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Il costo in dollari dell’11 settembre non è la prima causa della crisi

settembre 5, 2011 Rodolfo Casadei

Il costo dell’11 settembre, economicamente parlando, è stato enorme per gli Usa: almeno 3.200 miliardi di dollari per le guerre in Afghanistan e Iraq, 660 miliardi di dollari in più per la sicurezza interna ed effetti negativi sul Pil. Ma per Colombani, ex direttore di Le Monde, «gli Usa si sono indeboliti cedendo alla cupidigia e alle follie di un sistema finanziario irresponsabile»

Dieci anni dopo l’orrore dell’11 settembre, chi ha vinto la guerra asimmetrica dichiarata da Al Qaeda agli Stati Uniti? Tre anni dopo il primo attacco, Osama Bin Laden fece sapere in un messaggio videoregistrato che il suo obiettivo non era, ovviamente, una vittoria militare, ma «far sanguinare l’America fino alla bancarotta». Nonostante l’autore di quel messaggio risulti oggi essere stato fisicamente eliminato, la situazione economico-sociale che gli Stati Uniti stanno vivendo e l’appannamento sul piano politico internazionale che stanno attraversando potrebbero far pensare che quell’obiettivo sia stato, almeno in parte, raggiunto. Non tutti in realtà sono d’accordo con questa generica opinione. Per esempio Jean-Marie Colombani, ex direttore di Le Monde, non sospettabile di condiscendenza nei confronti degli Usa, scrive: «È scioccante constatare, dieci anni dopo gli attacchi, che non sono stati i terroristi di Al Qaeda che hanno indebolito gli Stati Uniti, ma molto più gli Stati Uniti che si sono indeboliti cedendo alla cupidigia e alle follie di un sistema finanziario totalmente sregolato e irresponsabile».

Non tutti gli osservatori sono d’accordo con Colombani nel dettaglio, ma in linea di massima tendono anche loro ad affermare che i costi indotti dall’11 settembre hanno contribuito alla crisi economico-finanziaria attuale degli Usa, però non in misura decisiva. Dividendoli in tre categorie – i miliardi di dollari spesi per le guerre indotte dagli attentati, cioè quelle in Afghanistan e in Iraq, gli investimenti aggiuntivi nella sicurezza interna e gli effetti degli attentati sul Pil – proviamo a esaminare i costi economici della guerra voluta da Al Qaeda.

Guerre in Afghanistan e in Iraq
Rinviando un’analisi dei costi in vite umane dei due conflitti conseguenti all’11 settembre (caduti sul campo di battaglia, vittime civili, ecc.), l’esame deicosti finanziari risulta essere il seguente. Nei dieci anni fra il settembre 2001 ed oggi il Congresso ha votato finanziamenti per 1.300 miliardi di dollari alle missioni militari americane in Afghanistan e Iraq. La guerra del Vietnam (1964-1975) era costata agli Usa 738 miliardi di dollari, indicizzati ai tassi di cambio odierni. Dunque circa la metà delle guerre iniziate da G.W. Bush, senza calcolare gli aumenti del bilancio per la Difesa dovuti alla necessità di sostituire il materiale consumato o usurato nel corso delle operazioni. Secondo il Progetto “Costs of War” della Brown University (Providence, Rhode Island) i costi finanziari complessivi dei due conflitti in oggetto ammonterebbero in prospettiva a 3.200-4.000 miliardi di dollari a seconda delle stime possibili – tenendo conto degli incrementi nel bilancio della Difesa che hanno determinato e determineranno fino al 2020, delle spese addizionali per la sicurezza interna e dei costi per l’assistenza medica, la disabilità e le pensioni di guerra ai veterani fino al 2051. Secondo la commissione incaricata dal Congresso di esaminare le spese per i contractors nel corso dei due conflitti, dei 206 miliardi messi a bilancio nel decennio per essi (che collaborano con le forze armate in settori come la costruzione di strade e infrastrutture, la security personale di diplomatici e lavoratori di progetti di ricostruzione, ecc.) circa 60 sarebbero andati sprecati causa corruzione e cattiva gestione.

Sicurezza interna
Negli Usa il ministero della Sicurezza interna è nato all’indomani dell’11 settembre. Quest’anno spenderà 70 miliardi di dollari, il triplo di quanto gli Usa spendevano, attraverso altri enti governativi, prima degli attentati. In totale, a livello centrale gli Usa avrebbero speso 360 miliardi di dollari per la sicurezza interna che non sarebbero stati messi a bilancio se non ci fossero stati gli attacchi di Al Qaeda. A ciò andrebbero sommati i costi aggiuntivi per la sicurezza sostenuti dai singoli Stati e da enti sub-statali, più quelli quelli dell’intelligence federale (che non sono gestiti dal ministero dell Sicurezza interna): altri 330 miliardi dollari, secondo il libro Terror, Security and Money di John Mueller e Mark G. Stewart.

Effetti sul Pil
È l’ambito di calcolo più aleatorio, anche perché il Pil Usa in realtà riprese rapidamente a crescere dopo gli attentati (ininterrottamente fino al 2008, l’anno della bancarotta di Lehman Brothers), ed è difficile dire se ed eventualmente quante frazioni di punto di crescita gli attacchi abbiano eroso. I titoli azionari, per esempio, alla fine dell’anno erano già tornati ai valori di inizio settembre. Come ricorda l’ex governatore della Reserve Bank Alan Greenspan nel suo libro di memorie, una piccola recessione aveva colpito gliStati Uniti sei mesi prima degli attacchi, e si sarebbe conclusa nel mese di novembre, in coincidenza con l’intervento militare in Afghanistan e la caduta del governo talebano. Non c’è dubbio che settori come l’aeronautica commerciale e il turismo abbiano risentito del contraccolpo psicologico degli attentati, degli accresciuti controlli sugli ingressi e delle misure di sicurezza vessatorie che hanno scoraggiato viaggiatori e turisti negli anni seguenti: i 26 milioni di visitatori annui degli Usa (esclusi messicani e canadesi) del 2000 sono drasticamente scesi a 20 milioni negli anni seguenti mentre in tutto il mondo i viaggi internazionali conoscevano un boom, e hanno superato i livelli pre-11 settembre 2001 solo l’anno scorso.

In conclusione, i costi dell’11 settembre hanno contribuito al crescente deficit federale, ma non come la componente maggiore. Scrive David Wessel del Wall Street Journal: «Le guerre non hanno determinato l’esplosione del deficit federale, anche se vi hanno contribuito. La spesa per la guerra è stata pari al 40% di tutto il deficit del 2008. Negli anni seguenti, la recessione e lo stimolo alla spesa (la politica economica di Obama, ndr) hanno superato i costi della guerra come contributo al deficit. I futuri deficit saranno determinati molto più dalla spesa sanitaria e dai benefit pensionistici che da due guerre che, prima o poi, finiranno. Il contributo di Medicare all’acquisto di medicinali, per esempio, costerà ai contribuenti 930 miliardi di dollari nel prossimo decennio».

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