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Il governo pone la fiducia sul pacchetto svuota-carceri per superare l’ostruzionismo della Lega

febbraio 8, 2012 Chiara Rizzo

La norma dovrebbe “tamponare” l’emergenza degli istituti di pena italiani, dove attualmente sono detenute circa 68 mila persone a fronte di una capienza massima di circa 45 mila.

L’approvazione del decreto legge “svuota carceri” è diventato un percorso ad ostacoli che ha trovato speculari i due estremi opposti, Lega e Idv. Il dl scadrà il 20 febbraio, ma la Lega aveva già iniziato un ostruzionismo massiccio, presentando 500 emendamenti, seguita dall’Idv. Perciò il governo oggi ha annunciato che sullo svuota carceri verrà posta la fiducia: mentre il ministro per i Rapporti con il parlamento Pietro Giarda lo annunciava, l’aula è stata sepolta dai fischi dei parlamentari leghisti e dell’Idv. Secca la dichiarazione di guerra del partito di Antonio Di Pietro. Il deputato Fabio Evangelisti ha già fatto sapere che il gruppo voterà contro la fiducia, «Ci costringete a farlo ancora una volta. Sono state chieste troppe fiducie, siete sulla stessa media del governo Berlusconi con la differenza che questo governo non è politico e quindi deve essere quanto mai attento alle esigenze del Parlamento e dei deputati».

Il decreto svuota carceri è un pacchetto di norme “tampone” all’emergenza in cui versano gli istituti di pena italiani, dove attualmente sono detenute circa 68 mila persone a fronte di una capienza massima delle carceri per 45 mila. Il governo ha calcolato che con le misure del pacchetto potrebbero esserci tra i 15 e i 20 mila detenuti in meno (in realtà molti esperti del settore, ad esempio i rappresentanti dell’Unione penalisti italiani, pensano che gli effetti saranno certamente più blandi): misure necessarie di pronto intervento, secondo il Guardasigilli Paola Severino, che presentando il pacchetto di norme aveva inizialmente “aperto” alla possibilità di un’amnistia. In realtà già solo il pacchetto di misure attuali ha provocato fortissime spaccature e divisioni.

Il primo punto, che spinge la Lega a parlare, addirittura, di «amnistia mascherata», è la norma che consente di scontrare agli arresti domiciliari gli ultimi 18 mesi di una condanna più ampia. Questa norma, secondo le più ottimistiche previsioni del Dipartimento amministrazione penitenziaria, riguarderà al massimo circa 6 mila persone detenute, con un risparmio di spesa per lo Stato – tra l’altro – stimato in 375 mila euro al giorno. La norma in questione allarga di fatto quanto già previsto con la norma Alfano: un’esperienza significativa anche per la valutazione sulla recidiva, dal momento che non si sono registrate evasioni da parte di quei detenuti che con la precedente legge avevano ottenuto i domiciliari per l’ultimo anno di pena.

Il secondo punto riguarda invece gli arresti in flagranza, con alcune modifiche all’articolo 558 del codice di procedura penale, per contrastare il fenomeno delle “porte girevoli”, che vede ogni anno il transito nelle case circondariali per pochi giorni (tre al massimo) di circa 22 mila detenuti in attesa di giudizio e crea pesanti ingolfamenti al sistema penitenziario. Chi verrà arrestato in flagranza, dovrà essere giudicato per direttissima entro 48 ore (anziché 96 ore), e in quell’arco di tempo sarà detenuto ai domiciliari o, se possibile, nelle celle di sicurezza dei commissariati o delle caserme dei carabinieri. Esclusi però i reati più gravi quali scippo, furto in casa, rapina ed estorsione (polemiche in questo caso sono arrivate oltre che dalla solita Lega, anche dal Pdl, tramite l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha denunciato che per la scarsità di posti nelle caserme si starebbero riducendo però gli arresti in flagranza).

Il terzo punto prevede invece dal 1 febbraio 2013 la soppressione degli ospedali psichiatrici giudiziari. Oggi sono ancora sei in tutt’Italia, ridotti in condizioni di assoluta fatiscenza: vi sono reclusi 1.387 uomini e 98 donne (a fronte di una capienza di 1.337 posti). Poco prima di annunciare il voto di fiducia sul pacchetto il Governo ha incontrato i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati, cui ha promesso di «studiare soluzioni con la massima urgenza» rispetto all’emendamento passato alla Camera sulla responsabilità civile dei magistrati, che dovrà essere votato in Senato.

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