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Il Manchester si quota in borsa. Basterà a colmare il buco di 423 milioni di sterline?

luglio 5, 2012 Emmanuele Michela

Se vi è capitato di vedere qualche partita del Manchester United negli ultimi anni avrete certamente notato una singolare presenza di sciarpe verde-oro, decisamente poco in tono con il rosso fiammante delle jersey dei Red Devils. Quei colori – che richiamano le maglie del Newton Heath, club dal quale nacque lo United a fine Ottocento […]

Se vi è capitato di vedere qualche partita del Manchester United negli ultimi anni avrete certamente notato una singolare presenza di sciarpe verde-oro, decisamente poco in tono con il rosso fiammante delle jersey dei Red Devils. Quei colori – che richiamano le maglie del Newton Heath, club dal quale nacque lo United a fine Ottocento – negli ultimi sette anni sono diventati l’espressione della protesta mancunians al proprietario statunitense della società, Malcolm Glazer. “Love United, Hate Glazer”. Lo slogan parla chiaro: da quelle parti a tanti non è mai andato giù l’acquisto che l’uomo d’affari americano fece nel 2005 della società inglese. Il motivo? La conduzione tutt’altro che virtuosa delle trattative di 7 anni fa, quando Glazer soddisfò i 525 milioni di acquisizione del club chiedendo solo prestiti alle banche (per altro a tassi decisamente sostenuti), e riversando poi parte del debito creatosi nelle casse del club. Insomma, la famiglia statunitense (già proprietaria della franchigia di football americano dei Tampa Bay Bucaneers) si è messa a capo del Manchester senza sborsare un centesimo di tasca sua, ma accumulando solo un passivo inserito poi nei bilanci della squadra. In questi anni quella voce di protesta non si è mai zittita e qualche tifoso si è pure staccato dal club storico, fondando lo United of Manchester, squadra nata nel 2005 e sostenuta dall’iniziativa di alcuni tifosi anti-Glazer.

Ma dopo sette anni di dirigenza a stelle e strisce, quel gap economico iniziale stenta a rimarginarsi (quest’anno si è attestato a 423 milioni di sterline), e quindi ecco che i Red Devils hanno dato l’annuncio: il titolo del club sarà quotato alla borsa di New York. In questo modo la famiglia Glazer cercherà di erodere parte del debito, rimanendo comunque proprietaria a tutti gli effetti della squadra, poiché si dice, la quotazione verrebbe configurata tramite due tipi di azioni: a titoli A, messi in vendita in borsa e del valore di un voto, verrebbero affiancati quelle ben più pesanti di tipo B, 10 volte più validi, che la famiglia americana auto-consegnerebbe alle proprie tasche. L’offerta pubblica iniziale, che nelle scorse settimane si vociferava aggirarsi intorno al miliardo di dollari, ora è calata a 100 milioni, e a questa decisione si è affiancata anche quella di spostare la sede della nuova Ltd nel paradiso fiscale delle Isole Cayman.

Non è la prima volta che i Red Devils vengono quotati in borsa: per diverso tempo le loro azioni sono state in vendita presso il London Stock Exchange, prima che nel 2005 arrivasse appunto la famiglia Glazer. Club con un seguito mastodontico soprattuttto nei paesi asiatici, nella classifica redatta dalla rivista Forbes il Manchester è la seconda squadra per importanza, alle spalle solo del Barcellona, mentre, stando alle graduatorie di Deloitte nella Football Money League, gli introiti del 2010-11 dei Red Devils sono pari a 367 milioni di euro e gli valgono il terzo posto, alle spalle dei colossi spagnoli. Cifre astronomiche, frutto di diritti tv, merchandising, entrate dalla proprietà dell’Old Trafford e della enorme popolarità che il club ha in tutto il mondo. Basterà tutto questo a colmare quel buco che i Glazer si portano dietro?

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