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Il fondo anti-crisi di Pisapia ha il trucco. Favorisce le coppie di fatto e discrimina le altre

luglio 11, 2012 Redazione

Il Comune dà fino a 5 mila euro. Solo che le coppie sposate devono esibire il certificato di matrimonio, a quelle di fatto basta esibire una dichiarazione resa all’anagrafe

«Così si rischia una discriminazione al contrario». Scrive così oggi sulle pagine della cronaca milanese il quotidiano dei vescovi Avvenire, a proposito del “Fondo anti-crisi, coppie di fatto favorite” (questo il titolo dell’articolo). Il quotidiano torna ad attaccare il sindaco Giuliano Pisapia su una questione che si trascina da tempo e su cui Avvenire aveva già scritto un duro editoriale a gennaio (“Scivolone ideologico nella Milano di Pisapia”).

I fatti. «Divisi in tre bandi – scrive Avvenire –, sono 11,3 i milioni che l’amministrazione Pisapia ha messo a disposizione dei cittadini più colpiti dalla crisi. Nel primo mese di apertura del bando, il fondo anticrisi (4,1 milioni) ha raccolto 555 domande di chi ha perso il lavoro (equamente distribuite tra stranieri e italiani) e 51 da giovani coppie per la prima casa. Un bilancio che evidenzia il sorpasso delle coppie di fatto sposate con 33 coppie conviventi a fronte di 17 sposate. Nessuna richiesta da conviventi dello stesso sesso, mentre una da parte di due fratelli è stata respinta. Se le domande saranno accolte i richiedenti potranno ottenere fino a 5 mila euro di contributo per l’acquisto della casa o il pagamento dell’affitto».

Secondo il quotidiano, però, è inevitabile che sorga un «dubbio motivato». C’è «una discriminazione nei confronti delle coppie sposate che devono esibire certificato di matrimonio (erano ammessi solo coloro che si sono sposati nell’anno in corso) mentre per le coppie di fatto l’inizio della convivenza non è certa (fa fede la dichiarazione resa all’anagrafe, ma la convivenza potrebbe essere antecedente e dichiarata solo quando fa più comodo). E questo, più che un documentato aumento delle coppie non sposate, spiegherebbe il boom di richieste da parte dei conviventi».

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7 Commenti

  1. francesco taddei scrive:

    che cosa ne pensano i cattolici adulti e l’associazionismo di tuderte riunione?

  2. Luigi Lupo scrive:

    Quindi cosa era giusto fare?

  3. pse1971 scrive:

    quando ci saranno i PACS o i DICO o più semplicemente il tanto osteggiato registro delle coppie di fatto, ecco che anche costoro dovranno esibire un certificato. Se questo fosse stato fatto anni fa ora non ci sarebbe la possibilità (ammesso che sia così) per qualche furbetto di approfittare della situazione

    • Mappo scrive:

      Possiamo fare tutti i Pacs e Dico che vogliamo: nessuna coppia di fatto ci si iscriverà mai, altrimenti che coppie di fatto sarebbero. Una coppia di fatto decide liberamente di non assumersi nessun legame, in caso contrario opterebbe almeno per il matrimonio civile. In realtà la condizione di coppia di fatto offre molti più vantaggi (ad esempio fiscali) che svantaggi e quindi perché rinunciarvi? Del resto basta vedere il vuoto desolante dei registri comunali creati da tante amministrazioni di sinistra in Toscana, la mia regione, che dopo anni dalla loro creazione restano vuoti.

      • pse1971 scrive:

        non credo proprio le cose stiano come dice lei. Oggi molte coppie desiderano un legame che possa essere sciolto molto più semplicemente che il matrimonio (anche il matrimonio civile richiede diversi anni per essere sciolto). I registri italiani delle coppie di fatto oggi non hanno alcun valore se non simbolico. Laddove ad esempio divenissero lo strumento per poter accedere a dei servizi (come quello descritto nell’articolo) allora vedrà che le persone si iscriveranno

        • Mappo scrive:

          Ai servizi ci si accede già adesso senza registri, quindi a meno che tali registri non escludessero tassativamente da qualunque vantaggio le coppie di fatto che non vi si iscrivono non cambierebbe nulla. Quanto agli attuali registri è vero che hanno oggi solo un valore simbolico, ma resto perplesso che nessuna delle coppie di fatto non senta neppure il desiderio di manifestare visibilmente il proprio favore a questi registri. Io per le cose in cui credo sono pronto a fare non solo atti concreti, ma a maggior ragione atti simbolici che non costano nulla, viceversa per qualcosa di cui non me ne può fregare di meno non ho voglia di alzare neppure un dito e penso che questo sia il ragionamento che fanno le coppie di fatto. Un ragionamento del tutto legittimo e logico, se invece di essere felicemente sposato avessi deciso per la convivenza avrei risposto con una pernacchia a chi mi avesse voluto ingabbiare in una qualche forma di regolamentazione della mia unione.

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