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Il problema non sono quattro gatti nazisti, ma l’inganno del safe space

settembre 4, 2017 Luigi Amicone

L’enorme pubblicità data al fenomeno consente di dire alla generazione dello “spazio sicuro”: «Avete visto che avevamo ragione? Noi siamo i buoni, loro i cattivi»

 

college studenti ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Un amico che insegna in un liceo pubblico di San Francisco mi ha fatto avere un appunto sull’estate americana e il futuro che ci aspetta, almeno in Occidente, grazie a questi “democratici” che occupano tutti i posti del mondo della comunicazione e, soprattutto, dell’educazione. Ecco di cosa si tratta, lascio volentieri la parola a lui.

«Fino a pochi giorni fa i neo-nazisti in America erano quattro gatti, psicopatici, buoni al massimo ad essere messi alla berlina dai Blues Brothers. Qualche settimana fa, sono andati a Charlottesville in cerca di attenzione. La Cnn si è occupata di loro con una diretta non stop. La presenza delle telecamere ha galvanizzato la protesta e la contro-protesta, così ora i nazisti, da quella caccola che erano, si sentono importanti. La diretta televisiva a Charlottesville ha aperto una lattina piena di vermi e ora non c’è più modo di rimettere i vermi nella lattina.

Tutto questo è il risultato di una mentalità che nasce nelle high schools, forse anche middle schools, dove tutti i temi politicamente corretti costituiscono una specie di dogma e dove si sviluppa la retorica del “safe space”, lo “spazio sicuro”. Gli insegnanti sono invitati a mettere sulla porta della loro aula un adesivo che dice “questo spazio è sicuro”, cioè è uno spazio dove non si mette in discussione la teoria gender, non si parla di diritto alla vita dei nascituri, nessun comportamento sessuale è  criticato. Sono incluse in questa retorica anche tutte le teorie pseudo scientifiche su come l’apprendimento, e perciò la conoscenza, dipenda dal soggetto e non dall’oggetto che viene studiato. Non è un caso che l’oggettività del metodo di conoscenza è sotto attacco.

Un altro grande dogma indimostrato che comincia dai livelli scolastici inferiori è quello di tutta una serie di “disordini”, il più famoso dei quali è l’Add, Attention Deficit Disorder, o il suo fratellino Adhd, Attention Deficit and Hyperactivity Disorder. Ce ne sono molti altri e, anche se la definizione di disordine enuncia chiaramente che non sono patologie, vengono di fatto trattate come tali, in molti casi con psicofarmaci. La conseguenza è che un numero sempre crescente di ragazzini è considerato non responsabile delle proprie azioni (il ché potrebbe essere vero nel caso di una patologia), in quanto ha un “disordine”.

Il cestino dei deplorevoli
Qualunque tentativo di discutere seriamente “dogmi”, è presentato ai ragazzini come una forma di attacco a loro stessi. Questo li educa a considerare qualunque sfida alla versione corrente del politicamente corretto come un’offesa inaccettabile, un attacco che provoca loro una sorta di dolore mentale. Da qui si capisce come, arrivati all’università, questi ragazzi considerino non solo un loro diritto, ma quasi un dovere impedire di parlare a chiunque dica una cosa diversa dal sistema di pensiero dello “spazio sicuro”.

Si potrebbero citare molti episodi, mi limiterò a quanto accaduto al Middlebury College a fine febbraio. Alison Stanger, una professoressa di sinistra, aveva invitato Charles Murray, un sociologo conservatore, a un dibattito pubblico. Gli studenti erano così infuriati che li hanno attaccati fisicamente e la professoressa ha subìto una contusione. La presenza di un conservatore nel campus non li faceva sentire sicuri, in quanto i conservatori sono tutti per definizione intolleranti. Questione di “feeling”.

Qualunque pensatore non in linea con l’ultima versione del politicamente corretto è automaticamente immesso in quello che Hillary Clinton ha definito “il cestino dei deplorevoli”. Nella mente dei ragazzi educati alla retorica dello spazio sicuro, tutti quelli che sono al di fuori di tale spazio sono i mostri che popolano il buio dei bambini: odiano i gay, le donne, i neri e le minoranze; sono fascisti e nazisti. Neanche essere gay li salva, infatti Milo Yiannopoulos ha ricevuto gli stessi trattamenti. Questo dimostra che quelli che difendono non sono i gay reali, ma solo quelli politicamente corretti; non i neri reali, ma solo quelli politicamente corretti. Se un afro-americano esprime un punto di vista “conservatore” diventa subito una legittima preda degli attacchi verbali più feroci, senza tema di razzismo.

Allora si capisce l’enorme pubblicità data al fenomeno, fino a ieri marginale, dei neo-nazisti. Infatti consente di dire alla generazione dello “spazio sicuro”, cioè il terreno di coltura degli elettori liberal del presente e del futuro: “Avete visto che avevamo ragione? Tutti quelli che non sono d’accordo con noi sono in realtà dei mostri, dei nazisti. Non esiste complessità di temi o di posizioni, il mondo si divide in noi e loro. Noi siamo i buoni e loro i cattivi”. I cliché di Hollywood avevano già preparato il terreno da tempo».

Foto Ansa

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