27 Luglio 2010
Il vero pericolo
Berlusconi resta l’unico filtro al venticello disgregatore che si abbatte sugli altri paesi
di
Lodovico Festa
Finalmente si riflette su come il pericolo oggi non sia la dittatura berlusconiana (né certo quella simmetrica comunista) bensì un processo di disgregazione che accelerandosi produrrebbe conseguenze non valutabili. Questa tendenza ha radici più nel contesto internazionale che in quello italiano. Effetti disgregatori da quadro globale ci hanno condizionato pesantemente nel ’92, nel ’94, nel 2004, però hanno prodotto un anticorpo forse rozzo (il berluscon-leghismo) ma tale da assorbire tensioni che attualmente in parti di Europa (Olanda, Ungheria, Belgio) paiono più acute. La stanchezza della sinistra, poi, offre al governo Berlusconi spazi di manovra più ampi di esecutivi come quelli tedesco, francese, spagnolo e persino del nuovo governo inglese. Comunque le tendenze generatrici di disgregazione sono forti anche per noi. La centralità di una Cina dove si combinano capitalismo e autoritarismo di origine comunista crea problemi a un Occidente con una leadership assai fragile. Bill Emmott, quando scrive di Pechino come di una Berlino di fine Ottocento la cui influenza si estende tumultuosamente ma senza definire equilibri solidi che assorbano la sua crescita, forse esagera. Forse no. All’inizio del Duemila Jacques Chirac e Gerhard Schröder ebbero la carta per costruire dopo l’11 settembre una leadership occidentale unitaria collegando anche la Russia, preferirono sfruttare le debolezze bushiane. Per questo motivo sono finiti nella pattumiera della storia. Ma anche noi non stiamo tanto bene.