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Il gabbiano di Gorla

marzo 31, 1999 Zottarelli Maurizio

Alzarsi il bel mattino, respirare a pieni polmoni il biogas delle
discariche e andar per margherite artificiali in boschi artificialmente profumati. Passeggiata in un paese “a vocazione rifiuti”

Nel cuore del ricco nord, ai piedi delle colline di Varese c’è un luogo al quale il freddo linguaggio burocratico dei piani provinciali ha riservato un orribile destino. Si tratta di un grappolo di paesi – Cislago, Marnate, Gorla Minore, Gorla Maggiore – sorti nei secoli nelle verdi campagne del varesotto, ma ormai abbastanza vicini a Milano da sentirne i rumori e vederne salire i fumi e soprattutto raccoglierne i rifiuti. Sta qui, nell’essere zona a “vocazione rifiuti”, come la definisce il piano provinciale, il triste destino di questi paesi posti al confine tra la provincia di Varese e quell’appendice della provincia di Como che s’incunea in territorio varesino e che Como decise di sacrificare ai rifiuti per limitare i danni ai suoi abitanti. A svantaggio di quelli dei paesi della provincia di Varese, più a valle e verso i quali tira il vento. A quel punto anche Varese pensò bene di costruire su quel confine la discarica destinata ai suoi rifiuti. E non soltanto ai suoi, ma anche a quelli della provincia Lecco e dell’area nord di Milano. Ed ecco il frutto di tanta vocazione: in un raggio di circa un km2 si trovano le discariche dismesse di Mozzate 1 (provincia di Como) chiusa nell’80 dopo aver raccolto ufficialmente 250mila tonnellate di rifiuti; Mozzate 2 (Como) chiusa nel 1996 con 2 milioni di tonnellate di rifiuti ufficiali e, secondo stime ufficiose, 4 milioni e 700mila di tonnellate reali; Mozzate 3 (Como) anch’essa dismessa dopo un totale di oltre 400mila tonnellate ufficiali. Superando una semplice rete si accede alla discarica di Gorla Maggiore, in territorio varesino, la quale invece è tuttora attiva e prevede 5 lotti dei quali, il 1° è stato aperto dal 1993 al 1994 per un conferimento totale di 430mila tonnellate (più un ulteriore sopralzo che ha portato la quota finale da 13 a 22 metri sopra il livello della campagna); il 2° che tra il 1994 e il ’96 accolse 530mila tonnellate, diventate 700mila con il sopralzo portato a 22 metri; il 3°, dimensionato per 400mila tonnellate e chiuso nell’aprile 1997 con relativo sopralzo è in fase di completamento; un 4° lotto da 700mila tonnellate e un 5°, in via di allestimento, da 600mila per un totale complessivo previsto di 2 milioni 530mila tonnellate. A tutto ciò si aggiungerebbe il cosiddetto “6° lotto” che in realtà è una nuova discarica collegata al polo tecnologico di Mozzate. Di sicuro perciò la raccolta proseguirà fino al 2005, poi si vedrà.

“A noi però questa vocazione ha distrutto la vita – spiega Carla Castellanza presidente del Cipta, Comitato indipendente per la promozione e la tutela ambientale di Gorla Minore – Viviamo in una sorta di camera a gas: è un odore terribile che provoca attacchi di nausea e, per una questione di correnti ascensionali, si scatena soprattutto di notte e al mattino presto, cioè quando siamo in casa. I week end, poi sono il momento peggiore, forse perché i gestori non si preoccupano neanche di coprire gli ultimi arrivi di rifiuti. Per cercare di limitare gli odori sono arrivati a spargere profumi nei boschi con il risultato di creare delle mefitiche miscele di puzza e aromi profumati. E quando protestiamo ci rispondono che “si sa che le discariche puzzano””. Naturalmente l’inquinamento da discarica sta intaccando anche le falde acquifere. La Asl si sforza di affermare che non ci sono pericoli, ma a Gorla Minore i pozzi, per l’inquinamento delle prime falde, ormai pescano a 280 metri di profondità e il Comune di Gerenzano, sede di una discarica, ha vietato l’uso dell’acqua potabile ufficialmente per via dei diserbanti usati in agricoltura. “C’è poi il problema del biogas continua la Castellanza -, sostanza altamente infiammabile, che si sprigiona dalle discariche e cammina sottoterra per chilometri magari penetrando nelle fondamente e nelle cantine con il rischio di esplosioni”. E infatti a Cerro Maggiore e Gerenzano è già successo che delle cantine esplodessero per il biogas. “Il fatto è che ormai ci considerano una discarica a tutti gli effetti – spiegano al Cipta – e invece di preservare i boschi che potrebbero ripararci dagli odori continuano a costruire: per esempio nella zona sono state aperte diverse aziende chimiche e ora ridurranno ancora la fascia di bosco per far passare, proprio da Gorla, la nuova autostrada che collegherà Dalmine a Como e Varese. Sembra che vogliano mandarci via tutti e di questo passo ci riusciranno: quando apriamo le finestre non vediamo più i corvi sopra le nostre campagne, ma solo gabbiani che volteggiano sui rifiuti”.

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