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Il padre (magistrato di sinistra) scrive libri No Tav, il figlio combatte col Pkk in Kurdistan

luglio 3, 2012 Marco Margrita

Livio Pepino firma un volume in cui si schiera col movimento trenocrociato (e contro Caselli), il figlio Daniele si addestra con i guerriglieri del Pkk.

Non solo un treno… La democrazia alla prova della Val Susa, probabilmente non a caso per i tipi di “Edizioni Gruppo Abele “,  è l’ultimo pamphlet della vasta pubblicistica No-Tav. Un altro libro ma non uno dei tanti. Intanto, per gli autori.  Il saggio è scritto a quattro mani da Marco Revelli (il sociologo di riferimento di Gad Lerner, intellettuale dell’operaismo post-moderno e figlio del romanziere Nuto, star dei salotti della gauche caviar subalpina) e dal magistrato Livio Pepino, giudice a riposo e fondatore di Magistratura Democratica. Del libro, e dei suoi autori, è già previsto un tour di presentazione volto a determinare il maquillage di cui il movimento trenocrociato, in caduta di immagine mediatica, ha un gran bisogno. Non a caso tra le prime tappe sono due città in qualche modo, per l’esito elettorale alle recenti amministrative, erette a simbolo dal fronte anti-treno: Avigliana e Rivalta.

Nel mirino, tra gli altri, e potrebbe essere un derby, vista la nota vicinanza del magistrato torinese al “cerchio magico donciottesco”, Gian Carlo Caselli. La sua inchiesta sui No Tav è bollata dall’ex-collega Pepino, residente a Chiomonte, paese che ospita cantiere e barricate, come “repressione”.  Una sconfessione  senza troppe mediazioni.

Non fa in tempo, però, a finire su giornali e telegiornali la nuova creatura editoriale, che si propone di far piacere il movimento No Tav alla gente che piace, che trapela su “Lo Spiffero” (sapido equivalente sotto la Mole di Dagospia) la notizia che il figlio dell’ex-leader di MD Daniele è in Kurdistan ad addestrarsi con il Pkk. È lo stesso Pepino jr a rivelarlo in una email che ha fatto un giro più vasto di quello auspicato dal suo autore. Una notizia che stupisce solo chi, lontano dai lidi sabaudi, non sappia dei solidi legami dei figli della buona borghesia progressista con il mondo underground dei Centri Sociali e dell’Autonomia.

Una notizia che non si è fatta sfuggire il deputato Pd Stefano Esposito, tra i più attivi sul fronte del Sì alla Tav, che ha diramato una nota molto dura. «Premesso che le colpe dei padri non ricadono sui figli e che le scelte dei figli non impegnano i padri – scrive l’esponente democratico – trovo stupefacente il fatto che mentre l’ex magistrato Livio Pepino è impegnato in un’opera di santificazione del movimento No Tav e di contestazione dell’operato della Procura di Torino e del suo collega Caselli, la cui azione nei confronti di qualche decina di teppisti violenti viene etichettata come “repressione”, Pepino jr, Daniele, uno dei leader storici dell’anarco-insurrezionalismo piemontese, ha abbandonato momentaneamente Chiomonte e le montagne valsusine, per recarsi in Kurdistan, forse per migliorare alla scuola del Pkk lo studio delle tecniche di guerriglia e approfondire il concetto di “guerra civile totale” che gli è particolarmente caro?».

Insomma, una pietra (ne sono state lanciate tante, dai No Tav, in un anno a Chiomonte) tra i raggi del meccanismo di beatificazione per via libraria dei militanti antitreno?

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2 Commenti

  1. Mappo scrive:

    Pepino Jr scoprirà ben presto che i turchi non sono così teneri e dal cuore di burro come i nostri carabinieri e i nostri poliziotti a cui devi tirare almeno un centinaio di sassi, biglie e molotov per aver un sia pur minimo accenno di reazione. Anzi spero che molti se non tutti i no tav italioti seguano l’esempio del prode Pepino: sarà un vantaggio per tutti fuorché per il PKK. Noi ci libereremo di tutta quella feccia, i turchi si eserciteranno al tiro al piccione gratis contro questa novella Armata Brancaleone e gli impresari di pompe funebri anatolici faranno affari d’oro. Se poi Pepino sr e qualche altro magistrato di MD li volesse seguire sarebbe tutto grasso che cola.

  2. Massimo Audisio scrive:

    Mi “congratulo”, seppure in notevole ritardo, per la vena manichea con la quale s’intenderebbe liquidare l’argomento (e gli argomenti) in questione da parte dell’autore dell’articolo. Non sono così addentro alle faccende “Tav, sì/no”, e me ne dolgo soprattutto dopo aver letto le considerazioni del sig. MM il quale, nel parlare di lanci di pietre, non pare rendersi conto di comportarsi come un feroce anarchico, quantunque “di corte”, ovvero come uno di quelli che “si limita” a lanciare massi concettuali dalla terrazza dell’imperatore.

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