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Il puzzle del centrodestra

luglio 20, 2017 Fabrizio Ratiglia

Proporzionale o maggioritario? Allontanarsi più da Renzi o da Grillo? Su quali temi puntare? Girotondo d’opinioni intorno ad un’ancora ipotetica alleanza

Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini (D), con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sul palco allestito in Piazza Maggiore a  Bologna, 8 novembre 2015. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Come trasformare quella che, secondo tutti i sondaggi, è la maggioranza relativa del paese in una coalizione capace di assicurare la governabilità? Come garantire che quasi il 35 per cento degli italiani che si dichiarano di centrodestra non siano costretti all’opposizione in seguito alla lotta tra Lega e Fi? Una sintesi su un programma comune, per quanto sia un lavoro difficile ed estenuante, è possibile. Ma come far conciliare i veti incrociati sulla leadership  tra Berlusconi e Salvini, con il leader della Lega che si candida a Palazzo Chigi e quello di Fi che cerca un “papa straniero”? Come coniugare coloro che vedono il maggioritario come l’unico collante possibile e chi invece ha come stella polare solo il modello proporzionale che porterebbe probabilmente Berlusconi nelle braccia di Renzi e Salvini in quelle di Grillo? Tutti quesiti ai quali le varie anime del centrodestra cercano di dare una risposta. Le diplomazie sono al lavoro, il dibattito sulla ricomposizione e sugli equilibri di potere è incessante. Ma basta davvero poco a far saltare i nervi e a far salire la tensione alle stelle. La mission di Tempi, anche questa settimana, è quella di favorire il confronto. Ecco cosa ci hanno detto alcuni dei principali protagonisti dell’ancora ipotetica alleanza.

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Fi – INDIPENDENTISTA
«Il vento è cambiato. Si respira un’aria nuova. Il centrodestra unito è la prima forza del paese. È l’unica speranza e àncora di salvezza per l’Italia. Con i suoi quattro petali del quadrifoglio, cioè Fi, Lega, Fdi e il civismo dei tanti territori, il centrodestra unito può puntare al 40 per cento alle politiche. L’obiettivo è, con pazienza e gentile sopportazione reciproca, di sedersi attorno a un tavolo per stabilire programma e regole, per costruire una proposta politica chiara ed esplicita. Non è più tempo di egemonismi o di ultimatum In questi anni alcune volte Salvini ha usato queste argomentazioni, questi toni. Ora basta, è il tempo del confronto.

Due i punti fermi: Berlusconi e una proposta liberale, moderata. Oltre a Fi, Lega e Fdi la coalizione dovrà essere la più ampia possibile. Direzione Italia di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, il partito di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste, i socialisti di Caldoro. E il minino comune denominatore non può che essere Berlusconi, l’uomo che ha creato il centrodestra in Italia nel ’94, l’ultimo premier eletto dagli italiani, il garante di una proposta politica autenticamente liberale e moderata. Quella che gli italiani chiedono. Si vince con Fi perno della nostra area politica, si vince al centro».

Giovanni Toti, Fi, presidente Regione Liguria – UNIONISTA
«Dobbiamo esportare a livello nazionale il modello vincente della Liguria. Grazie a un programma serio e condiviso tra noi, la Lega e Fdi abbiamo rilanciato il centrodestra, riportando in auge Fi. Il modello Liguria è vincente grazie a programmi chiari, al rinnovamento dei candidati e al buongoverno. Abbiamo saputo mettere insieme una coalizione unita e compatta, e rinnovare il centrodestra senza rottamazioni manichee. Abbiamo ridato voce ai tanti che non sapevano più come farsi ascoltare, abbiamo spaventato e sconfitto Pd e M5s, partiti ormai in crisi. Possiamo continuare a farlo su base nazionale, ma serve uno sforzo collettivo: dobbiamo mettere da parte gli egoismi e creare un centrodestra unitario che adegui i suoi valori storici al presente, a un paese fiaccato e intimorito dalla crisi, che trovi un’unità profonda e non solo tattica, che possa fare un percorso che porti presto a una federazione stretta, a una lista unica, costruendo un patto federativo partito-coalizione. Nessuna diaspora, nessuna scissione ma un processo virtuoso. Ci sono le condizioni per stare insieme, per dare un segnale di cambiamento e per tornare a governare tutti insieme l’Italia. Basta volerlo».

Giorgia Meloni, presidente Fdi – UNIONISTA
«Vogliamo finirla con le polemiche, vogliamo capire il messaggio che gli italiani ci hanno mandato con le amministrative? Hanno voluto punire Renzi e non credono al M5s. Ci hanno detto di avere bisogno di qualcuno di affidabile e libero che li governi, che blocchi l’invasione dei migranti, aiuti le famiglie e sostenga la maternità. Noi dovremmo rispondere “presenti”, invece siamo basiti di fronte a questo dibattito che, all’indomani di una vittoria schiacciante del centrodestra, sembra tutto circoscritto al tema di chi fa il capo. Una cosa tipicamente machista a cui non mi sento di partecipare. Come Fdi ci incarichiamo della ricostruzione con chi c’è, chi non vuole torni pure all’asilo. Basta, per favore con il gioco assurdo: “Alle amministrative ho vinto”, “no, sono io il primo partito del centrodestra”. Oppure “il leader lo faccio io”, “non se ne parla sarà Marchionne, Draghi, Calenda eccetera”. È un dibattito folle, è infantile. Signori miei, ci vogliamo dare una calmata? Altrimenti ognuno vada per i fatti suoi e che Dio ce la mandi buona. E poi non faccio più appelli accorati ai leader. Alla fine, quando finiranno la loro gara, tireremo una linea. Se rimanessero l’Italicum e il premio di maggioranza al 40 per cento, lavorerò a un listone del centrodestra perché voglio vincere. Ecco, con il listone chi ha più preferenze fa il premier e mi candido a farlo. Se andiamo in ordine sparso non saremo competitivi. Pagheremmo il prezzo del voto utile a tutto vantaggio degli altri».

Matteo Salvini, segretario Lega – UNIONISTA
«Il centrodestra unito grazie al traino della Lega è diventato competitivo in tutta Italia e si deve candidare a guidare il paese intero. Io sono pronto a fare il leader, la squadra c’è e funziona. Ma per costruire una vera coalizione questo non è il momento di fare il “toto nomi”, non commento quelli di Marchionne, Montezemolo, Draghi, Calenda. Prima dei nomi bisogna avere delle idee e dei progetti condivisi, ed è necessaria una riflessione sul programma, come quella avviata con l’incontro organizzato dalla Lega domenica 16 a Piacenza. Dove sono invitati tutti coloro che sono interessati al progetto.

Io voglio sapere da questa gente che cosa vuole fare sulla legge Fornero, sulla flat tax, sul blocco navale. Per questo stiamo preparando le proposte. A Piacenza discuteremo della politica di oggi e non di quella del passato. E discuteremo di come arrivare al governo perché non possiamo riproporre agli italiani quello che funzionava venti anni fa quando la politica era in un’altra era geologica. Bisogna votare prima possibile e se il sistema scelto fosse quello proporzionale non avremo paura ad andare da soli visto che già lo facevamo quando eravamo al 3 per cento, figuriamoci ora che siamo al 15. Il maggioritario è l’ideale perché metterebbe noi del centrodestra, M5s e Pd sulla stessa linea di partenza. Poi chi avrà un voto in più potrà governare. Con il proporzionale tanto caro a Berlusconi invece si decide dopo il voto e ognuno potrà fare l’accordo che crede. Noi, al contrario di Fi, certamente mai con Renzi, mentre con Grillo tutto sommato si può dialogare. I 5 Stelle non sono un’accozzaglia, non sono il male assoluto e su molti punti si può discutere».

berlusconi-meloni-tempi-copertinaGianni Alemanno, segretario Movimento per la sovranità – UNIONISTA
«Bisogna essere uniti, abbiamo già pagato troppo per le nostre divisioni, basta ricordare cosa avvenne per l’elezione al comune di Roma. Per riuscirci non bisogna fare compromessi al ribasso, serve un tavolo serio sul programma anche perché ci sono punti di partenza diversi: tesi sovraniste portate avanti da noi, Lega e Fdi e tesi liberal-popolari. La sintesi non è impossibile, l’importante è partire dai problemi concreti degli italiani: dalla sicurezza, dall’immigrazione e dal lavoro.

Sono certo che sul programma si possa trovare un accordo ma dobbiamo capire come ci si presenterà alle elezioni. Dovrebbe essere interesse sia del centrodestra sia del centrosinistra passare da un premio di maggioranza alla lista, a un premio alla coalizione come avveniva in passato perché – facendolo – si raggiungerebbero due obiettivi: unire tutte le variegate componenti e consentire al partito principale della coalizione di indicare il premier. Continuare a insistere con l’attuale legge proporzionale è solo un regalo al M5s. Il nostro neonato movimento sovranista è in forte crescita. Per quanto riguarda le alleanze auspichiamo un processo unitario ma come primi interlocutori guardiamo a Lega e Fdi che sono i più vicini alle nostre posizioni. Con la speranza naturalmente che si possa giungere a una coalizione più ampia che coinvolga anche i popolari e Fi».

Raffaele Fitto, leader Direzione Italia – UNIONISTA
«Lo strumento è fondamentale: la legge elettorale deve essere maggioritaria, deve favorire e tenere insieme la coalizione. Se ci si spacca sulla legge elettorale è chiaro che il risultato delle amministrative e il dato dei sondaggi rischiano di non produrre alcun tipo di effetto. Andare al voto con il proporzionale sarebbe sbagliato sia per il paese sia per il centrodestra, avremmo un parlamento balcanizzato privo di una maggioranza. C’è un altro aspetto negativo: il proporzionale è l’anticamera dell’inciucio. Noi di Direzione Italia alle ultime amministrative abbiamo esordito con risultati eccellenti e siamo impegnati nella prospettiva di un’alleanza di centrodestra che comprenda tutti, da Fi a Salvini. Per riuscirci, però, serve il maggioritario. Altrimenti cambieranno tutte le prospettive, anche le nostre».

Gaetano Quagliariello, leader di Idea – UNIONISTA
«Dobbiamo trovare il modo affinché le coalizioni si presentino unite per limitare il M5s. Il centrodestra deve essere identitario e plurale ma non c’è ragione perché non stia insieme. Siamo meno divisi del centrosinistra e siamo l’ipotesi di governo del paese meno lontana tra quelle che sono attualmente in campo. Questo centrodestra si può davvero fare. A tale scopo il nostro dovere è fare tre interventi fondamentali: preparare un programma comune, dare le regole alla nostra comunità e recuperare l’astensionismo dei nostri elettori. Due i modi per arrivarci: o una lista unica con tante anime diverse in una sorta di riedizione del Pdl ampliato e corretto. Oppure aggiungere la quarta foglia del quadrifoglio oltre a Fi, Lega e Fdi, cioè noi insieme ai movimenti civici e a quello di Fitto. È questa la mission a cui stiamo lavorando ogni giorno, anche con il nostro gruppo del Senato».

Foto Ansa

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