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Il laureato(senza infamia ,né lode)

agosto 25, 1999 De Simone Luca

Quasi la metà dei diplomati italiani ha preso il vezzo di iscriversi all’università.
Ma solo un 10% riuscirà infine a laurearsi. In compenso gli studenti devono fare i conti con ministri sprovveduti e distratta burocrazia. Mentre l’ambizioso disegno riformatore del governo si scontra con le resistenze di una classe docente lievemente neghittosa, anziana e restia ai cambiamenti. Piccolo dizionario di ciò che si deve sapere (specie
se matricole) dell’anno accademico che è venuto e che verrà

AAA studenti cercasi Sembra che spariscano nel nulla. Migliaia di studenti affollano ogni anno le pagine dei giornali e i servizi dedicati alla maturità, il nuovo esame di Stato, lo spauracchio di tanti (quasi tutti) i diciottenni. Tante o poche materie, sessantesimi o centesimi che siano, è questa la prima prova veramente impegnativa, o almeno che si presenta tale, per i giovani che diventano adulti. Poi la metà di loro cade nel dimenticatoio dell’Università. Secondo i dati forniti dal Ministero, su 100 diciannovenni, 43 si iscrivono negli Atenei italiani. Non sono ancora disoccupati, costituiscono un problema in meno per le “politiche dell’occupazione”, non protestano nemmeno più, picchiandosi come trent’anni fa. Eppure la qualità dell’istruzione e in particolar modo dell’istruzione secondaria superiore è uno degli indicatori più importanti per il futuro di ogni stato, di ogni economia, di ogni cultura.

Associazioni Ogni Università stanzia ogni anno una quota del proprio budget per finanziare le attività culturali e ricreative delle associazioni studentesche. Per invogliare i giovani a mettersi insieme e a costruire, per essere creativi in un ambiente che sembra freddo e ostile. Il Senato Accademico dell’Università di Pisa, composto da tre studenti e da decine di professori, ha però deciso sentito il parere negativo degli studenti, di devolvere questa quota a favore della missione Arcobaleno, per aiutare i profughi del Kosovo. I professoroni universitari hanno così magnanimamente ucciso un anno di attività studentesche per fare del bene. Con i soldi degli altri.

Cooperative Vivono nelle università italiane alcune cooperative di studenti che offrono servizi a chi studia (vendita di libri scontati, fotocopie e dispense). Sono piccole opere, ma sono molto fastidiose per alcune librerie o case editrici specializzate in testi universitari. Si dà il caso che queste stesse librerie pubblichino anche i testi di molti docenti. Difficile cavarsela quando si ha contro il popolo e il Governo, diceva Peguy. Così, laddove è possibile, queste esperienze nate dal basso per rispondere ad esigenze di studenti vengono eliminate, in nome di una nuova efficienza, quella imposta dall’alto. Alla Università di Milano Bicocca, per esempio, non è permesso agli studenti di fare questo servizio, nemmeno con un banchetto nei deserti atri. Si deve attendere una decisione del comitato ordinatore, una gara d’appalto che permetta a tutti di partecipare alla gestione del servizio. Forse è vero che se viviamo è solo per grazia dei potenti.

Elezioni Quest’anno dovevano svolgersi le elezioni universitarie nazionali. Si dovevano scegliere gli studenti che affiancassero il Ministro durante la gestione della riforma dell’Università. Ma, dal momento che un Ministro dell’Università, in pratica, non esiste, le elezioni sono state rimandate. Sono stati eletti solo gli organi di governo di alcune Università. I risultati vedono un calo generalizzato delle liste che si riconoscono direttamente in partiti politici, sia di destra che di sinistra, mentre vincono le liste legate a realtà presenti in Università. Si cerca insomma di votare, quando lo si fa, per delle persone, di cui si conoscono l’impegno e le idee, piuttosto che per partiti che appaiono come gusci vuoti, privi di proposte credibili, ma infarciti di slogan ideologici.

Laureati (ad “honorem”) Si sa, la laurea ad honorem è un pezzo di carta di prestigio per chiunque lo riceva.

Chiedetelo a Riccardo Muti, recentemente laureato in Lettere dall’Università Cattolica di Milano: quando gli fu offerta la laurea in Scienze dell’Educazione rifiutò sdegnosamente, chiedendo quella in Lettere e Filosofia. Guardate Pavarotti, dottore in Agraria presso l’Università di Modena, o Lucio Dalla, che ha ricevuto l’alloro da quella di Bologna… A Firenze, come riportato su Tempi, alcuni studenti hanno sollevato una obiezione quando si è trattato di assegnare la laurea honoris causa a Yang Zemin, già Ministro della Cultura cinese ai tempi di Piazza Tien An Men.

Numero chiuso Come ogni anno gli esclusi dalla facoltà di Medicina, capitanati dalle associazioni di sinistra, fanno ricorso al TAR, per ottenere l’ammissione. Sbandierando il “diritto di tutti a studiare”, la sinistra pensa che il miglior modo sia permettere a tutti di iscriversi. Non sapendo forse che il sovraffollamento degli Atenei è la principale causa dello studio negato. Si preferisce dunque la selezione naturale alla selezione all’ingresso, fatta su motivazioni, conoscenze, capacità. Quest’anno ci sono alcune differenze: la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso novembre che dichiara legittima la programmazione degli accessi; le rigide norme dell’Unione Europea. Sembra avviarsi verso una conclusione negativa la vicenda di quegli studenti che si sono affidati alle demagogiche promesse di chi promette una università per tutti. Il numero chiuso sembra ormai una necessità a cui, anche a malincuore, la sinistra si deve adeguare.

Popolazione univeristaria A leggere le statistiche di quest’anno c’è da fare interessanti scoperte. Se gli iscritti all’Università sono grosso modo gli stessi dal ’93 ad oggi, aumentano gli iscritti a corsi di diploma universitario (quasi raddoppiati). La popolazione universitaria però presenta grossi scompensi: le immatricolazioni passano dalle 337.000 del ’93 alle 275.000 del ’98; la percentuale degli studenti fuori corso sul totale degli iscritti passa dal 30 del ’93 al 38% del ’98. Si iscrivono meno persone e rimangono di più in Università. Ancora alta la percentuale di abbandoni e bassa quella di laureati: su 100 giovani tra i 24 e i 30 anni solo 14 sono laureati. In conclusione: sempre più ci si “parcheggia” in Università in attesa che qualcosa succeda: chi trova lavoro abbandona, molti aspettano e alcuni, prima o poi, finiscono anche per laurearsi.

Riforma A questo tipo di esigenza sembra voler rispondere il progetto di riforma elaborato dal Ministro Berlinguer: lauree più brevi e più facili per tutti, di tre anni, che forniscano conoscenze base delle varie discipline e gradini superiori via via più impegnativi (specializzazione, dottorato, master) più selettivi e professionalizzanti. Seconda importante novità: la laurea a punti. Ogni studente deve totalizzare un certo numero di crediti (frequentando corsi, seminari e stage) per conseguire l’ambito pezzo di carta. Per la verità questo sistema, che partirà in alcuni Atenei già dal prossimo anno accademico, è frutto di una soluzione elaborata dai Ministri competenti dei principali Paesi Europei, sottoscritta l’anno passato alla Sorbona di Parigi. Principale scopo è quello di uniformare la validità dei titoli di studio a livello europeo. Questo progetto ambizioso cade però su un mondo accademico assolutamente impreparato e restio a modificare lo status quo ottenuto.

Sembra tutto giusto e di facile attuazione, ma le resistenze sono enormi. Oltre agli studenti, infatti, l’Università annovera 50.657 dipendenti tra professori, ricercatori e assistenti. E’ questa forse la categoria più immobile e restia ai cambiamenti che esiste. Secondi i dati forniti dal Ministero l’età media dei docenti è tra i 53 e i 58 anni, mentre i ricercatori hanno in media 44 anni. Questo mostra come il ricambio generazionale sia scarsissimo e come la carriera universitaria sia bloccata. Altri dati dicono che il 90% dei dipendenti lavora per l’Università a tempo pieno. Questo fa un po’ sorridere molti studenti che conoscono le difficoltà di rintracciare i docenti negli Atenei, impegnati come sono in studi o attività private. Molti ricordano anche la sfuriata del Ministro Zecchino contro le doppie attività e la trascuratezza della didattica dei docenti.

Oscurantismo…
L’Università Cattolica non ha rinnovato il contratto al professore Lombardi Vallauri, ordinario di Filosofia del Diritto e condannato come eretico dalla Chiesa Cattolica per alcune sue affermazioni. Subito i ben pensanti si sono scagliati contro il neo oscurantismo della Chiesa, che caccia i liberi pensatori, che teme il dibattito o il confronto, che non fa vera ricerca o vera cultura, ma solo propaganda. In particolare il professor Jori, dell’Università Statale, dalle pagine del Sole 24 ore, scriveva che la “credibilità dell’Università Cattolica e della Chiesa tutta ne esce gravemente compromessa”. Non tutti sanno che il professor Lombardi Vallauri, ordinario anche presso l’Università di Firenze era stato considerato anche da questo laico Ateneo un “pericolo” dal punto di vista educativo per le matricole che seguivano il suo corso, tanto che, non potendo licenziarlo, lo avevano spostato al terzo anno per “limitare i danni”. Ma forse questo dell’educazione è un discorso troppo demodè, è molto più chic parlare di libertà da vincoli, nuovo medio evo ecc. ecc.

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