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Il ministro Fornero chiude l’Agenzia del terzo settore. E adesso chi ci pensa al no-profit?

gennaio 30, 2012 Carlo Candiani

Sconcerto nel mondo del no-profit per l’annuncio della chiusura dell’Agenzia per il terzo settore, inaugurata a Milano dieci anni fa. «Una struttura che ha lavorato al meglio senza pesare in maniera significativa sullo Stato» ha commentato Massimo Ferlini, presidente della Compagnia delle Opere della città meneghina

Sorpresa nel mondo del terzo settore per l’annunciata chiusura, da parte del ministro del Welfare Elsa Fornero, dell’Agenzia di coordinamento nazionale inaugurata a Milano dieci anni fa. Tante le reazioni – tutte negative – dei responsabili delle associazioni no-profit. «Non è certo la soppressione di un ente inutile. Il settore del no-profit, in generale, richiede uno sforzo di chiarezza, di statistiche, di lavoro di conoscenza, una possibilità di suggerimenti al mondo della politica, tutti compiti svolti egregiamente dall’Agenzia». A parlare a tempi.it è Massimo Ferlini, presidente della Compagnia delle Opere di Milano: «Questa soppressione tronca un lavoro che poteva dare grandi frutti, soprattutto rispetto all’esigenza di intervento del settore del no-profit nell’aiuto dei servizi alla persona, nel ripensare il welfare. Non capisco le ragioni di questa decisione drastica».

Quello che sorprende è l’affermazione del ministro: «Tenerla in vita sarebbe stata la riprova che in Italia non si può chiudere niente».
Una polemica fuori luogo, specie se si pensa che coinvolge solo dodici persone, che per di più non hanno un costo eccessivo e i cui contributi non sono a carico esclusivo delle istituzioni. Il ministro si poteva risparmiare una dichiarazione del genere.

C’è chi spera che l’Agenzia possa essere riaperta a Roma, magari più vicina al ministero.
Se questa è la motivazione della chiusura allora andava esplicitata, anziché richiamarsi a necessari tagli alla spesa pubblica. Se fosse un intervento per razionalizzare le risorse, sarebbe il benvenuto e anche le associazioni sarebbero d’accordo.

Ora però tutti si stracciano la vesti e qualcuno parla di un disinteresse per il lavoro di questa Agenzia da parte delle amministrazioni locali.
Di sicuro il gap di questa agenzia è che dopo la sua creazione ha continuato un po’ come figlia di nessuno, specie nei suoi riferimenti ministeriali. L’amministrazione milanese, invece, l’ha sempre sostenuta e aiutata.  L’agenzia ha svolto un lavoro molto utile, perché ha costretto il variegato mondo no-profit a misurarsi con le problematiche di rappresentanza che riguardano la definizione stessa di terzo settore facendo chiarezza, per esempio, tra cosa sono le cooperative sociali e volontariato, tra chi interviene a sostegno dei servizi alla persona e coloro che hanno creato strutture no-profit per aggirare meccanismi legislativi, normativi o di tipo fiscale.

E se questa chiusura fosse solo l’inizio? Se presto fosse messa in discussione la donazione del “cinque per mille” sulla dichiarazione dei redditi?
Spero che questa sia una sua illazione. Lo dico per una ragione molto semplice: con l’istituzione del “cinque per mille” abbiamo avuto una prima prova di come potrebbe funzionare in modo diverso la fiscalità a sostegno degli interventi per i più bisognosi. Togliere questa opportunità sarebbe terribile, non voglio nemmeno pensarci.

Non le sembra che l’attuale ministro del welfare assomigli un po’ troppo alla versione femminile di Giulio Tremonti?
Credo che i compiti dell’attuale ministro siano diversi. Alla titolare del welfare va dato tutto il sostegno necessario per ciò che riguarda il mercato del lavoro e il complesso sistema degli ammortizzatori sociali. Se il progetto però si riducesse soltanto a un intervento di tagli senza prospettive politiche le cose cambierebbero molto.

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