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Il nonno tedesco diventa una risorsa per tutti (perché l’Italia non copia l’idea?)

marzo 19, 2012 Carlo Candiani

Il ministro della famiglia tedesco, Kristina Schroeder, ha presentato il rapporto “Tempo per la famiglia”, in cui ipotizza l’avvio di congedi parentali per i nonni che ancora lavorano. «Un’iniziativa interessante ma che in Italia troverebbe molti ostacoli», spiega Davide Rosati, del Sindacato delle famiglie.

La notizia arriva dalla Germania: il ministro della famiglia Kristina Schroeder ha presentato un rapporto dal titolo “Tempo per la famiglia”, dove si ipotizza l’avvio di congedi parentali per i nonni che, ancora al lavoro, (l’età pensionabile arriverà a 67 anni anche in terra tedesca), abbiano la necessità di accudire i nipoti. È il segno di un welfare che deve rinnovarsi con le novità del mondo del lavoro e della previdenza? «Il tema della cura dei figli è di crescente interesse per il mondo economico e politico» afferma Davide Rosati, referente del Sindacato delle Famiglie per le politiche locali e consulente sul tema “armonizzazione” famiglia – lavoro. «Con la crescita dell’età pensionabile accadrà sempre più spesso che i nonni che curano i nipoti avranno sempre più difficoltà. Per questo mi sembra interessante la proposta del ministro per l’allargamento del congedo parentale anche ai nonni».

L’innalzamento dell’età pensionabile è una norma previdenziale che è stata decisa anche in Italia. Il progetto tedesco potrebbe essere attuato anche per i nostri nonni?
In Germania il congedo facoltativo comporta il riconoscimento del sessanta per cento del totale in busta paga. Per l’Italia questo accade solo in caso di astensione obbligatoria, mentre per quella facoltativa è riconosciuto il trenta per cento: quindi, quando si sceglie il congedo parentale e si è “costretti” a scegliere quello facoltativo, c’è un evidente divario di trattamento. Sarebbe difficile pensarei applicare il modello tedesco da noi. In più, nella proposta di Kristina Schroeder si parla di congedi parentali non pagati, ma senza il pericolo di perdere il posto di lavoro. Ma chi dovrebbe pagare i contributi in quel periodo? L’azienda? Lo Stato? Il dipendente stesso? Sono domande che, per ora, non hanno risposta. E non saprei come potrebbero essere risolte in Italia.

Il mondo imprenditoriale italiano sarebbe pronto ad accettare questa opportunità per i dipendenti “nonni”?
La cultura imprenditoriale italiana fa ancora fatica ad adottarea una strategia di attenzione verso i propri dipendenti, ripensando l’organizzazione del lavoro in un’ottica “family friendly”. È anche vero che ci sono esperienze interessanti, soprattutto in Lombardia. C’è da dire però che le aziende, con fatica, si stanno accorgendo che aiutare i dipendenti non è una spesa ma un investimento, che nel lungo periodo si trasforma in un ritorno e in un aumento di produttività.

In Italia si è scelto di innalzare l’età pensionabile anche per riequilibrare i conti pubblici. Ma forse sarebbe necessario un ripensamento di tutto il welfare, magari prendendo spunto dalla Germania.
Certamente il modello tedesco è il migliore per quanto riguarda le politiche familiari: basti pensare alle logiche fiscali che applicano da anni, per esempio la deducibilità per i carichi familiari. Un’altra istituzione tedesca che funziona è rappresentata dalle alleanze locali per la famiglia, una formula sussidiaria che affronta il tema della conciliazione famiglia – lavoro, in cui pubblico e privato, imprese e società civile, creano punti di collegamento per decidere quali sono le soluzioni migliori. In ambito nazionale, sarebbe utile prendere esempio dalla Regione Lombardia, dove si stanno creando reti territoriali di welfare aziendale. Oggi le risorse dell’ente pubblico non sono più sufficienti, bisogna ripensare un modello in cui ci sia compartecipazione delle aziende,  e dove i servizi ai dipendenti siano appannaggio in parte delle aziende stesse, in parte i cittadini e in parte dell’ente locale. Si chiama sussidiarietà circolare, un modello orizzontale ma con più attori in campo, con i quali si progettano insieme gli interventi. Questa è la prospettiva verso cui guardare, anche per affrontare insieme il tema della scarsità delle risorse.

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