sollevare molte sopracciglia, e ci mancherebbe. Filippo Facci però nota una “stranezza” del caso che vale la pena di considerare. Nella sua rubrica in prima pagina su Libero, il giornalista ammette che in effetti «non c’era certo da accanirsi» sul pover’uomo che non poteva permettersi neanche di spendere 4 euro per mangiare. «Cosa può fare un magistrato in casi come questo?», si domanda Facci. La risposta è semplice: un magistrato dovrebbe fare «come sempre», e cioè «chiedere il minimo o derubricare il furto in tentativo di furto e poi chiedere la condizionale più una multa la più bassa possibile», proprio come ha fatto il procuratore genovese rivolgendosi alla Cassazione.

COMPLICAZIONI. Ma anziché limitarsi a valutare la correttezza della richiesta del magistrato, spiega Facci, «la Cassazione è entrata nel merito (e non potrebbe) e ha deciso che “egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità”». Di qui l’assoluzione. Storia conclusa, tutto bene quel che finisce bene. Perfetto. Peccato che, osserva ancora il giornalista di Libero, «la Cassazione dovrebbe orientare la giurisprudenza, non inventarsela, non complicare le cose ponendo anche problemi su come giudicare l’effettiva fame di un tizio, o indagare sulla presenza di una Caritas nei dintorni, o rischiare di sistematizzare – visto che il tizio aveva già rubato – che in generale i barboni, in Italia, possono rubare cibo al supermercato». Evidentemente però nessuno in Italia si sorprende più quando la magistratura pretende di fare «un mestiere che non è il suo».

Foto furto da Shutterstock


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22 Commenti

  1. Luca P. scrive:

    Ormai in Italia i burocrati, i magistrati ed ogni tipo di manager pubblico può fare (quasi) qualsiasi cosa senza risponderne a nessuno.
    La Cassazione può inventarsi la giurisprudenza e nessuno batte ciglio.
    Nello specifico questa sentenza è molto pericolosa perché sancisce che il diritto di un indigente di violare il diritto altrui (la proprietà privata) se essa riguarda una questione fondamentale.
    Suggerirei che anche dormire sotto un tetto è un diritto fondamentale, pertanto domani inviterei tutti quelli senza fissa dimora ad occupare le seconde case di questi nobili Magistrati che ci ritroviamo in Italia.

  2. Rolli Susanna scrive:

    Non ho letto tutto. Probabilmetne se si fosse trattato del supermercato di proprietà di famigliari o parenti, chissà….Allora facciamo così, aggiungiamo al NON RUBARE una piccola postilla, cioè TRANNE CHE PER FAME. E fu così che tutti i poveracci affamati entrarono nei supermercati con gentilezza:”Scusate, adesso abbiamo fame e ci mettiamo a rubare…faremo presto, state tranquilli, e non useremo armi, sorry”.
    Solo in Italy.

  3. Lucia scrive:

    E ti pareva che passasse indenne anche il VII comandamento.Oramai …

  4. DAS scrive:

    I giudici della Cassazione non sono entrati nel merito delle sentenze precedentementi espresse, cioè non ha valutato se i fatti contestati si sono svolti così come emerso dai precedenti giudizi, Questo significa entrare nel merito. Ha semplicemente sentenziano che nei precedenti gradi di giudizio si sarebbe dovuto far riferimento al famoso stato di necessità, articolo 54 del c.p., su cui si potrebbe scrivere un bel trattato su come la C. di C. ha deliberato circa l’interpretazione di tale articolo. Comunque, detto articolo cita testualmente: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.”.

  5. Sebastiano scrive:

    A Gian Paolo Galasi non viene neppure in mente che il “tozzo di pane” si potrebbe pure chiederlo, senza rubarlo.
    Minimiza perché si tratta di UN barbone.
    Ma se si trattasse di CENTO e lui fosse il titolare del supermercato, mica sarebbe così “generoso” (alle spalle altrui).
    Comunque è un fenomeno. Ogni volta che interviene la spara sempre più grossa.

  6. lucillo scrive:

    Ha rubato o si è procurato del cibo?
    O tutte e due le cose con la stessa azione? Quale è la priorità?
    Quale bene ha tutela giuridica? Con che gerarchia?
    Quali violazioni di diritto sono sanzionate? Quali violatori di diritti sono sanzionati?
    .
    (parafrasando) Troppo facile fare i sazi e i sapienti con lo stomaco degli altri.

    • Rolli Susanna scrive:

      Come va il tuo stomaco?

    • Sebastiano scrive:

      Oh, Lucillo che cerca di fare l’ingenuo facendo domande tanto altisonanti quanto banali (e di cui sa benissimo la risposta) e concludendo con la massima in stile Confucio, è uno spettacolo.
      Magari adesso ci illumina…
      Magari ci spiega cosa farebbe se in quel supermercato ci andassero in cento o in mille (perché se è permesso a uno non si vede per quale ragione giuridica dovrebbe essere vietato a molti) e se lui avesse lo stomaco del titolare del supermercato.

  7. Ruggero Romani scrive:

    tempore necessitatis omnia sunt communia

    • Rolli Susanna scrive:

      traduci, per favore? Grazie.

      • das scrive:

        traduzione: in caso di necessità tutto è di tutti- La locuzione “omnia sunt communia” che significa “tutto è di tutti” è stato un grido di battaglia nella guerra dei contadini del 1524-26, che ai svolse in Germania. In poche parole la guerra trovò spunto e origine tra i riformisti protestanti che erano contro la Chiesa cattolica romana. In specifico, la frase in questione viene attribuita al pastore protestante Thomas Muntzer.

        • Rolli Susanna scrive:

          Ok; allora i miei eventuali debiti dovrebbero essere di tutti…Ho i miei dubbi.

        • Ruggero Romani scrive:

          Ma la frase è di san Tommaso d’Aquino; comunista anche lui?

          • Rolli Susanna scrive:

            Parliamone, ma non ora. Fo la cena. E se pensate che sono una egoista e dura di cuore mi dispiace tanto, perchè non è così.
            A dopo.

            • Sebastiano scrive:

              No, il contaballe è tal Filippino, che cerca di interpretare il pensiero di chicchessia per fargli dire quel che piace a lui.
              Che rubare sia un reato civile (in tutte le nazioni del mondo) e morale (il settimo comandamento non lo abroga nessuno, neppure San Tommaso) è di evidenza solare.

              “Tempore necessitatis omnia sunt communia” indica che la comunità si deve far carico dei bisogni dei poveri (come fa la Chiesa Cattolica da millenni), soprattutto in tempi in cui le “necessità” sono gravi, e aiutarli ad uscire dalla loro condizione di emarginazione; non è la giustificazione a prendersi impunemente il frutto del lavoro degli altri.

              Chi è in stato di bisogno, chiede aiuto e una società “civile” (degna di questo nome) si ingegna a tirarlo fuori dai guai. Ma prima chiede. Non va a fare una specie di “esproprio proletario” tutto convinto che gliel’abbia insegnato San Tommaso.
              Se sei davvero interessato, discutiamo invece della sentenza: se vale per uno vale per cento (altrimenti la legge non sarebbe “uguale per tutti”). Ti parrebbe giusto che in quel supermercato ci andassero in cento ogni giorno a “prelevare” quel che gli serve per vivere? Diresti la stessa cosa se fossi il titolare del supermercato? E a fine mese cosa daresti ai tuoi dipendenti come stipendio, i soldi del monopoli?

              P.S.: e adesso non banalizzare sull’episodio specifico, dicendo che si trattava di un solo poveraccio e che ha rubato merce per un valore di qualche euro. Si discute di un principio giuridico, se non l’hai capito. Più esattamente di una sentenza della Cassazione (che oltretutto orienta la giurisprudenza), che per di più, valutando in maniera differente lo “stato di bisogno”, è entrata nel merito della richiesta del giudice d’appello (e questa è ingerenza giuridica) e non ha controllato meramente la forma del procedimento.
              Il resto sono chiacchere buone solo per trollare.

              • Rolli Susanna scrive:

                Sebà, hai scritto ciò che avevo in mente io, solo che io l’avrei scritto più poveramente….Sei grande!

            • Sebastiano scrive:

              Beh, risposto ho risposto. Vediamo se pubblicano….

  8. paolab scrive:

    il nostro codice penale (art. 54) prevede da sempre la non punibilità per reati commessi per stato di necessità e bisogno. per esempio quando il furto è di lievissima entità e commesso per nutrirsi. il principio è pacifico per tutte le culture giuridiche e anche in italia sono numerosissimi i precedenti per questa specie di non punibilità (in questo caso specifico, se mai, lo sconcerto è che si sia arrivati in cassazione: il processo non doveva proprio essere istruito). comunque la giurisprudenza in materia è ricca. non vedo lo scandalo (in compenso vedo la ferocia)

    • frisco scrive:

      Principio giuridico? L’art. 54 lo stabilisce (stato di necessità), gentile Sebastiano. Se non gli sta bene, può espatriare dove vigono principi opposti, ad es. in Israele.

    • Rolli Susanna scrive:

      Paolab, se per te è ferocia parlare di giustizia e cercare di fare chiarezza! Sai che a una persona a me molto cara hammo rubato un intero esercito di pannelli fotovoltaici? L’avranno fatto per fame? Senz’altro, erano poveri africani; quindi?, appurato che era per fame (indiretta) la persona alla quale han derubato per la terza volta la sua fonte di sopravvivenza deve prendere nel sacco?

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