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Il crepuscolo dei realisti

maggio 5, 1999 Horst Guido

La diplomazia dietro le quinte degli ex cancellieri socialdemocratico
e democristiano Schmidt e Kohl e la strana inversione dei ruoli.
I protagonisti dell’unità europea indossano i panni dei pacifisti,
gli ex leader del ’68 oggi al potere in Germania declamano
le lodi della Nato come “società dei valori”

Helmut Kohl nella camera degli ospiti “Lincoln” della Casa Bianca. C’è ice-cream in abbondanza e con due serate riservate all’ex-cancelliere della Germania anche il tempo per poter discutere con Bill Clinton sulla politica estera. Così è successo la settimana scorsa, prima del vertice Nato, in occasione del conferimento della “Presidential Medal of Freedom” da parte del presidente americano a Kohl. E di che cosa hanno discusso davanti ad ice-cream e noccioline? Di sicuro si trattava della guerra, ma l’unica scheggia d’informazione si deve al consigliere di sicurezza di Clinton, Sandy Berger, secondo il quale, rivolgendosi ai giornalisti, Kohl si tiene spesso in contatto telefonicamente, come è ben noto, con gli attuali capi di Stato e governo. Infatti all’ex cancelliere starebbe molto a cuore ritrovare il filo del dialogo fra Mosca e Washington e rimettere in gioco il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Casa Europa a fuoco Ovvio che Kohl in questo periodo lotti per l’opera di tutta la sua vita. Nella sua “casa europea” c’è un focolaio di incendio: una guerra che forse unisce la Nato, ma che spacca l’Europa. La parificazione con la Russia era l’asse portante della politica estera tedesca sotto Kohl, come poi hanno mostrato più tardi le sue passeggiate con Gorbaciov nel Caucaso dove il Cancelliere nel 1989 ha ritirato le chiavi per la riunificazione tedesca. Con Eltsin, Kohl era riuscito a stabilire un rapporto personale simile: l’asse Bonn – Mosca per lui era altrettanto importante delle relazioni con l’America. Qual è allora la ragione più immediata, se non quella che Kohl proprio adesso dietro le quinte riattivi i suoi vecchi rapporti diplomatici? Per i realisti alla maniera di Kohl che hanno guidato l’Europa dal tempo della guerra fredda verso l’epoca dell’America-poliziotto nel mondo, le cose non vanno bene. Alfred Dregger – per decenni politico di spicco della Cdu e ideologo dello schieramento conservatore – si strappava i capelli quando sono iniziati i bombardamenti della Serbia e del Kosovo. E così faceva Helmut Schmidt della Spd, predecessore di Kohl nella cancelleria federale. Solo che le loro prese di posizione e i loro moniti su una rottura con Mosca e la destabilizzazione dell’Europa del sud-est si perdevano nel coro unito di politici tedeschi di destra e di sinistra che adesso hanno scoperto Milosevic come loro principale oggetto d’odio. Tre tipi di politici sono i protagonisti attuali dell’ opinione pubblica tedesca.

Tipi progressisti Tipo Gerhard Schröder. Finalmente il cancelliere può interpretare il ruolo dell’uomo politico. Liberatosi del suo rivale Oskar Lafontaine ed esentato dall’obbligo di doversi curare delle miserie della politica governativa verde-rossa (no al nucleare, sì alla tassa ecologica etc.) ormai è a tutti gli effetti uno dei leader dell’alleanza Nato. Quando Primakov dai primi colloqui con Milosevic venne a Bonn, Schröder lo mandò subito via con freddezza. In quei momenti l’alleanza credeva ancora in un rapido successo in Serbia. Tipo Rudolf Scharping. Il ministro della difesa tedesco simula il sommo moralista. Nessuno come lui riesce a descrivere così bene le atrocità delle truppe serbe in Kosovo. Si fa vedere sinceramente scioccato riguardo alle dimensioni delle espulsioni e delle pulizie etniche. Viene un po` deriso dai media, perchè anche lui si lasciava informare sulla situazione nei Balcani dalla tv. Infatti anzichè ricevere dagli americani le foto esplorative e i veri dettagli sui movimenti delle truppe nel Kosovo, commentava le immagini televisive davanti ai giornalisti sulla cacciata infame dei profughi ai confini del Kosovo. Tipo Joschka Fischer. Il ministro degli esteri, un tempo mente eccelsa del movimento pacifista tedesco all’epoca di Ronald Reagan, interpreta il ruolo dell’Amleto. “Mai più guerra!” come professa lui stesso è la massima su cui si è formato come uomo e come politico. Un’altra è: “Mai più Auschwitz”. Nelle sue dichiarazioni preferisce di solito quest’ultima e si abbandona ad insulti verso la politica “fascista” delle espulsioni del “secondo Hitler”, Milosevic: dunque quell’animale a Belgrado deve mangiarsi le bombe.

Il Kohl della porta accanto In ragione della svolta moralistica della politica tedesca nessuno si stupisce che il cancelliere Schröder nella sua dichiarazione di governo al cinquantenario della fondazione della Nato abbia considerato l’alleanza occidentale come alleanza di pace, di libertà e di democrazia. Un tempo una tale affermazione non sarebbe venuta in mente nemmeno ai conservatori, ancor meno al gruppo politico di sinistra in Germania. Tutti e tre i tipi di uomini politici: Schröder, Scharping, Fischer, considerano oggi la Nato come “società dei valori”, valutazione che sullo sfondo delle immagini televisive dei campi profughi viene assunta dal pubblico troppo volentieri. La Germania come popolo dei moralisti, i Serbi come il regno del male. Il record raggiunto dalle somme di danaro versato dietro pubblico invito completano l’impeto morale con il quale la Germania attualmente fa guerra. A chiunque nei talk show o nelle tavole rotonde faccia appello ad un più prudente realismo e chieda un ritorno alla diplomazia e a soluzioni politiche, viene dato facilmente dello Zirinovski o dell’amico di Milosevic. Per i politici realisti, che da una parte vogliono rimettere in gioco la diplomazia, dall’altra le Nazione Unite e la Russia, è quindi il tempo di operare dietro le quinte. E qui l’ex cancelliere Kohl ha parecchie possibilità, e non solo come ospite di Clinton nella Casa Bianca. Infatti anche a Bonn non è sparito dalla vita pubblica: abita ancora nella villa del capo del governo accanto a Schröder. Nella euforia della vittoria il nuovo cancelliere ha lasciato il vecchio domicilio al suo predecessore. E dalla entrata in carica del nuovo governo, Kohl e Schröder di sera si trovano divisi soltanto da una porta. Spesso in quelle ore, secondo gli osservatori, essi si radunano insieme in privato e non. Kohl non è disposto a rinunciare tanto facilmente alla sua influenza su Mosca, Washington, e neppure su Bonn.

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