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Il gangster da 100 milioni di dollari

settembre 22, 1999 Kramar Silvia

Dietro allo scandalo che rischia di travolgere Boris Eltsin e la Bank of New York si nasconde la misteriosa figura di Semion Mogilevich: ebreo (ma truffò i suoi correligionari esuli in Palestina) inseguito dal Mossad e da tutti gli altri servizi segreti; finanziere con interessi in tutto il mondo, dalla sua fortezza ungherese ricicla danaro sporco e traffica in armi. Ecco la storia, non ancora scritta, dell’inafferrabile Arsenio Lupin post-sovietico

Sono arrivati lunedì a New York i funzionari del Ministero degli Interni russo, dell’ufficio finanza e della Sicurezza federale di Mosca, per fare finalmente luce sullo scandalo del riciclaggio di denaro sporco attuato presso la prestigiosa Bank of New York, mentre il Congresso americano prevede di dare inizio, il 21 settembre, all’inchiesta che rischia di risalire fino a Boris Yeltsin ed alle sue figlie. Lo scandalo è stato un duro colpo per questa banca, la sedicesima degli Stati Uniti, che vanta una storia lunga 226 anni, quand’era stata fondata da uno dei padri americani, Alexander Hamilton. La Bank of New York cura da sempre gli interessi della “old money” newyorchese, le fortune degli anglosassoni della Park Avenue e della Quinta strada; e adesso i dirigenti si vergognano di essersi affidati ad una donna russa senza scrupoli, Natasha Kagalovsky, e ad un’altra, Lucy Berlin, responsabile dell’ufficio londinese, che sono state subito sospese e sulle quali adesso verte il grosso dell’inchiesta dell’Fbi. Inchiesta cominciata però grazie ad una soffiata dei servizi segreti inglesi, che da lungo tempo stavano seguendo la pista di un grande “mafioso” russo, forse il personaggio chiave di questi miliardi riciclati e finiti nelle tasche di politici, uomini d’affari e della nuova malavita moscovita.

Il padrino di tutte le russie I servizi segreti di Scotland Yard lo descrivono infatti, senza mezzi termini, come “il mafioso più pericoloso al mondo” ed in effetti Semion Mogilevich potrebbe apparire nei film di James Bond: una via di mezzo tra il leggendario Ernst Blofeld e il Dottor No, se non fosse per il fatto che la sua vita non è romanzata e che i suoi cento milioni di dollari – accumulati attraverso anni di incredibili sotterfugi e trovate geniali, nel caos della Russia che abbandonava la strada del comunismo aprendo le porte a chiunque cercasse fortuna – sono veri e giacciono nelle banche di mezzo mondo.

Mogilevich ha 53 anni e vive in una fortezza di Budapest, guardato a vista da cani addestrati e guardie del corpo, convinto che qualcuno voglia cercare nuovamente di ucciderlo (come avevano già fatto nel 1995) per vendetta o semplicemente per prenderne il posto. Ma il mafioso non è stupido, anzi: in Russia lo chiamano anche “il cervellone” per via della laurea conseguita presso la prestigiosa università di Lvov.

Lo scandalo della Bank of New York è nato grazie ad una soffiata degli agenti dell’MI6, il fior fiore dei servizi segreti della regina: che dal 1994 seguono passo per passo tutti gli spostamenti di Mogilevich e che hanno accumulato su di lui un incartamento che sembra un romanzo di Le Carré: “Semion Mogilevich è uno dei peggiori criminali al mondo e vale più di 100 milioni di dollari. I servizi segreti di svariati Paesi da anni lo osservano attentamente e i suoi affari nella sola Londra sono tanti e tali che l’abbiamo catalogato tra i criminali peggiori”.

Ma anche la stampa si è accorta di lui: lo scorso anno il settimanale newyorchese Village Voice aveva ottenuto dei documenti segreti della Fbi, della Cia e dei Mossad israeliani, nei quali si dettagliavano i movimenti di Mogilevich nel mondo della vendita illegale di materiale nucleare, delle droghe, della prostituzione, delle pietre preziose e della vendita di quadri rubati. I suoi uomini, come una gigantesca piovra, si muovono continuamente dall’Europa dell’Est all’Inghilterra, Israele e gli Stati Uniti.

Di lui si dice che controlli tutti gli scali dell’aeroporto internazionale moscovita di Sheremetyevo e che abbia acquistato la linea aerea – in bancarotta – di una delle ex province sovietiche, trasformandone gli aerei in veri e propri container per trasportare l’eroina dal Triangolo d’oro verso l’Europa. E grazie ad alcuni complicati escamotage legali, il mafioso è riuscito persino ad acquistare una larga fetta degli armamenti ungheresi e adesso possiede, in poche parole, un esercito personale.

Era la prima volta che qualcuno osava pubblicare un “profilo” così dettagliato e preciso del criminale, e Mogilevich non l’ha presa bene: la Cia ha detto al giornalista Robert Friedman e a sua moglie che il russo aveva messo una taglia di 100mila dollari sulla loro vita, e i due si sono dovuti nascondere.

Molti nemici, molti affari E anche adesso che il quotidiano inglese Independent ha avuto il coraggio di pubblicare un altro articolo, intitolandolo “Ecco come Wall Street è stata presa in giro dal gangster più diabolico del mondo”, la redazione londinese trema.

Ma di nemici, si legge sull’Independent, Mogilevich ne ha ovviamente molti altri: era uscito sulla scena all’inizio degli anni Settanta, quando il suo nome, e quello della sua piccola gang di Liubertskaya, facevano il giro dei commissariati moscoviti per essere stati coinvolti sia in numerosi furti che nella falsificazione dei rubli, ma solo all’inizio degli anni Ottanta Mogilevich aveva intascato i primi miliardi, rubandoli ai suoi correligionari ebrei: durante il massiccio esodo degli ebrei sovietici verso la Palestina, grazie alla politica dell’apertura promossa da Leonid Breznev, lui era entrato in scena promettendo agli emigranti di acquistare i mobili, i quadri e i rubli che loro non potevano portarsi dietro nel viaggio verso la libertà e promettendo, in cambio, d’inviare un corrispettivo nelle banche israeliane: soldi che non sarebbero mai arrivati e per i quali Mogilevich aveva invece previsto ben altri investimenti: presto avrebbe creato una compagnia petrolifera, la Arabat International che secondo l’Indipendent sarebbe stata domiciliata ad Alderney, paradiso fiscale delle isole Channel. Suo partner nell’impresa era un altro grande mafioso russo, Vyacheslav Ivankov, il quale aveva lasciato la Russia per diventare il “capo dei capi” della mafia russa a New York, dove invece aveva fatto un passo falso: aveva cercato di derubare due grandi personaggi di Wall Street, ed era finito in manette.

Assediato dalla nuova malavita moscovita, che voleva vederlo morto, Mogilevich si è quindi trasferito in Israele, comprandosi subito appoggi politici e acquistandone la cittadinanza, ma ben presto si è reso conto che i Mossad erano diventati la sua ombra. Divorziando dalla prima moglie, che oggi vive con un figlio in Inghilterra, si era quindi sposato con una donna ungherese e dopo aver ottenuto la sua nazionalità era scappato a vivere nella fortezza di Budapest, dalla quale controlla anche un giro di prostituzione internazionale presso le sue discoteche europee, chiamate tutte “Black and white”. E da allora il mafioso si è anche gettato nel nuovo business di una Russia che rischiava di trasformare il rublo in carta straccia: il riciclaggio di denaro sporco; denaro che lui voleva filtrare attraverso due ditte londinesi che aveva acquistato grazie all’aiuto dei più sofisticati avvocati inglesi che l’avevano indirizzato verso la Bank of Scotland.

Il grande riciclatore Secondo l’Indipendent, la polizia inglese avrebbe confiscato 2 milioni di sterline dai suoi conti, impedendogli di mettere piede sul suolo inglese.

Da allora gli agenti dell’MI6 sono riusciti a ricollegarlo alla famosa Benex Worldwide Ltd, il cui direttore è risultato essere l’uomo d’affari russo Peter Berlin, marito della Lucy Edwards della Bank of New York; la Benex è collegata alla ditta canadese YBM Magnex, da lungo ormai identificata come ditta ombra di Semion Mogilevich. Tuttavia, nella sua prima intervista con il New York Times, pubblicata nei giorni scorsi, Mogilevich ha dichiarato di non aver mai avuto nulla a che fare con la Benex. Indossando un abito a righe e una camicia mal stirata, il russo, che pesa più di 110 chili e che porta un paio di baffetti, ha negato qualsiasi coinvolgimento con la banca newyorchese: “Vi posso raccontare tutto, dalla taglia delle mie mutande nel 1972, a quel che mangiavo per colazione, a come faccio l’amore… ma non ho mai avuto nulla a che vedere con lo scandalo dei soldi riciclati”. Mogilevich ha poi ironicamente concluso: “Adesso che sono diventato il criminale più famoso al mondo voglio offrire un affare alla Procter and Gamble: voglio vendere detergente e chiamarlo Mogilevich. Sarà un sapone in grado di lavare tutto, dalle mutande alle valute straniere”.

Finanziere da combattimento (aereo) Ma le indagini proseguono, aprendo possibilità e scenari quasi catastrofici: Natasha Kagalowsky, la zarina della Bank of New York, nell’aprile del 1996 aveva firmato la richiesta ufficiale della banca russa Inkombank per ottenere dalla Riserva federale americana i permessi necessari ad aprire una succursale newyorchese; la Inkombank, adesso in liquidazione, era diventata nel giro di pochi mesi uno dei clienti maggiori della Bank of New York, ma il quotidiano New York Post ha lanciato l’allarme: la Inkombank – insieme all’altra banca russa Unexim – possedevano rispettivamente il 25% ed il 14% della società russa Sukhoi, produttrice degli aerei da combattimento fior fiore della difesa russa: aerei venduti per 30-45 milioni di dollari all’Irak, all’India e ad altri Paesi del terzo mondo.

Entrambe le banche sono state chiuse, schiacciate dal peso dell’accusa di riciclaggio di denaro sporco: la Inkombank, ad esempio, era fallita nel settembre dello scorso anno con una perdita di 1 miliardo e mezzo di dollari, ma prima di chiudere i battenti aveva trasferito la propria quota della Sukhoi presso una sua sussidiaria di Cipro e presso tre società off-shore: la Brasset, la Footnote e la Bridge Investments. Per tre anni oltre ad un miliardo di dollari, ottenuti grazie alla vendita dei jet militari, erano passati da Cipro attraverso la Bank of New York fino alle tre società in questione. E il quotidiano newyorchese adesso si domanda se il mondo della malavita russo e, in particolare, Mogilevich non fossero coinvolti nelle vendite di questi aerei, tra i più potenti al mondo.

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