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Il Lodo Mondadori e la guerra di Segrate tra De Benedetti e Berlusconi

luglio 11, 2011 Chiara Rizzo

La guerra tra Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi per il possesso del colosso Mondadori comincia alla fine degli anni ’80 e al 2011 non è ancora finito. In mezzo è successo di tutti e ora siamo alla resa dei conti. Ecco tutta la storia dello scontro epico tra i due Paperoni d’Italia

Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti (patron della Cir, la holding titolare di colossi dell’energia, come Sorgenia, o dell’editoria, come il Gruppo Repubblica-L’espresso, o della sanità, con Kos) è una lunga saga piena di colpi di scena. Uno scontro tanto lungo ed epico da essersi guadagnato il titolo, nell’immaginario collettivo, di Guerra di Segrate, di cui il Lodo Mondadori non è che un capitolo.

Nella saga epica, infatti, accade che i due Paperoni d’Italia, Berlusconi e De Benedetti, finiscano per contendersi, alla fine degli anni ’80, il gruppo leader nell’editoria, Mondadori. Dalla morte del fondatore Arnoldo Mondadori, infatti, il gruppo era gestito e presieduto dal genero di questi, Mario Formenton: ma quando anche Mario morì si aprì un periodo di contrasti in famiglia e all’esterno per la guida del gruppo. Da una parte, Silvio Berlusconi che aveva acquistato il pacchetto di azioni di Leonardo Mondadori, e vantava così un ruolo di primo piano nella gestione dell’azienda; dall’altra parte la famiglia Mondadori-Formenton; e infine Carlo De Benedetti, che era stato socio e amico di Mario Formenton, e che alla sua morte aveva convinto i parenti a stipulare un contratto con lui per la cessione delle quote azionarie.

Il pomo della discordia cadde però nell’89, quando la famiglia Formenton decise di cambiare completamente idea e schierarsi dalla parte di Berlusconi, che venne nominato Presidente del gruppo nel 1990. De Benedetti, vantando invece il contratto già stipulato in precedenza, non fece un passo indietro e si arrivò quindi alla decisione di un Lodo, cioè un arbitrato esterno di alcuni giudici, chiamati a decidere: i giudici sono scelti dalla Cir, dai Formenton-Mondadori, e dalla Corte di Cassazione. Il verdetto finale è a favore di De Benedetti. Berlusconi e i Formenton però non gettano la spugna e ricorrono alla Corte d’appello di Roma, che nel 1991 dichiara nullo l’accordo scritto tra i Formenton e De Benedetti e di conseguenza anche il Lodo Mondadori.

In seguito, nel 1995, si apre un nuovo processo sul Lodo Mondadori, per l’ipotesi di corruzione di uno dei giudici della Corte d’appello di Roma (Vittorio Metta) che nel ’91 annullò il Lodo. La vicenda giudiziaria, che si è intrecciata al caso Imi-Sir e che ha visto coinvolti, oltre a Silvio Berlusconi, anche Cesare Previti (in qualità di “avvocato-corruttore” per conto della Fininvest): in questo processo, giunto in Cassazione nel 2007, Previti è stato condannato, insieme al giudice Metta. La Cassazione conferma anche il proscioglimento dalle accuse per Silvio Berlusconi per intervenuta prescrizione, e respinge il ricorso per un’assoluzione piena.

Attualmente è in corso – il 9 luglio si attende la sentenza d’appello – il processo civile relativo ai danni economici causati a De Benedetti dalle vicende sul Lodo Mondadori (e relative tangenti pagate al giudice Metta): in primo grado la Fininvest è stata condanna a risarcire De Benedetti per un danno da 749 milioni di euro.

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