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Il “suicidio” dell’olio extra vergine è colpa dei furbetti italiani? «Il Nyt fa cattiva informazione. Servono sconti fiscali»

febbraio 12, 2014 Matteo Rigamonti

Se i prezzi e la produzione calano non è per le frodi, come dice il quotidiano americano, ma per i costi eccessivi. Intervista a Piero Gonnelli, presidente dell’Associazione italiana frantoiani oleari

Nyt_extra Vergine SuicideDi chi è la colpa del «suicidio dell’extra vergine» d’oliva? Non ha usato mezze misure il New York Times per descrivere, con una carrellata di slides, una presunta truffa all’italiana. Secondo il quotidiano, ripreso da Repubblica e Fatto quotidiano, sempre più finti produttori “tagliano” l’olio extra vergine d’oliva con altri di più bassa qualità importati da Spagna, Grecia, Tunisia o Marocco per poi rivenderlo Oltreoceano fregiandosi del marchio “made in Italy”.
Una pratica che causerebbe l’abbassamento dei prezzi dell’olio ma che non deve essere sovradimensionata, come dichiara a tempi.it Piero Gonnelli, presidente dell’Associazione italiana frantoiani oleari e titolare a sua volta del Frantoio di Santa Téa nel Chianti Classico.

Gonelli, la denuncia del New York Times è legittima?
È legittima, anche se francamente mi sembra un tipico caso di “cattiva informazione”. Le frodi, infatti, ci sono e non si può certo negare l’evidenza; le mele marce ci saranno sempre, anche nel sistema più perfetto. Ma non dimentichiamoci che la legislazione italiana è già tra le più severe al mondo nel prevenire e punire le truffe, che non a caso negli ultimi anni sono diminuite. Con questo non voglio certo dire che i controlli non vadano più fatti ma non esageriamo con gli allarmismi. Inoltre penso che i finti oli extra vergine d’oliva siano “assemblati” direttamente all’estero da imprese straniere, piuttosto che qui da noi in Italia.

Come si spiega, dunque, il sensibile calo del prezzo all’ingrosso per l’extra vergine di oliva a 3,3 euro al chilo, dopo aver toccato un minimo di 2,8 euro al chilo lo scorso dicembre?
A fine anno è normale che il prezzo dell’olio scenda, anche perché si è appena conclusa la campagna olearia e le cantine sono piene. E spesso i produttori hanno bisogno di vendere subito. Chi vuole fare affari e acquistare olio è normale che lo faccia in questo periodo dell’anno. È una legge del mercato.

Secondo gli ultimi dati ufficiali la campagna olearia 2013 potrebbe chiudere sotto la soglia psicologica delle 300 mila tonnellate, fermandosi a quota 262 mila. Come se lo spiega?
Occorre distinguere. Da un lato non bisogna dimenticare che prima della creazione del Sistema informativo agricolo nazionale (Sian) i dati sulla produzione olearia erano spesso gonfiati: basti pensare, per esempio, che nel 2004 la produzione dichiarata è stata pari a 700 mila tonnellate; mentre è verosimile pensare che fossero circa 500 mila. Dall’altro, però, è innegabile che negli ultimi anni di crisi stiamo purtroppo assistendo a un forte abbandono degli oliveti, perché non reputati sufficientemente redditizi dagli agricoltori.

Come mai?
La coltivazione di olive non è mai stata particolarmente remunerativa, anzi spesso non è nemmeno bastata a coprire i costi. Tanto è vero che solitamente non rappresenta che una delle tante attività svolte all’interno di una fattoria. L’olivicoltura, infatti, può arrivare a costare 15 mila euro l’ettaro e i frutti si vedono solo dopo dieci anni di lavoro. Non sorprende, pertanto, che diversi agricoltori decidano di sostituire le olive con il girasole o le vigne, che sono molto più redditizi. A questo annoso problema, però, occorre sommare l’elevato costo dei frantoi, dove si produce l’olio: Aifo ha stimato che ci sono ormai più di 5 mila frantoi obsoleti in Italia e sostituirli non è mai così semplice ed economico.

Di cosa c’è bisogno?
Non spetta a noi ma al ministero delle Politiche agricole facilitare la sostituzione dei frantoi; per esempio, ricorrendo a sconti fiscali per chi decide di farlo. Sarebbe una soluzione che avrebbe il merito di risollevare le sorti del comparto, con immediato beneficio per l’occupazione. Noi, intanto, abbiamo deciso di attivare un consorzio dei frantoi artigianali italiani così che sia più semplice raccogliere i nostri prodotti e presentarli alla vendita sugli scaffali. Non tutti infatti hanno la fortuna di poter comprare olio extra vergine d’oliva direttamente dal produttore. Così invece, tra qualche mese, anche chi si recherà al supermercato potrà acquistare un prodotto di cui sono certificate origine e qualità.

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