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Il giro di Parma in 82 giorni. Pizzarotti e le grane del M5S

luglio 27, 2012 Daniele Ciacci

Il 7 maggio Federico Pizzarotti è diventato sindaco di Parma. E adesso? Viaggio nella città dell’antipolitica a ottantadue giorni dalla vittoria del grillino.

Il 7 maggio Federico Pizzarotti, project manager e consulente informatico per banche e istituti finanziari, vince il ballottaggio contro Vincenzo Bernazzoli, politico di vecchia data tra le file del centrosinistra. Il nuovo corso della politica – o meglio dell’antipolitica – ha inizio. All’alba del  27 luglio è il caso di guardarsi le spalle, e snocciolare questi ottantadue giorni che hanno fatto del “Pizza” – come lo chiamano i giovani parmensi – un sindaco di tutto rispetto. E sotto le cupole d’un Parmigianino, tra i paesaggi che ispirarono un Boito o un Bertolucci, tra piatti di prosciutto, tortelli e stracotti ci rechiamo sulla riva del Parma e tracciamo la storia dell’unico capoluogo di provincia nelle mani dei grillino.

LA GIUNTA. Le scelte più importanti richiedono tempo. Più se ne impiega, più c’è il rischio di non incappare nel tranello. Federico Pizzarotti ha completato la sua giunta il 7 luglio, a sessantun giorni dalla sua elezione: Laura Rossi è ministro del Welfare. Non è bastato l’eterno ritorno di Valentino Tavolazzi, reietto tra i grillini e fondatore del Movimento 6 Stelle, e nemmeno lo speed date che fece di Roberto Bruni l’assessore all’Urbanistica più rapido della storia – 24 ore di buon governo fermate dallo scandalo per il tracollo della sua azienda “Thauma Sas” –. Alla richiesta, via Twitter, di un cittadino di conoscere le mail dei consiglieri comunali – “ragioni di trasparenza, sa…” – Pizzarotti risponde: «Ci stiamo ancora lavorando». Era il 75 giorno dall’anno 0 di Parma.

L’INCENERITORE. Tanta parte del suo exploit politico Pizzarotti lo deve al netto diniego verso la fondazione di un inceneritore fuori dalle mura cittadine. “Salute”, “Ambiente”, “Futuro”: concetti che l’opposizione stemperava a fronte di alcune necessità di risparmio. Prospettiva: rifiuti zero, riciclo totale. Ammettendo, tuttavia, che per un obiettivo così alto ci vorranno ancora degli anni. Intanto, i lavori del gruppo Iren, che aveva in mano il cantiere del termovalorizzatore, sono bloccati. Tanto che la società ha vinto un ricorso al Tar e ha depositato una richiesta di risarcimento nelle mani del sindaco. Quindi, niente inceneritore. L’alternativa? Le linee programmate deliberate dalla giunta sono vaghe: «Si prevede una raccolta porta a porta con un piano più attento, per raggiungere alti livelli di differenziata». E poi?

MOVIDA. L’ultima grana che la giunta M5S deve snocciolare riguarda il consumo di alcolici. Il quartiere di Oltretorrente, quelle popolare della resistenza antifascista, abitato per lo più da studenti in trasferta e da immigrati, non potrà più vendere alcoli dopo le ore 21 fino alle ore 7. Divieto che è poi ampliato a tutte le bevande in bottiglie di vetro. Dice l’ordinanza: «È fatto divieto di vendere, per asporto o consumo sul posto, o cedere a terzi, a qualsiasi titolo, bevande alcoliche in qualsiasi contenitore (…) nonché bevande di qualsiasi specie in contenitore di vetro». Se Confesercenti e Ascom chiedevano una regolamentazione dell’attività lavorativa dei bar parmensi, non si aspettavano comunque un provvedimento di questo spessore. Si lamenta Stefano Cantoni, responsabile di Confesercenti: «La questione dell’occupazione dovrebbe essere il faro, la luce da seguire e incentivare ogni volta che ci sono segnali positivi: qua invece si fa il contrario». Ma, su una decisione così controversa, Pizzarotti non poteva rivolgersi ai tanto citati “referendum popolari online”?

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