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Il vero fattore di crisi in una coppia di artisti è fare lo stesso mestiere

luglio 12, 2017 Guia Soncini

«Chi ha diritto di ispirarsi a quel che succede in casa? Chi prima arriva? Chi è più talentuoso (che è persino più difficile da decidere di chi guadagna di più)?»

FILE - In this April 30, 2017, file photo, Beyonce and Jay Z watch during the first half in Game 7 of an NBA basketball first-round playoff series between the Los Angeles Clippers and the Utah Jazz in Los Angeles. Jay Z opened up about his relationship with Beyonce on his new album, "4:44," which was released June 30, 2017. (AP Photo/Mark J. Terrill, File)

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Cara Guia, ho letto da qualche parte che ritieni che il maggior fattore di crisi di coppia sia l’eventualità che la moglie guadagni più del marito, mica le corna. Quindi mi sono procurata il tuo indirizzo per dirti che non è vero. Sulle corna sì, quelle contano solo per chi non ha proprio altro cui attaccarsi. Ma i guadagni, bah, forse per voialtri impiegatucci tristi che fate conto sulla quattordicesima e andate in vacanza a Ferragosto (mi hanno spiegato che lì in Italia c’è questa festività di metà agosto e andate tutti in vacanza negli stessi giorni: ma siete scemi?). Ma per noialtri miliardari, francamente, anche solo per capire chi dei due guadagni di più ci vorrebbe uno studio. Se mi pagano per fotografarmi da incinta sono soldi miei o di coppia? Se lo pagano per sedersi in prima fila a una sfilata è per i dischi suoi o perché è marito mio?

Il vero fattore di crisi te lo dico io: è fare lo stesso lavoro. Ho chiesto ad amici scrittori, attori, pittori, e tutti hanno lo stesso problema: se marito e moglie fanno lo stesso mestiere, chi ha diritto di usare come ispirazione quel che succede alla coppia? Chi prima arriva? Chi è più talentuoso (che è persino più difficile da decidere di chi guadagna di più)? E se uno dei due usa quel materiale per primo, l’altro non ha forse il dovere di astenersi? Cioè, è come quando alle medie ti piace uno: se l’hai visto per prima, le tue amiche hanno il dovere di non pensarci neanche. L’hai visto prima, ormai è tuo. No?

Evidentemente no, perché quel cretino di mio marito ha fatto un disco. Un disco sulle nostre corna. Ora, tu forse non lo sai (oddio, per non saperlo avresti dovuto vivere disconnessa dal mondo nella grotta di Bin Laden negli ultimi due anni, ma con voialtri coi metabolismi mediterranei non si sa mai), ma io ho fatto IL disco delle corna. Un progetto mastodontico, un’ora di video, tutti i riferimenti all’ascensore in cui mia sorella ha menato mio marito ma anche alla forza delle donne, la storia dei neri, la rava, la fava (pochissima).

Dopodiché, siccome sono una personcina ordinata, mi sono dedicata alla gravidanza (gemellare) che avevamo programmato perché la nostra primogenita non crescesse figlia unica (già crescere figlia di miliardari ti rende abbastanza disadattata). Mentre sgravavo, lui completava questa minchia di disco.

Un po’ mi fa piacere perché così i giornali si distraggono (sai che ossessione hanno per i neonati) e non mi molestano. Un po’ detesto non avere l’ultima parola: l’avevo sputtanato ben bene, e adesso vuol dare la sua versione dei fatti? Forse dovevo metterlo nell’accordo prematrimoniale: le corna sono mie e ci ricavo diritti d’autore solo io.
La signora Carter

Cara Beyoncé (scusa se ti chiamo per nome, ma so più cose delle tue corna che delle mie: ciò mi fornisce un’illusoria impressione di confidenza), capisco molto bene il tuo problema. Conosco una scrittrice che non racconta mai niente al marito scrittore per paura che quello usi tutto – i guai delle sue amiche, le lagne delle suocere, persino le scocciature delle chat dei genitori degli altri bambini – prima che possa usarlo lei. Sul materiale utilizzabile in una casa affollata da due creativi bisognerebbe mettere bandierine tipo quelle di Emilio Fede (ma solo se il marito ha il sonno bovino e non si alza di notte a spostare le bandierine per reclamare diritti su quella storia della suocera che in ospedale ci prova con un infermiere).

Non ho ascoltato il disco di tuo marito; ho fatto quello che si fa coi dischi di pettegolezzi: ho letto i testi. C’è quel verso in cui dice che ha rischiato di perderti e quindi di vedere un altro giocare con sua figlia che è da schiaffi: il ricatto della paternità, tipico dei cornificatori vili. Ma il passaggio più interessante mi sembra quello in cui dice che ha imparato dal Padrino che la ricchezza d’un uomo è la sua famiglia: ti starà dando della Kay, che sopporta tutto finché lo molla, o dell’Apollonia, che salta in aria lasciandolo miglior vedovo protagonista?

Foto Ansa/Ap

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