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Il gentile Pisapia rimpasta la sua giunta gentile. E tutti litigano poco gentilmente

giugno 7, 2012 Chiara Sirianni

Previsto a ottobre il rimpasto della giunta di Giuliano Pisapia. Tre gli assessori dati in uscita: Boeri, Guida e Castellano.

Tira aria di rimpasto, nella giunta arancione di Giuliano Pisapia. Troppe le tensioni interne, palese la perdita di consenso, sempre più difficile per il sindaco il richiamo a una coesione che non c’è, moltissimi i veleni che circolano a Palazzo Marino: assessori contro consiglieri, consiglieri contro assessori, assessori contro capigruppo. E come riassume qualuno a mezza bocca, con una maggioranza del genere quasi non c’è bisogno di un’opposizione. In effetti la polemica, ormai, è perenne e poco costruttiva. La visita del Papa a Milano? Il discorso di Pisapia in Piazza Duomo non è piaciuto né a destra né a sinistra, fra prese in giro («Sindaco, oggi il consiglio comunale lo finiamo alle 19.30 per vedere il commissario Rex?») e anti-clericalismo un po’ ottuso («C’era proprio bisogno di sistemargli la mantellina, come un maggiordomo qualsiasi?»).

Il vicesindaco Maria Grazia Guida rivela al quotidiano Avvenire di essere contraria alla realizzazione di un registro delle unioni civili a Milano? Se sui giornali appaiono le reazioni compassate dei vari consiglieri (riassumibili in: “Le sue parole sono state mal interpretate”) off the record volano gli insulti. Anche perché il vicesindaco aveva già ribadito il concetto al Corriere: «Sono contraria al registro delle unioni di fatto, che trovo persino stigmatizzante e che credo non vogliano neppure le persone che fanno scelte diverse dal matrimonio». Parole che hanno causato qualche fastidio: «Se c’è un programma e una squadra, non si possono fare scivoloni» si commenta dalle parti di Sel, mentre per altri «deve averglielo chiesto l’arcivescovo Scola, è evidente». Qualcuno ammette candidamente che il registro «è simbolico, lo sanno tutti che ha un risvolto amministrativo quasi nullo». E c’è anche chi guarda più in là: «Tanto ormai…». Ormai cosa? «Ormai il rimpasto di giunta è imminente. E chi è fuori, lo sa già». Dopo le indiscrezioni uscite sui giornali, infatti, il passatempo preferito di Palazzo Marino sembra essere diventato il toto-scommesse: quale testa sta per saltare?

Pisapia non ha smentito, anzi: «Quelle uscite sui giornali non sono le parole del sindaco, ma i rimpasti nelle giunte sono cose che accadono». Chi rischia? L’assessore alla mobilità, Pierfrancesco Maran, non piace molto a Sel (che non nasconde l’ironia per il sondaggio da lui proposto sui social network, e ripreso puntualmente dal quotidiano di via Solferino: “Nuove panchine per corso Vittorio Emanuele: pietra o legno? Votate la vostra preferita»). Inoltre su di lui pesa la vicenda della Metro 5 e della sua mancata inaugurazione, che aveva fatto imbestialire il sindaco. Ma ha l’Area C come asso nella manica, e il Pd gli ha garantito il suo appoggio incondizionato.

Gli assessori dati in uscita, secondo i ben informati, sono tre. Oltre alla Guida (che ha, tra l’altro, la delega all’Educazione) si chiacchiera dell’assessore alla casa, Lucia Castellano. Per le uscite “leggere” sulle occupazioni abusive, ma soprattutto per il ritardo delle opere e per i numerosi progetti accantonati. Oltre a Stefano Boeri, assessore alla Cultura che si è reso protagonista di un braccio di ferro a distanza costante con sindaco: su Expo prima, sul Milano Fim Festival poi, sul caso Macao, e infine sui concerti estivi (sfumati) all’Arena. Più che a Roma (a cui dicono punti Majorino) per Boeri è probabile una candidatura in Regione, magari assieme a Pippo Civati, in corsa per la Presidenza della Lombardia (in declino, dopo il caso Gamberale, la stella di Bruno Tabacci). Il rimpasto dovrebbe avvenire dopo l’approvazione del bilancio 2012. Nel frattempo c’è chi si allena in panchina, e chi attende il momento giusto per puntare direttamente al Parlamento (anche perché, con l’attuale legge elettorale, non servono preferenze). Ma non è affatto detto che una giunta così composta possa reggere, da qui alle elezioni politiche.

Per Carlo Masseroli, capogruppo dell’opposizione, si tratta di un fallimento annunciato: «A prescindere dal rimpasto, scommettiamo che quando ci saranno le elezioni nazionali metà giunta se ne andrà? È il modello Pisapia ad aver fallito. Non si è formata affatto una squadra coesa. C’è solo lo sforzo immane di tenere assieme posizioni palesemente incompatibili». Non saranno anche le liste civiche nazionali, ad attirare? «Non lo so, ma è un concetto che disapprovo» risponde Carmela Rozza, capogruppo Pd. «I partiti cercano di salvarsi l’anima con le liste civiche, ma è un’illusione: l’unico modo per organizzare una democrazia sono i partiti. I prestati alla politica non funzionano».

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