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Immigrazione. Trump non «discrimina i musulmani», casomai ignora i cristiani perseguitati

marzo 8, 2017 Leone Grotti

Il primo ordine esecutivo prevedeva una corsia preferenziale per l’accoglienza di cristiani e altre minoranze perseguitate. Ora è stata tolta e tutti continuano a parlare di «musulmani discriminati»

Donald Trump ha firmato il nuovo ordine esecutivo sull’immigrazione due giorni fa. Il decreto vieterà temporaneamente l’ingresso negli Usa per chi arriva da sei paesi arabi considerati sponsor o conniventi con il terrorismo. Dal 16 marzo, e per 90 giorni, saranno vietati gli ingressi da Sudan, Siria, Iran, Libia, Somalia e Yemen. Saranno accettati invece i viaggiatori che arrivano da questi paese con green card o visto e coloro che sono già residenti negli Usa.

AMMESSI GLI IRACHENI. Per rendere il divieto più digeribile rispetto al primo, contestatissimo e rigettato dai giudici, Trump ha fatto alcune modifiche e non ha inserito nella black list dei paesi l’Iraq, ricordato come paese alleato nella guerra al terrorismo islamico. Nonostante i cambiamenti, la stampa internazionale ha continuato a ribadire che «rimane chiaro l’intento di discriminare i musulmani». Non è così.

ABOLITA CORSIA PREFERENZIALE. Ad essere discriminati sono piuttosto i cristiani. Il precedente decreto esecutivo, infatti, prevedeva una corsia preferenziale per loro e altre minoranze religiose, dal momento che, soprattutto in Iraq, cristiani e yazidi hanno perso tutto e sono stati presi di mira dallo Stato islamico esclusivamente per la loro fede. L’anno scorso, inoltre, con Barack Obama solo lo 0,5 per cento dei rifugiati provenienti da Siria e Iraq accolti dagli Stati Uniti era di nazionalità cristiana.

«ABBIAMO PERSO TUTTO PER LA FEDE». Dopo il primo ordine esecutivo, l’arcivescovo di Erbil (Kurdistan Iracheno) Bashar Warda aveva dichiarato: «Chi parla di “messa al bando dei musulmani” farebbe bene a misurare le parole perché ci mette in serio pericolo. La maggior parte degli americani non ha la minima idea di che cosa significhi essere un cristiano o uno yazida in Iraq. E nessuno ha protestato mentre l’Isis ci uccideva o ci obbligava ad abiurare. I terroristi ci perseguitano per la nostra religione, noi abbiamo perso tutto per la nostra religione e ora gli americani dicono che la religione non deve c’entrare in tema di visti, anche se la persecuzione religiosa è un criterio per avere lo status di rifugiato secondo l’Onu? Per me è pazzesco sentire certe cose».

CORNUTI E MAZZIATI. Non capisco, aggiungeva l’arcivescovo, «com’è possibile che tanti americani si arrabbino perché viene data la priorità a chi ha subito un orribile genocidio». Ora quella priorità è stata tolta, mentre i giornali continuano a parlare di discriminazione dei musulmani. Per i cristiani perseguitati dal terrorismo islamico, oltre al danno è arrivata anche la beffa. Se il presidente repubblicano vuole davvero distinguersi da Obama e difendere i cristiani, come dice di voler fare, dovrebbe passare dalle parole ai fatti.

Foto Ansa

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