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Il velenoso sogno di Erdogan

aprile 29, 2017 Rodolfo Casadei

Il sultano finirà fatalmente per ridirigersi verso l’opzione geopolitica e ideologica che già incantò i suoi predecessori laici: il turanismo nella sua versione panturca

Recep Tayyip Erdogan

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Dei poteri che la nuova costituzione turca concede al presidente, che verosimilmente continuerà ad essere Recep Tayyip Erdogan almeno fino al 2029, tanti devono preoccuparsi nell’area di irradiamento della potenza demografica, economica e militare della Turchia, e fra questi ci sono sicuramente gli armeni, in particolare quelli che sono cittadini della repubblica di Armenia e dell’autoproclamata repubblica dell’Artsakh, più nota come Nagorno Karabakh, la provincia caucasica abitata in grande maggioranza da armeni che Stalin trasferì all’Azerbaigian negli anni Venti. Negli spasmi dell’agonia dell’Unione Sovietica, gli armeni si sono ripresi il governo di quella loro terra, dando vita a una crisi con l’Azerbaigian indipendente che dura fino ad oggi.

Il fatto che le autorità di Baku siano state le prime nel mondo a fare i complimenti a Erdogan per la vittoria nel referendum suona sinistro: falliti venti anni di negoziati, gli azeri si preparano a riconquistare i territori perduti con un’offensiva militare che potrà avere successo solo con l’appoggio politico e materiale della Turchia, appoggio che già cresce anno dopo anno. Sempre più lontano dall’Europa, con la quale i rapporti saranno determinati per molti anni a venire da reciproci veti e ricatti, scornato nelle sue ambizioni neo-ottomane dalla resistenza opposta ai suoi disegni da al-Sisi in Egitto e da Assad in Siria, Erdogan finirà fatalmente per ridirigersi verso l’opzione geopolitica e ideologica che già incantò i suoi predecessori laici: il turanismo nella sua versione panturca, cioè l’unione dei popoli di ceppo linguistico turco dell’Asia centrale. Armenia e Artsakh sono inciampi lungo questa strada, che vedrebbe la definitiva trasformazione dell’islamismo del partito Akp in islamo-nazionalismo. La sintesi di due veleni, per i quali non esiste ancora l’antidoto.

Foto Ansa

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