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Il Governo del Sud Sudan non fa riaprire Radio Bakhita, la voce dei cattolici

settembre 1, 2014 Redazione

Sono ormai passate due settimane da quando le autorità hanno bloccato le trasmissioni dell’emittente accusandola di «collaborare con i ribelli»

Radio Bakhita logoArticolo tratto dall’Osservatore romano – È in silenzio dal 16 agosto, dopo aver trasmesso un servizio sugli scontri in corso fra truppe regolari e ribelli nel quale si affermava che sarebbe stato l’esercito ad attaccare questi ultimi nei pressi della città di Bentiu, pur dando conto anche della versione ufficiale, opposta. Non si sblocca la spiacevole vicenda di Radio Bakhita, in Sud Sudan, chiusa per ordine delle autorità. Da Juba — interpellato dal Sir — il direttore, Albino Tokwaro, conferma che l’emittente cattolica dell’arcidiocesi «è chiusa da due settimane e non possiamo trasmettere. Abbiamo parlato con il Governo del Sud Sudan alcuni giorni fa, ma ancora aspettiamo che ci richiamino per firmare» alcuni documenti richiesti. Dopo il servizio incriminato le trasmissioni sono state interrotte e il caporedattore della radio, Ocen David Nicholas, rinchiuso in carcere fino al 19 agosto.

Il caporedattore e i giornalisti che erano in servizio quel giorno — chiarisce Tokwaro — «si sono limitati ad aggiungere a un comunicato consegnatoci da un ufficiale dell’Spla (l’esercito nazionale) una dichiarazione del portavoce dell’opposizione armata, già riportata dal sito del “Sudan Tribune”: questo forse è stato percepito come lo squilibrio» nell’informazione di cui Radio Bakhita è accusata. Le autorità, precisa il direttore, hanno accusato Nicholas di «collaborare con i ribelli» per via di quanto accaduto. All’emittente è stato anche chiesto, in vista di una riapertura di cui ancora non si conoscono i tempi, di rinunciare a trasmettere alcuni programmi di argomento politico. Ma questi, nota Tokwaro, hanno sempre dato voce a tutti: «Nel nostro spazio del mattino, “Wakeup Juba”, sono venuti a parlare anche esponenti del Governo e noi ne siamo stati felici». Del resto il commento politico non è certo la principale preoccupazione della radio cattolica sud sudanese: «Abbiamo naturalmente programmi religiosi ma anche trasmissioni sull’agricoltura, sui giovani, di educazione civica, sulla convivenza tra le diverse etnie del Paese. Solo uno o due programmi riguardano la politica».

Dopo la chiusura, l’ong statunitense per la libertà di stampa Committee to Protect Journalists ha denunciato l’accaduto, riaffermando l’imparzialità della stazione diocesana ed esprimendo «condanna» per il comportamento del Governo. La decisione delle autorità è stata criticata anche dall’Unione europea, i cui rappresentanti in Sud Sudan hanno spiegato di guardare «con particolare preoccupazione alla chiusura di Radio Bakhita e all’arresto» del caporedattore. E Toby Lanzer, capo della missione Onu in Sud Sudan, ha scritto su twitter di essere preoccupato per quanto avvenuto all’emittente cattolica nell’ambito di quello che ha definito «a prima vista un peggioramento della situazione per i media in Sud Sudan».

Intanto un’altra emittente sud sudanese, Radio Tamazuj, riferisce che varie chiese e istituzioni ecclesiali sono state attaccate da quando, a metà dicembre, è scoppiato il conflitto tra due fazioni del Sudan People’s Liberation Movement. Colpite anche stazioni radio cattoliche ed evangeliche.

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