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Il Sudafrica celebra la Giornata dei diritti umani ma la tensione nel paese è altissima

marzo 21, 2012 Lorella Beretta

Il 21 marzo del 1960 la polizia uccise a Sharpeville 69 neri durante una protesta contro la pass law, che rendeva ancora più complicati i loro spostamenti. Quarantadue anni dopo ancora proteste, scontri con la polizia e lotte etniche, fomentati da povertà e disuguaglianza, rendono altissima la tensione nella Rainbow Nation.

Oggi si celebra in Sudafrica la Giornata dei diritti umani, ma la tensione nel paese è altissima a causa di rivolte nelle township e nelle città, copertoni in fiamme e feriti per scontri tra etnie. La settimana è iniziata proprio con scontri etnici e proteste nel Nord e nel Sud del paese.

Il 21 marzo del 1960 la polizia uccise a Sharpeville 69 neri durante una protesta contro la pass law, che rendeva ancora più complicati i loro spostamenti. Da lì partì un’escalation feroce di rivolte e repressioni, una spirale di leggi restrittive e soffocanti basate sulla separazione delle razze. Nelle township, alle violenze della polizia si affiancavano quelle tra i diversi gruppi etnici, che dopo vent’anni di democrazia non sono certo sopite. La povertà e la guerra tra poveri continuano a dilagare e così a Sharpeville quasi 200 residenti delle baracche di latta ieri hanno bruciato pneumatici e marciato: urlavano contro la decisione di celebrare la giornata dei Diritti Umani altrove, a Kliptown, Soweto, e contro la mancanza di servizi basilari per le comunità che vivono più ai margini delle città e delle città satellite. Oggi la situazione sembra sotto controllo, ma Sharpeville rimane assediata dalla polizia in assetto anti sommossa.

A preoccupare di più è il segnale arrivato lunedì da Grabouw, città del Western Cape, strategica per lo smistamento della frutta: si sono scontrati in modo violento neri e coloured che vivono, separatamente, in due aree della municipalità. Inizialmente i residenti erano scesi in strada per protestare contro il sovraffollamento della Umyezo Wama Apile Combine School, una cosiddetta “black school” senza servizi sanitari, senza acqua, insicura. Il tema dell’educazione, lo stato di abbandono delle scuole pubbliche frequentate dalle popolazioni economicamente deboli, la bassa qualità della classe docente delle aree abitate dai più poveri, sono tra i principali problemi del Sudafrica e riguardano direttamente il futuro della Rainbow Nation. La giusta e pacifica protesta è però presto degenerata in scontri con la polizia e anche tra le stesse comunità etniche, neri e coloured, che fino a quel momento erano sfilati assieme per un’unica causa. Tutto è degenerato quando un gruppo di neri ha deciso di bruciare la cosiddetta “coloured school”, dove le condizioni sono leggermente migliori ma sempre infime rispetto alle scuole della popolazione più ricca.

Gli scontri sono andati avanti per ore. Lungo l’autostrada N2, che porta verso la Garden Route, sono state incendiate ruote, botti di legno, qualsiasi cosa. In città sono stati presi d’assalto la scuola e anche alcuni stabili del Municipio. Un coloured che cercava di proteggere la scuola della sua comunità è stato assalito a colpi di pietre da una quindicina di neri e la polizia ha faticato per tenere separati i due gruppi. I giornali sudafricani hanno titolato “Race war rocks”. Le versioni su chi abbia iniziato prima con le provocazioni però sono discordanti, ma a Grabouw rimane alta la tensione, esattamente come in tutto il resto del Sudafrica. E il combustibile pronto a prendere fuoco sono le immense differenze tra ricchi e poveri, generate dalla corruzione diffusa, e neanche più negata, e il continuo peggioramento delle condizioni di lavoro provocate dalla globalizzazione.
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