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Il “kapo” Schulz è pronto a guidare l’Europarlamento

gennaio 17, 2012 Redazione

Domani verrà eletto presidente, grazie all’appoggio dei popolari e dei libdem. Il tedesco Schulz è diventato famoso per il modo in cui Berlusconi, dopo aver incassato le sue accuse nel 2003, lo apostrofò: «Kapo». Ma l’ex premier italiano non è stato l’unico. Del resto, anche l’irreprensibile e moralista socialdemocratico ha fatto le sue marachelle

«So che stanno girando un film sui lager. La proporrò per il ruolo di Kapo». Difficile dimenticare le parole con cui Silvio Berlusconi, nel luglio 2003, si rivolse ironicamente all’europarlamentare socialdemocratico Martin Schulz, che l’aveva appena inquisito all’Europarlamento accusandolo di usare l’immunità parlamentare per sfuggire ai suoi processi. A nove anni di distanza, Schulz, reso famoso dalla diatriba, salirà alla guida dell’organo Ue. Il voto per eleggere il presidente nella seconda metà legislatura avrà luogo solo domani ma il risultato è scontato: il gruppo popolare e i libdem hanno già assicurato che lo sosterranno.

L’irreprensibile tedesco ha 56 anni e viene da un villaggio della Nord Renania/Vestfalia, Wurselen. Suo padre era poliziotto e lui ha ereditato un che di poliziesco nei modi. Non beve, non fuma ma anche lui ha fatto le sue gaffe. Anni fa, incontrando alcuni giornalisti, notò che la presenza italiana era cospicua e, quando gli è stato risposto che in fondo «gli italiani sono 60 milioni», rispose: «Troppi!». Per rispondere alla battutaccia si potrebbero usare le parole usate da Schulz per rispondere a Berlusconi dopo l’ormai celebre battuta del kapo: «Mi chiedo se chi è capace di dire certe cose può svolgere funzioni pubbliche».

I modi caporaleschi e i toni inquisitori di Schulz non hanno portato solo Berlusconi a paragoni azzardati. Il socialdemocratico nel 2010 si è preso del «fascista antidemocratico» anche da Godfrey Bloom, un deputato britannico dello Uk Independence Party – estrema destra favorevole al ritiro del Regno Unito dalla Ue – che lo ha apostrofato con la frase «ein Volk, ein Reich, ein Führer», cioè «un popolo, un impero, un leader», slogan piuttosto conosciuto nella Germania del periodo nazista.

Ma il moralista Schulz, meno irreprensibile di quanto non sembri a prima vista, è stato al centro di numerose polemiche nel 2009, quando il suo ex compagno di partito Hans-Peter Martin lo ha bollato come un beneficiario abusivo dei gettoni di presenza. Stando a quanto pubblicato dalla stampa, Schulz, insieme ad altri, avrebbe intascato 21 gettoni di presenza col sistema del “firma e fuggi”: si entra in aula, si firma in modo da esseri sicuri di ricevere il gettone e poi si esce. Fatti i conti sono circa 5.500 euro guadagnati a sbafo.

Il barbuto anti-Berlusconi di Wurselen, che nel famoso episodio del 2003 ha rimproverato al leader del Pdl di utilizzare l’immunità come scudo giudiziario per non rispondere delle “malefatte personali”, ha usato proprio l’immunità parlamentare europea nei confronti del tribunale distrettuale di Amburgo, in una causa intentata contro di lui dalla immancabile Bild. Il più diffuso quotidiano tedesco lo aveva criticato nell’ambito dei gettoni di presenza “rubati” e Schulz aveva ribattuto che si trattava di «una campagna di sobillazione senza precedenti per la diffamazione dello Statuto dei deputati europei, diligentemente portata avanti dal giornale scandalistico più scioccante della Germania». Il tribunale decise per lui un’ammenda fino a 250 mila euro ma l’europarlamentare, ricorda un articolo del Giornale, venne salvato dall’immunità.

Ad ogni modo, la diatriba tra il tedesco e l’Italia sembra destinata a concludersi, nonostante Schulz abbia brindato alle dimissioni di Berlusconi da premier. Il leader del Pdl, una volta saputo che anche i suoi uomini avrebbero votato per il tedesco, ha dichiarato: «Avrei piacere ad incontrarlo». Forse perché, in cambio del voto, il socialdemocratico potrebbe aiutare il Pdl a inserire Amalia Sartori nella pesantissima Commissione Industria visto che verranno rinnovati anche i vicepresidenti e i presidenti delle Commissioni.

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