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Il Pd sarà per i diritti dei gay, ma Fassino diserta il Gay Pride di Torino

giugno 19, 2012 Chiara Sirianni

La scelta di celebrare “nozze simboliche” su uno dei carri ha causato imbarazzo. E gli assessori di centrosinistra non hanno partecipato «per evitare polemiche». Sui carri due esponenti del Pdl locale

Un Gay Pride coloratissimo, quello che si è svolto a Torino, con i soliti carri e la presenza di 20.000 persona. In testa al corteo, Alessandro Cecchi Paone e Giovanni Minerba, fondatore del Festival Cinema Gay della città. “Diciamo sì ai diritti gay”: questo lo slogan della manifestazione. E a rimarcare il concetto, sul carro principale, si sono “sposate”  una trentina di coppie, con tanto di marcia nuziale di  Mendelssohn a sovrastare le note, poco distanti, di YMCA dei Village People. C’è chi ha scelto l’eleganza, chi il completo informale: le nozze del “vorrei ma non posso” non hanno ovviamente valore legale, ma simbolico sì: scambio degli anelli (rosa), lettura di alcuni articoli della Costituzione, classico bacio finale, lancio del riso (e di schiuma). La formula pronunciata dai celebranti (15 in tutto) è stata quella classica: “Vi dichiaro uniti in matrimonio”.
Del resto, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, nell’esprimere l’adesione del Pd al Gay Pride nazionale (che si è svolto a Bologna), ha rimarcato la sua vicinanza alle forze progressiste («dal presidente Usa Obama al neo-eletto presidente francese Hollande») impegnate a costruire «un nuovo civismo in cui ciascuna persona possa avere pari diritti e pari opportunità di vita, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale e identità di genere». Aprendo esplicitamente a una legge «che faccia uscire dal Far West le convivenze stabili tra omosessuali, conferendo loro dignità sociale e presidio giuridico».

Il Gay Pride rappresenta da sempre un’ottima vetrina elettorale, soprattutto per il centrosinistra. Nella conta dei presenti e degli assenti, il consigliere regionali del Pd Andrea Stara non ha perso l’occasione di rimarcare il vantaggio del suo partito sui grillini: «Come mai non c’erano? Non sono il nuovo che avanza? E i diritti civili?». Peccato che i grillini non siano i soli ad aver disertato le nozze simboliche: anche il primo cittadino del capoluogo piemontese, Piero Fassino, non ha sfilato per le vie della città «per impegni precedenti». Un’assenza, la sua, resa ancor più evidente dal cartello (“spose in attesa di diritti”) esposto da Antonella D’Annibale e Debora Galbiati, il cui “matrimonio” era stato celebrato nel 2010 dall’allora sindaco Sergio Chiamparino.

Al di là della mancata partecipazione, Fassino avrebbe anche sconsigliato alla sua giunta di partecipare, «per evitare polemiche». Si tratta di Mariacristina Spinosa (Assessore alle Pari Opportunità), Ilda Curti (Urbanistica), Gianguido Passoni (Bilancio) e Maria Grazia Pellegrino (Risorse Educative) che sembra abbiano in un primo tempo manifestato la loro disponibilità per poi fare un passo indietro adducendo motivazioni personali: hanno sfilato con la fascia tricolore, ma senza partecipare alla celebrazione delle nozze. Si tratta solo di voci, ma Fassino per ora non ha smentito. Chi c’era dunque sul carro nuziale? A consegnare le pergamene alcuni consiglieri comunali di Sel, qualche consigliere regionale del Pd e due consiglieri regionali del Pdl, Daniele Cantore e Fabrizio Comba.

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2 Commenti

  1. Robert Benson says:

    Non hanno le palle… aspettano che arrivi qualche utile idiota a cavargli le castagne dal fuoco.

  2. Francesco says:

    Mi rivolgo ai ragazzi che usano internet, ai ragazzi affezionati a questo sito e alla chiesa. Ai ragazzi omosessuali, ma anche a tutti gli altri, affinchè imparino il rispetto, il rispetto che viene dall’amore.
    Se siete omosessuali non dovete avere paura. Non fatevi intimidire da certe posizioni, da certi articoli. C’è, fra chi crede in Dio, qualcuno che non vi lascerà mai soli. Non siete soli. Non abbiate paura.
    Non siete malati, non siete anormali. La normalità non esiste. Siate liberi, non abbiate paura di essere ciò che siete. Ci vuole coraggio per accettarsi, sempre. Ma ce la si può fare. Non fatevi sommergere dalla colpa, dalla paura, dalla discriminazione. C’è chi crede, come per un prurito forse o per ignoranza o una specie di odio ossessivo, che l’omosessualità sia un problema di mutande, di letto e di disordine. L’omosessuale ama un’altra persona, ama davvero, profondamente, anche per tutta la vita, ama con il cuore e quindi anche con il corpo. Una persona dello stesso sesso, certo, ma è un problema di tipo di cuore. Non fatevi trafiggere il vostro cuore. Non permettete a nessuno di calpestarlo, offenderlo, infamarlo. Ad ognuno la sua vita. Dio è in tutti noi. Il signore è ovunque. A noi accanto sempre. Non siete soli. E per noi, noi non gay, che amiamo giudicare, offendere, stabilire regole, leggi e privazioni e torture, ricordiamoci l’amore di Dio. Ricordiamoci che per arrivare a Dio occorre amare, tutto il creato che è sua manifestazione. Smettiamo di offendere, e infliggere chiodi nelle mani specie dei più vulnerabili e più indifesi. Cristo non ci ha mai chiesto questo, bensì di amare. Allora dobbiamo amare noi stessi, per rispettarci, e accettare ciò che siamo, per amare l’altro, il nostro prossimo, e così amare la natura, e il cielo, e la speranza cristiana. Nessuno è solo, credete. Ci sono le grandi mani del Signore pronte ad accettare tutti coloro che hanno il cuore puro. Allora amate con purezza secondo la vostra gioia. Siate felici, sereni, vivete con coraggio. Non fatevi togliere al gioia di vivere dalla violenza e dalla brutalità di certe posizioni, siano esse le stesse dei vostri genitori, dei vostri professori o del migliore amico. E non odiate queste persone. Dimostrate loro l’amore cristiano del perdono, e spiegate senza aspettarvi nulla cosa c’è nel vostro cuore, e Dio sarà fra voi. Omosessuali, eterosessuali… Siamo figli di Dio, amiamoci come ci ama lui.

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