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«Il modello Sicilia non esiste. Finora Pd e grillini non hanno fatto nulla, solo aria fritta»

marzo 5, 2013 Chiara Rizzo

Il governatore siciliano presenta l’abolizione delle province, la riscossione delle tasse e prende le distanze dai grillini. Miceli (La Sicilia): «Crocetta non è interlocutore di Grillo».

Dopo una riunione di maggioranza e una della giunta regionale ieri in serata, stamattina il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta ha presentato un pacchetto di provvedimenti, che da domani saranno discussi nel parlamentino regionale per l’approvazione. Stamattina in conferenza stampa Crocetta ha parlato di «Pacchetto Tsunami»: in primo piano il disegno di legge per l’abolizione delle nove Province regionali, che saranno sostituite da liberi consorzi tra comuni, una misura per cui si sono battuti anche i grillini. Sembrerebbe la conferma di quello che viene presentato come “Modello Sicilia”, la collaborazione tra il governatore Pd e la maggioranza al parlamentino degli M5s. Invece, Lillo Miceli, giornalista de La Sicilia, a tempi.it afferma senza dubbi: «Il modello Sicilia, cioè un governo Pd appoggiato da una maggioranza M5s? Secondo me non esiste, perché ancora di concreto non è stato fatto nulla. Questi sono i primi provvedimenti varati con i grillini, ed è tutto da vedere. Regna la confusione su certi punti». Uno di questi è una forma particolare del reddito di cittadinanza caro ai grillini che stamattina Crocetta ha detto che non si farà: «Questo è il mio programma, non la copiatura di quello dell’M5s, finitela: se volete, definitemi più grillino dei grillini. Il mio piano era già condiviso dai partiti della maggioranza, ed è offerto a tutti gli uomini di buona volontà della Regione».

Miceli, perché secondo lei non esiste un modello Sicilia?
Il modello Sicilia non esiste perché ancora di concreto non è stato fatto nulla. La soppressione delle province è di fatto il primo provvedimento. Quando Beppe Grillo, all’indomani delle elezioni politiche, ha detto che il “modello Sicilia” è bellissimo, mi ha lasciato basito. L’assemblea regionale siciliana (Ars) si è insediata a dicembre e a metà febbraio ha sospeso i lavori per le elezioni politiche. Sinora ha approvato solo alcune proroghe, come quella dei contratti dei precari degli enti locali. Poi, siccome siamo ancora in esercizio provvisorio, è stato discusso il Dpef, una bozza di preparazione alla finanziaria che sarà votata ad aprile. Al momento del voto sul Dpef, i deputati dell’M5s sono usciti due volte dall’aula, facendo mancare il numero legale, in segno di protesta perché il governo Crocetta non aveva preso posizione per il Muos. Subito dopo il governo Crocetta ha preso posizione sul Muos, presentando come suggerivano i grillini un documento per ritirare in autotutela le autorizzazioni all’impianto già emesse dalla Regione. Ma di fatto gli Stati Uniti per quel che mi risulta vanno ancora avanti sulla loro strada. Se è questo ciò cui tutti si riferiscono parlando di modello Sicilia, io sinceramente mi preoccuperei. È lo stesso rappresentante all’Ars dei grillini, Giancarlo Cancelleri, a dire che sin qui si è parlato di aria di fritta.

Cancelleri a tempi.it ha detto di avere presentato centinaia di atti ispettivi e una decina di disegni di legge.
Non c’è gruppo parlamentare che non abbia presentato ispezioni, disegni di legge e quant’altro, ma finché non vengono approvati rimangono carta e basta. Ora, se di modello si vuol parlare, forse si potrebbe dire che è più “pressione”. Finché non si fanno le cose che dicono i grillini, loro impediscono il numero per il voto. Ma anche questo fa parte del “filibustering” della politica. È vero che hanno spinto Crocetta a guardare con un occhio di riguardo le loro proposte per affrontare le difficoltà sociali, ma va detto che Crocetta ha sempre mostrato attenzione su questi temi autonomamente. Perciò ritengo piuttosto che quella siciliana resti una situazione locale, che si riesce a gestire perché il presidente della regione è stato eletto direttamente dal popolo, non deve incassare il voto di fiducia e quindi ha una certa libertà. Può permettersi di sfidare anche i grillini. Chi ha il coraggio di non votare la proroga dei precari, sapendo che si creerebbero problemi di ordine pubblico, così come di non votare il bilancio e la finanziaria Crocetta non è filo grillino: è un bersaniano di ferro. Ha sempre sostenuto Bersani e così continuerà, non è un interlocutore di Grillo.

Cos’è successo ieri sera a Palermo?
La giunta di Crocetta ha deliberato l’abolizione delle Province. Si tratta di un provvedimento possibile in Sicilia, perché lo Statuto speciale prevedeva già dal 1946 la possibilità di liberi consorzi dei comuni: quindi non è anticostituzionale, dato che lo Statuto è riconosciuto dalla Costituzione italiana. Su questo tema però nel Pd c’erano tre posizioni diverse: chi voleva posticipare la riforma alle elezioni, già indette, per il rinnovo di 4 province commissariate; chi voleva abolirle subito e chi voleva fare le elezioni e intanto procedere con le abolizioni. Ma la settimana scorsa in commissione affari istituzionali i grillini hanno sbattuto i pugni sul tavolo, ribadendo la loro posizione per l’abolizione. Questa è stata anche la posizione dell’Udc, ma se non ci fosse stata la presa di posizione netta dei grillini, penso che la situazione non si sarebbe sbloccata. Così è passata l’idea dell’abolizione e della creazione di liberi consorzi a elezioni indirette. Sono definite anche le aree metropolitane: Catania, Messina e Palermo. Stamattina Crocetta ha spiegato che si parla di un risparmio immediato di 10 milioni e 300 mila euro, solo per i tagli di stipendi di presidenti, assessori e consiglieri. Crocetta considera alla fine della riforma, nei prossimi tre anni, un risparmio di 200 milioni di euro l’anno.

E il reddito di cittadinanza?
Non ci sarà per ora. Con i fondi del taglio alle province, Crocetta propone di creare un fondo per la povertà e per l’emarginazione. Ma ha aggiunto che non si tratta del reddito di cittadinanza proposto dai grillini: «Non avremmo mai i fondi come Regione per una misura che prevede due miliardi di euro l’anno, e siamo contrari a misure demagogiche» ha detto. Il salario di sussistenza verrà dato in cambio di lavoro, su progetti presentati dai comuni e riguardanti soprattutto la pulizia delle città e delle spiagge. Il salario verrà erogato per un massimo di tre mesi, per non creare precarizzazione strutturale e nelle sue stime darà lavoro ai 40 mila disoccupati. Un fondo contro la povertà è invece dedicato alle famiglie sotto i cinquemila euro di reddito all’anno, darà almeno 5 mila euro a famiglia. Il fondo ammonta per Crocetta a 20 milioni di euro.

Qual è la misura migliore secondo lei?
Crocetta ha presentato anche i “Trinacria bond”, buoni destinati a pagare i debiti della pubblica amministrazione regionale con le imprese. I buoni sono emessi dall’Irfis, la finanziaria regionale, e avranno come garanzia di copertura gran parte del patrimonio immobiliare degli enti soppressi. Le imprese creditrici della regione potranno rinegoziarli in banca anche in cambio di cash. La stima della copertura di questi bond fatta da Crocetta, sulla base del valore degli immobili di province e altri enti, è di circa 500 milioni di euro. In sé l’idea non sarebbe malvagia perché ci sono pmi che non riescono ad essere pagate perché la Pa non ha soldi in cassa e spesso le attese sono di oltre un anno. Questo meccanismo permetterebbe di dare una boccata d’ossigeno alle imprese. Poi c’è la proposta della riscossione delle tasse alle imprese con stabilimenti in Sicilia.

Cioè?
Lo Statuto siciliano prevedeva già che le imprese che hanno sede legale fuori dalla Sicilia e stabilimenti nell’isola devono pagare le tasse qui. Quest’articolo però non è mai stato applicato, anche perché ciò significherebbe per lo Stato mollare un “pozzo di quattrini”. Soltanto le accise dei petrolchimici di Gela, Augusta e Milazzo porterebbero un gettito di 8 miliardi di euro, senza considerare l’Iva. In conferenza stampa Crocetta ha detto che, in sottostima, prevede un gettito di 1 miliardo di euro all’anno. E ha aggiunto che Roma aveva inviato un’ipotesi di accordo per l’attuazione dello Statuto e che la Sicilia era d’accordo sulla bozza, ma poi il Governo non l’ha mai promulgata. Così adesso lui ha preparato il decreto attuativo, perché la Serit (Equitalia siciliana) riscuota. «Poi con Roma si vedrà», ha detto. Ma secondo lo stesso Statuto siciliano questa norma dovrebbe essere attuata solo dopo un iter con la commissione paritetica Stato-regioni. Insomma mi sembrano dei provvedimenti ancora ammantati dalla confusione.

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