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«I consiglieri di Milano guardano Italia-Irlanda». E quindi? «E quindi vado a casa a mangiare»

giugno 20, 2012 Chiara Sirianni

Il grillino Mattia Calise pubblica una foto “compromettente” dei colleghi che sbirciano la partita Italia-Irlanda. Mazzali (Sel) invoca ironicamente «telecamere anche nelle toilette».

«I miei colleghi guardano la partita durante il Consiglio. Accade nella sala adiacente allestita con il proiettore. La seduta andrà avanti tutta la notte, ma io qui li saluto, se questo è il rispetto delle istituzioni vado a mangiare normalmente a casa». Sono parole di Mattia Calise, giovanissimo consigliere del M5S a Milano, che ha pubblicato sulla rete tanto cara ai grillini (su Facebook, per l’esattezza) una foto “compromettente” in cui alcuni consiglieri assistono agli Europei di calcio. Una decina di sedie e un proiettore, Italia-Irlanda a sfidarsi e una brevissima pausa nel mezzo di un Consiglio durato ore e ore, in cui si deve fare il punto su Irpef e bilancio.Qualche minuto di pausa basta a provocare uno slancio anti-casta, con tanto di foto scattata sull’iPad e pubblicata on-line? Vuoi per il nervosismo dovuto alla maratona legislativa vissuta a Palazzo Marino (il bilancio va approvato urgentemente entro il 30 giugno) vuoi per quello che è stato vissuto come un gesto puramente populistico, la trovata di Calise (che aveva già ripreso le trattative durante un consiglio comunale sulla vendita di Sea) ha causato un certo scompiglio. Immediata la replica (rigorosamente su Facebook) del ventiquattrenne Emanuele Lazzarini (Pd): «Caro Mattia, ieri prima di andartene a casa indignato hai scattato una bella fotografia. E anche se non si vede, in quella foto ci sono anch’io, davanti a quello schermo improvvisato su cui scorrevano (un po’ a scatti, per la verità) le immagini della partita dell’Italia, mentre nell’aula a fianco era in corso il Consiglio Comunale. Sì, lo puoi ben dire, ho commesso l’inespiabile colpa di assentarmi per qualche minuto dall’aula consiliare per guardare la partita».

Lazzarini rigetta l’etichetta del lavativo: «Il populismo ha le gambe corte», scrive, complimentandosi per l’immagine. «Il sogno di ogni grillino, la dimostrazione (oserei dire) pubblicitaria che destra e sinistra (tuttiugualistessoschifo, naturalmente) sono shifosamente uguali (o ugualmente schifosi?) anche quando, figuriamoci!, si parla di pallone. Ovviamente in barba agli onesti cittadini che ci pagano pure il gettone».
Uscire dall’aula? «Oltre che normale, diventa desiderabile e anzi, quasi vitale. Per legittima difesa». Lazzarini, insomma, rivendica la scelta di chi, piuttosto che «ascoltare il disco rotto di qualche consigliere d’opposizione» ha scelto di «sedersi 10 minuti per vedere i gol dell’Italia (evvai)». Precisando che «con la discussione sull’addizionale Irpef ci siamo portati a casa circa 2 euro l’ora. Naturalmente senza straordinari, ferie, malattie o contributi». La foto è diventato un caso e i commenti in rete si sono sprecati, divisi in due fazioni ideali: «Non se ne può più della strafottenza dei politici», scrive qualcuno, invitando Calise a mandare la foto al sindaco Giuliano Pisapia, perché prenda provvedimenti contro i consiglieri immortalati. Altri accusano Calise di incoerenza: «Che senso ha dire: se questo è il rispetto delle istituzioni, io vado a casa a mangiare? In estrema sintesi è un po’ come dire: se non lo fai tu, non lo faccio nemmeno io. Con la differenza che tu sei stronzo, io no».  Non si tratta, però, soltanto di una schermaglia tra giovani tifosi della nazionale.

Il consigliere comunale di Sel, Mirko Mazzali, che fa parte della maggioranza di centrosinistra, ha commentato a caldo così: «Stasera avevo una cena, alla quale tenevo tanto, a Parma con i miei ex compagni di squadra di basket. Saltata per via del consiglio comunale. È chiaro che poi quando in qualche pagina di qualche collega consigliere fotografo leggo che siamo dei ladri che guadagnano 9000 euro al mese, come dire un pochino mi adiro, diciamo così. Peccato, perché poteva anche chiedere a Pizzarotti se aveva finito di scorrere curriculum e magari completava la giunta». Mazzali ha anche pubblicato una sarcastica letterina idealmente diretta al presidente del Consiglio Comunale, Basilio Rizzo: «Coscienti che il limite fra trasparenza e derisione del lavoro dei consiglieri comunali debba essere ben delineato e siamo sicuri da lei tutelato» e premesso che Calise «si avvale dell’ausilio di altre persone che sono presenti fra il pubblico» e che «i collaboratori del consigliere Calise estrapolano fotogrammi delle immagini postando commenti sui consiglieri comunali» ci si chiede «se un domani ci dobbiamo aspettare la presenza di telecamere, oltre che nelle sale adiacenti al consiglio, anche magari nelle toilette». Si precisa, inoltre, che «è necessario un controllo dei controllori per un principio di trasparenza nell’operazione trasparenza posta in atto dal movimento 5 stelle. E si chiede di essere autorizzati, a proprie spese, a installare una videocamera che riprenda coloro che riprendono, per ogni valutazione e evenienza. Seguono firme».

Casualmente sul blog di Beppe Grillo il 18 giugno è stata pubblicata una lettera di Mattia Calise (diretta proprio a Basilio Rizzo) in cui viene denunciata la situazione del Consiglio. Alcuni stralci meritano di essere riportati: «C’è un luogo a Milano che rimane immutato nel tempo, come una vecchia fotografia che ingiallisce, sembra il set cinematografico di un film d’epoca dove ogni settimana va in onda il peggio della vecchia politica italiana», scrive Calise, lamentando le «sedute lunghe, dalle 16.30 alle 24.00», un metodo di lavoro «che punta sullo sfinimento reciproco (come le sedute da 27 ore o quelle da 18), anziché sulla condivisione e partecipazione con la città». Insomma: viste le circostanze «sono convinto che il mio ruolo di Consigliere, volto a contribuire al controllo del Comune di Milano, delle sue aziende partecipate o controllate, e all’indirizzo dell’esecutivo, non possa essere svolto correttamente se costretto unicamente a rimanere bloccato in paradossali sedute per il ricatto di alcuni gruppi politici. Preso atto delle convocazioni previste per la settimana prossima (il 18, 19, 20, 21, e 22 giugno) durante le quali continueranno le modalità ostruzionistiche che sopra ho descritto, Le comunico che non sarò in grado di garantire la mia presenza costante nel Consiglio». Per carità, la politica è un mestiere faticoso e non tutti sono predisposti a tale sforzo. E andare a «mangiare normalmente a casa» non è certo un reato, ci mancherebbe. Lamentarsi delle sedute troppo lunghe per poi scagliarsi contro chi (la casta!) ha sbirciato una partita di calcio – il tempo di un gol–  forse un gesto di cui nessuno sentiva il bisogno. Infine: al netto di tutte queste polemiche e protagonismi, qualcuno a Palazzo Marino si ricorda del bilancio da approvare con urgenza?

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