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Il Tribunale di Monza apre le porte e mostra le proprie stanze (sala intercettazioni compresa)

gennaio 21, 2013 Massimo Giardina

Al Tribunale di Monza un gruppo di bambini di Seregno con il sindaco Mariani ha visitato quello che i magistrati definivano un «castello chiuso. Dobbiamo uscire dalla sfera di cristallo»

Il Tribunale di Monza ha aperto i cancelli sabato mattina e un folto gruppo di bambini delle scuole elementari di Seregno (Mb), insieme al sindaco Giacinto Mariani, ha avuto modo di incontrare il Prefetto Giovanna Vilasi, il Procuratore della Repubblica Corrado Carnevali insieme al pm Walter Mapelli e al giudice Giuseppe Airò. L’evento è stato organizzato e voluto dal sindaco Mariani che da anni porta i rappresentanti della società civile nelle scuole della città da lui amministrata col fine di avvicinare le istituzioni ai cittadini, partendo dai più piccoli. Nell’evento di sabato è stato presentato il libro che rappresenta la sintesi degli incontri territoriali avvenuti tra magistrati e studenti: una sorta di vademecum dove sono spiegati ruoli e funzioni nei vari ordinamenti. Il libro verrà distribuito nelle scuole a costo zero nelle scuole del comune in 2 mila copie e il prossimo 21 febbraio i magistrati Mapelli e Airò simuleranno un processo nel Municipio di Seregno.
L’incontro di sabato è avvenuto in un’aula di udienza penale e il Dottor Carnevali, che faceva da padrone di casa, non ha nascosto la propria contentezza portando anche una parte del gruppo nel suo ufficio per mostrare il suo lavoro quotidiano.

LA SALA INTERCETTAZIONI. L’attrazione per i bambini è stato il tour negli uffici del Tribunale: sono stati portati nella sala delle intercettazioni anche se una buona parte del lavoro viene svolta in remote dalle caserme delle forze dell’ordine locali; i ragazzi hanno anche potuto assistere ad un processo per direttissima sotto la guida del dottor Walter Mapelli (vedi foto), famoso alle cronache per essere il Pm che si sta occupando del caso Penati sul “sistema Sesto”. «Quando sono entrato in magistratura, – ha commentato il dottor Mapelli –  un’iniziativa di questo tipo sarebbe stata impossibile perché ci sarebbero state così tante resistenze da non renderla realizzabile. C’era l’idea che il magistrato non doveva confondersi con la popolazione per non rischiare di essere condizionato nei giudizi. Invece dobbiamo metterci nell’ottica che il potere è un servizio e non è dato per complicare la vita agli altri. Se è così, i cittadini e in particolare i più giovani hanno il dovere e il diritto di sapere come funziona l’amministrazione della giustizia».

«NON VOGLIAMO PIU’ ESSERE UN CASTELLO CHIUSO». Anche il giudice Airò ha applaudito e ringraziato all’iniziativa del sindaco Mariani: «Quando i nostri colleghi magistrati tornavano dalle scuole erano commossi. Uscire dalle aule di tribunale e dal quotidiano abituale per incontrare i giovani ci mette in crisi perché quando si è adulti, capita a volte di non credere più alle cose che si dicono, mentre nel paragone con le scuole si riscopre una speranza. Anche noi, siamo in questo modo aiutati a crescere». Ha poi proseguito il giudice Airò con dei propositi: «A Monza stiamo cercando di metterci sulla strada giusta: non vogliamo più essere un castello chiuso che amministra la giustizia sotto una sfera di cristallo con un atteggiamento da “guai a chi ci tocca” e per questo stiamo cercando di avvicinarci al territorio».

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