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La “terapia d’urto” che serve per smantellare le enclave di vita disumana come Prato

dicembre 7, 2013 Alfredo Mantovano

Fino a quando a Prato non si vedranno lavorare forze di polizia, Asl e vari enti di sorveglianza, i morti e una quantità crescente di schiavi non regrediranno

Il rogo di Prato è una sorpresa solo per chi decide di ignorare la realtà. La realtà è quella di una immigrazione progressivamente cresciuta negli ultimi venti anni, che presenta non pochi elementi positivi, soprattutto quando ha seguito le regole o a esse è stata riportata.
Ma che mostra profili critici di non poco peso: i media e larga parte della politica si concentrano sulle tragedie in mare, salvo a dimenticarle quando solo la stagione meteorologica scoraggia le partenze. Ogni tanto poi esplodono le tragedie dentro i confini nazionali.

Non è impossibile affrontarle, basta volerlo. Ci sono territori italiani che hanno patito una concentrazione di stranieri, spesso irregolari, con la complicità di organizzazioni criminali e di imprenditori (talora anch’essi stranieri) con vocazione allo schiavismo, nel frequente disinteresse delle istituzioni.
Se si ha voglia – se ne dovrebbe sentire la responsabilità – di circoscrivere queste enclave di vita disumana, va coordinata subito una terapia d’urto, che metta insieme tutte le risorse esistenti in un’area, unitamente a rinforzi da parte dello Stato, se pure per un tempo determinato, finché non si raggiungano risultati apprezzabili: galera per gli sfruttatori, espulsioni vere per i clandestini, scuola per i bambini, luoghi di lavoro e di dimora sicuri.

Fino a quando a Prato, o in realtà similari, non si vedranno lavorare insieme forze di polizia nazionali, polizie locali, Asl, vari enti di sorveglianza sanitaria, infortunistica, contributiva e fiscale, e sistema scolastico, i morti, i feriti e una quantità crescente di schiavi in una società di liberi (ma indifferenti) non regrediranno. L’iniziativa compete al governo: proclamare il lutto e partecipare ai funerali è il minimo, ma è il caso di farne a meno se non sarà seguito da una azione concreta e immediata.

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3 Commenti

  1. Giulio Dante Guerra scrive:

    Grazie, Alfredo, per avere il coraggio di denunciare queste ignominie, vilmente tollerate dalle autorità nostrane, in nome della “multiculturalità.

    • Antonio scrive:

      si Giulio, vittime, poverini, poverelli… ma bisogna rimpatriare sfruttatori E ANCHE i clandestini/vittime. Non si può goverrnare l’immigrazione con buonismo ed emotività. E’un bubbone che rischia di scoppiare a breve, quando aumenteranno gl ingressi di disperati da ogni dove. Bisogna tenere il min imo indispensabile di immgirati (regolari!), quelli davvero funzionali alle nostre esigenze. E solo gente di qualità, perbene, che non da fastidio e non pretende stato sociale a montagne. E’realismo, non razzismo.

  2. Antonio scrive:

    bisogna urgentemente rimpatriare, senza lungaggini burocratiche e scemenze di ricorsi e opposizioni, chiunque immigrato sfrutti i connazionali. Ed anche gli sfruttati/clandestini stessi. Chi non ha documenti in ordine, casa, lavoro, fedina pulita, qualsiasi clandestino e diseredato deve essere rimpatriato. Se le leggi non ci sono, che si facciano. Non possiamo fare da discarica per il mondo intero, a prescindere dalle etnìe di provenienza. Anche perchè importiamo solo poverissimi, ignoranti, despecializzati…gente che deprime la qualità di vita che abbiamo faticosamente costruito dopo la guerra, gente che distrugge le conquiste in tema di diritti dei lavoratori, che inflaziona i salari, che porta spesso solo degrado,malattie,sporcizia e non di rado criminalità. E che pretende e consuma ampie fette di stato sociale che non paga sottoforma di tasse. Questa multiculturalità da centro sociale (solo poveri, disperati, sbandati, accattoni…) sarà la rovina dell’Italia e dell’UE intera. Bisogna dire NO ad ogni ulteriore immigrazione, indipendentemente dai colori politici, tutti uniti.

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