16 Novembre 2009
Primarie per il Pdl
Per scegliere i candidati amministratori un giro di primarie è sempre meglio dei soliti trucchi
di
Lodovico Festa
Qualcosa disturba nella discussione sulle candidature alle regionali della primavera 2010. Si valutano i rapporti di forza tra Lega e Pdl, i rapporti tra Pd e Udc, si snodano le manovre finiane e di altri in Sicilia, ma i “programmi”, le “opere” di governo quasi non esistono nel dibattito. Giancarlo Galan per tanti versi ha fatto un ottimo lavoro in Veneto, sebbene abbia combinato pasticci mettendo le mani a Verona, Vicenza, Padova, Venezia, e offrendo così alla Lega l’opportunità di diventare il vero partito politico di riferimento del centrodestra. Detto questo, però, non è irragionevole la richiesta di essere misurato sul suo lavoro. E quel che conta per Galan vale mille volte per Roberto Formigoni, finito anche lui per qualche giorno nel tritacarne delle nomine contese. E c’è un’esigenza analoga nel centrosinistra: con tutte le riserve che si possono avere su Mercedes Bresso o Nichi Vendola, è incredibile che si tratti della loro ricandidatura come di uno scambio di figurine Panini. Nonostante trucchi, sabotaggi, manovre, la coscienza della superiorità di una dialettica bipolare rispetto ai vecchi riti consociativi è ancora salda nell’opinione pubblica. Per arrivarci, tra le macerie create dal circuito mediatico-giudiziario, c’è voluta però troppa centralizzazione leaderistico-carismatica. Sarebbe ora che i grandi partiti, perni della Seconda repubblica, studiassero un sistema di primarie per scegliere candidati governatori e sindaci, dando radici a una democrazia maggiormente fondata sul popolo.