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Il passato ritorna con successo su piccolo e grande schermo

febbraio 6, 2012 Paola D'Antuono

Martin Scorsese incanta le platee con Hugo Cabret, ambientato nella Parigi degli anni 30, mentre in tv racconta gli anni del proibizionismo in Boardwalk Empire. E non è il solo a raccontare il passato: Eastwood, Allen, Haznavicius e le grandi serie tv americane preferiscono attingere alla Storia tralasciando il presente

L’amarcord di Martin Scorsese, Hugo Cabret, ha commosso le platee. Del resto, le 11 nomination ai prossimi Oscar qualche indicazione sulla bellezza della pellicola l’avevano data, anche se ormai non ci si può nemmeno più fidare dell’Academy. Una storia di solitudine e riscoperta che fa da sfondo, in realtà, a un visionario omaggio in 3D al cinema, quello delle origini, degli automi e dell’immaginazione di Georges Méliès. Un tributo che sa di nostalgia per un tempo passatp e che Scorsese e molti altri vorrebbero che tornasse, un tempo in cui tutto sembrava possibile, persino realizzare i primi effetti speciali.

Oggi il grande schermo può tutto: distruggere una città in un secondo, creare nuovi mondi, piante e esseri umani, incontrare alieni e supereroi. Oppure, molto più semplicemente, può riportarci indietro con la memoria e farci rivivere epoche che abbiamo dimenticato troppo in fretta. Quanto si possono rimpiangere gli anni 20 e gli anni 30? Tanto, sembrano dire i grandi registi che al cinema e in tv ne sembrano ammaliati: lo è Hazanavicius con il suo film muto The Artist, ne è ammaliato Clint Eastwood con il suo biopic su Edgar Hoover, lo è Woody Allen nel bellissimo Midnight in Paris, lo è Martin Scorsese, che alla serie capolavoro sugli anni del proibizionismo Boardwalk Empire, lo è Todd Haynes, che ha conquistato 5 Emmy per Mildread Pierce, miniserie in 5 puntate con la straodinaria Kate Winslet, casalinga che in tempi di crisi si trasforma in imprenditrice. Storie dal sapore vintage che appassionano il pubblico e rinfrescano la memoria, che ci ricordano che c’è stato un tempo in cui le cose sono andate anche peggio di così, in cui gli uomini hanno davvero temuto di non farcela. In un gioco in cui il passato supera l’apparentemente sterile presente, almeno per l’arte del racconto visivo, che sempre più attinge alla Storia. Meglio raccontare la Grande Depressione che la crisi globale attuale.

E se ci fosse bisogno di un’iniezione di indomito ottimismo ci sono sempre gli anni 60: quelli dei rampanti pubblicitari di Mad Man, delle hostess emancipate di Pan Am che volano lontano da un destino che le immagina casalinghe, o le conigliette di The Playboy Club che sdoganano il sesso come divertimento e non come dovere coniugale. A dirla tutta Pan Am e The Playboy Club non sono diventati cult come il fratello maggiore Mad Man ma la strada è segnata. E il cinema fa lo stesso con gli irresistibili anni 80. Iron Lady ci ricorda com’era vivere in Inghilterra sotto la guida dell’inflessibile Margaret Thatcher, mentre a Hollywood si preparano le nuove avventure dei Ghostbuster, vero cult degli anni dominati dai b-movie e dalle spalline e il 5 episodio di Indiana Jones, l’archeologo a cui tutti i ragazzini degli anni 80 avrebbero voluto assomigliare. In tempi di crisi meglio andare sul sicuro e glorificare il passato invece di immaginare un incertissimo futuro.
Twitter: @paoladant

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