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Il filo dimenticato, una mostra sugli anni bui del carcere di San Vittore Foto

gennaio 8, 2013 Chiara Sirianni

Apre una mostra particolare all’interno del penitenziario milanese. Venti teli ricamati dalle detenute raccontano un biennio drammatico della storia milanese

Una scatola di fili da ricamo appartenuta a una donna ebrea, deportata con la sua famiglia, ritrovata dopo anni un negozio parigino. È il punto di partenza di una mostra inedita: venti opere cucite a mano dalle detenute di San Vittore su disegni di Alice Werblowsky, alcune sulle stesse lenzuola della Casa Circondariale al centro di Milano, per riportare alla memoria i drammatici episodi avvenuti in quelle stesse mura tra il 1943 e il 1945. Un biennio drammatico della storia italiana e in particolare milanese, che ha visto le SS trasformare uno dei più conosciuti istituti di pena in un campo di internamento, in cui furono reclusi in condizioni disumane centinaia di ebrei e di detenuti politici.

Le stoffe sono state ricamate a punto filza da 23 donne recluse: (Sabina, Sanela, Nadica, Susanna, Malena, Razja, Patricia, Taide, Sara, Elisabetta, Mariangela, Lidia, Loredana, Annamaria, Claudia, Cristina, Sarioska, Loredana, Rosa, Isabella, Paola, Katia, Marianna). La mostra sarà aperta ai visitatori all’interno del IV raggio, lì dove furono rinchiusi gli ebrei prima di essere deportati nei campi di sterminio.

Al loro arrivo nel penitenziario gli ebrei non venivano registrati con nome e cognome ma solo con la lettera “e” seguita da un numero: E1, E2, E3. Niente più identità, e totale isolamento. Subirono torture, stupri e violenze. Del primo gruppo (600 adulti e 40 bambini partiti da San Vittore il 6 dicembre 1943 direzioni Auschwitz-Birkenau) tornarono solo 14 adulti e una ragazzina di 13 anni, Liliana Segre. In due anni i convogli diretti dal San Vittore ai campi di sterminio e di transito furono quindici.

“Il filo dimenticato- 1943-1945-Gli anni bui di San Vittore” evoca anche alcuni episodi di profonda umanità. Per esempio la storia di Andrea Schivo, la guardia di San Vittore che di nascosto dava da mangiare ai bambini: scoperto, fu spedito nel campo di Flossenburg. Giace nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem, a Gerusalemme. O come Giuseppe Grandi, giardiniere: aiutò le famiglie di ebrei a raggiungere la Svizzera, fu arrestato e deportato in Germania, a Buchenwald. O suor Enrichetta Alfieri, soprannominata “l’angelo di San Vittore” perché portava nascosti nelle maniche della tonaca bigliettini (chiamati in codice “le farfalle”) alle famiglie dei prigionieri. Anche lei fu scoperta e rinchiusa per settimane nei sotterranei del carcere.

Per visitare la mostra (patrocinata dal Comune di Milano) è obbligatoria la prenotazione quindici giorni prima inviando i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) al seguente indirizzo email: ilfilodimenticato@saman.it. Per entrare è necessario esibire un documento di riconoscimento.
Dove: IV raggio della Casa Circondariale San Vittore, Piazza Gaetano Filangieri 2 Milano.
– Dal 25 al 27 gennaio 2013
Casa Circondariale San Vittore IV raggio Piazza Gaetano Filangieri 2 Milano
orari:
Quando: dal 25 al 27 gennaio 2013.
Orari: Venerdì 25-01 aperto alle scuole: 09.30-11.00 / 11.30-13.00/ 13.30-15.00/ 15.30-17.00
Sabato 26-01 aperto al pubblico: 09.00-10.30 / 13.30-15.00 / 15.30-17.00
Domenica 27-01 aperto al pubblico: dalle 13.30- 15.00 / 15.30-17.00

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