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Il settembre nero degli imprenditori italiani

settembre 12, 2011 Chiara Sirianni

Settembre si preannuncia un mese difficile per gli imprenditori italiani. Messe alle strette dalla manovra finanziaria, dalla crisi e dalla cassa integrazione, molte aziende del Belpaese rischiano il tracollo. Tempi.it ha tastato il polso ad alcuni attori dell’imprenditoria italiana. Tutti concordano su un punto: «L’articolo 8 della manovra ci potrà essere d’aiuto»

Crisi economica, manovra finanziaria, cassa integrazione: è un settembre difficile, per gli imprenditori italiani. Sono tante le aziende che non hanno nemmeno riaperto, e molte altre registrano cali di fatturato preoccupanti. Tempi.it ha chiesto a tre imprenditori (in Brianza, in Friuli e a Verona) le loro impressioni.



 

Poliedra Srl è un’azienda dedicata alla produzione di canne fumarie metalliche a parete doppia e semplice. «La politica della società – spiega Elisabetta Viganò – ha permesso di realizzare una vera e propria partnership tra produttore, rivenditori, installatori e termo-tecnici, raggiungendo la massima soddisfazione dell’utente finale». È stato giusto scioperare il 6 settembre? «di lavoro già ce n’è poco… E’ vero che scioperare è un diritto, ma forse in queste circostanze le discussioni sul significato simbolico del lavoro andrebbero messe da parte, per il bene di tutti». Il 2011 è stato un anno difficile: «Finora ci è andata bene, ma il nostro fatturato ha avuto cali sostanziali. Tanti rivenditori hanno chiuso, molti hanno smesso di fare magazzino. A pesare è la mancanza di programmazione. Si va avanti, ma senza sapere dove». Uno dei problemi principali? La tassazione: «pur essendo in perdita l’impresa deve pagare l’Irap, un’imposta non sui profitti ma sul valore aggiunto netto. È ingiusto e miope». Con la modifica all’articolo 8 della manovra, approvato dalla Commissione bilancio del Senato, si potrà licenziare con l’accordo dei sindacati, aggirando di fatto la rigidità dell’articolo 18, grazie agli accordi aziendali in deroga ai contratti nazionali. Una buona notizia? Pare di sì: «Abbiamo 36 dipendenti, fidati: non abbiamo mai licenziato nessuno. Tranne una volta, anni fa, per motivi molto gravi, e abbiamo dovuto affrontare tutta una serie di spese straordinarie, comprese quelle processuali. Onestamente, per casi palesi, credo possa essere un aiuto».

 


Secondo Furio Bragagnolo, presidente di Pasta Zara (il secondo pastificio italiano per produzione complessiva e primo per export grazie agli stabilimenti di Riese, Muggia e Rovato), il libero licenziamento rimane il «sogno nel cassetto» per molti imprenditori. Nonostante questo, «è stato sbagliato parlarne ora, perché si sono scatenate tensioni sociali un po’ovunque, rallentando tutto il sistema produttivo. Non ha senso che le poche aziende che stanno lavorando, non riescano a distribuire la merce perché i trasporti non funzionano». In quanto alla manovra finanziaria, è dura star dietro ai continui cambiamenti, e non c’è da stupirsi dell’indignazione popolare «se chi fa tanto il puro poi paga metà dell’affitto in nero». Una proposta concreta? La rivalutazione in bilancio dei beni immobili nel patrimonio delle imprese: «un’entrata per le casse dello Stato e un’opportunità per l’imprenditore. Peccato. Poteva essere un piccolo aiuto allo sviluppo».

 

Da Verona, Alberto Zerbinato (Presidente della “Rete delle imprese Energy4Life”) non parla di responsabilità governative, ma di mutato scenario su cui bisogna fare i conti cercando di stare a galla. «Idee nuove, innovazione, rete tra imprenditori» sono i suoi antidoti alla crisi. Le istituzioni dovrebbero però intervenire per snellire la burocrazia, il livello di autorizzazioni eccessivamente complicato, che spesso blocca capitali. E l’articolo 8? Può essere lo strumento giusto per intervenire sulle note criticità del mercato del lavoro italiano? «Assolutamente sì, anche se è solo una breccia: occorre una riforma strutturale in questo senso, che possa portare finalmente flessibilità, come nel resto d’Europa. Io dico sempre: il giorno che potrò licenziare, inizierò ad assumere». 

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