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Il Parlamento dell’Indonesia discrimina gli atei e le religioni non ufficiali. E chi li difende? La Chiesa

dicembre 13, 2013 Leone Grotti

Una legge obbliga i cittadini a indicare sulla carta d’identità a quale religione appartengono ma limita la scelta alle sei religioni riconosciute dallo Stato. Oltre 400 mila persone a rischio persecuzione

Il Parlamento dell’Indonesia ha emendato la Civil Administration Law confermando però l’articolo 64 che limita fortemente la libertà religiosa. La legge infatti obbliga i cittadini a indicare sulla carta d’identità a quale religione appartengono, ma limita questa scelta solamente alle sei riconosciute ufficialmente: islam, cristianesimo, cattolicesimo, induismo, buddhismo e confucianesimo.

CARTA D’IDENTITÀ. In questo modo, però, le oltre 400 mila persone che appartengono a religioni minori sono costrette o a mentire sulla propria appartenenza o a indicare la voce “altro”, che in Indonesia espone al rischio di essere considerati atei. Nonostante la Costituzione riconosca a tutti la libertà religiosa, gli atei e i membri di religioni non ufficiali sono a forte rischio di persecuzione: soprattutto in alcune regioni (Sulawesi centrali, Molucche) si rischia di essere incarcerati, aggrediti o anche uccisi da estremisti religiosi (spesso islamici).
Altre volte sono gli stessi governi locali che discriminano chi non crede in un Dio non garantendo i servizi di base scolastici e sanitari.

CHIESA DIFENDE DIRITTI DEGLI ATEI. Per questo parte della società civile e la Chiesa cattolica avevano chiesto al governo di mettere mano alla legge e di eliminare nella carta d’identità la voce “religione”. Già nel 2011 il portavoce della Commissione inter-religiosa della Conferenza episcopale indonesiana aveva sottolineato la necessità di approvare «una legge che garantisca davvero la libertà di praticare la propria fede» e che non richieda ai cittadini di adottare per forza una delle religioni ufficiali.

PERSECUZIONE RELIGIOSA. L’Indonesia è la nazione musulmana più popolosa al mondo ed è spesso teatro di violenze e abusi nei confronti delle minoranze, come quella cristiana. Circa ogni mese folle di musulmani tentano di distruggere chiese o di impedirne la costruzione. Nella provincia di Aceh, inoltre, vige la legge islamica mentre in altre aree si fa sempre più radicale l’influenza della religione musulmana nella vita di tutti i cittadini.

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1 Commenti

  1. beniamino lori says:

    Mi stupirei se non fossero i Cristiani a difendere la dignità e i valori umani di ogni persona. Gesù ha posto l’uomo al centro di tutta la sua azione, tanto da prenderne la natura. Così almeno mi hanno insegnato.
    Purtroppo non sempre è avvenuto. E lì sta lo scandalo.

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