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Il Congresso eucaristico di Dublino: «Vogliamo uscire dal bunker»

giugno 14, 2012 Emmanuele Michela

Intervista a John Waters, giornalista irlandese: «I media tengono un basso profilo davanti all’evento. Ma per noi è un’opportunità, e tra i pellegrini c’è gioia e ottimismo».

L’attesa era grande a Dublino, sebbene in tanti cercassero di far passare l’evento in sordina. Il 50esimo Congresso Eucaristico Internazionale si è aperto nella capitale irlandese domenica scorsa, e per una settimana offrirà incontri, dibattiti e mostre legati al tema della fede. Inutile sottolineare l’importanza di un evento simile per queste terre, storicamente caposaldo del cattolicesimo, ma da qualche anno investite da un’enorme crisi della fede, aggravata e resa evidente a tutti dai recenti scandali dei preti pedofili. Tempi.it ha intervistato John Waters, giornalista irlandese e columnist del The Irish Times, per capire al meglio come l’isola verde stia vivendo questi primi giorni di Congresso.

Waters, domenica si è aperto il Congresso Eucaristico Internazionale. Com’è il clima a Dublino? Come si è preparata per questo evento la Chiesa irlandese?
L’opinione in città è strana e contradditoria. Da una parte, c’è chi guarda con negatività al congresso – certamente tra i media -, ma dall’altra quelli che lo aspettavano hanno uno sguardo positivo, e vi stanno partecipando con entusiasmo. Credo che la Chiesa stessa fosse in qualche modo apprensiva riguardo all’evento, forse perché attendeva una risposta negativa dalla stampa. In questo non è stata contraddetta: in molti si sono concessi a paragoni sfavorevoli con l’ultimo Congresso Eucaristico Internazionale tenuto in Irlanda, che fu nel 1932!
Parlando più in generale, l’organizzazione è stata decisamente buona, sebbene siano stati fatti un paio di errori basilari: ad esempio, sono stati lasciati vuoti dei posti a sedere nell’arena dove si è svolta la cerimonia d’apertura. Naturalmente, i giornali non hanno potuto resistere alla tentazione di fotografare e scrivere su questo particolare! Sarebbe stato facile dare qualche migliaio di biglietti in più alle parrocchie e si sarebbe evitato questo incidente. L’impressione che ho è che molti cattolici siano rimasti un po’ perplessi riguardo a cosa veniva chiesto loro per questi giorni: qualcuno ha capito che ci fosse soltanto bisogno di pregare, e non di partecipare. Inoltre, l’umore nella Chiesa è stato fragile negli ultimi tempi, in seguito agli scandali sessuali e alla successiva ostilità che questi hanno provocato tra i media e in alcune frange della società. Questo ha portato molti esponenti della Chiesa a credere che il Congresso avrebbe potuto rappresentare più un problema che un’opportunità, ed erano quindi un po’ nervosi.

Come la società irlandese sta guardando questo evento? Cosa si dice sui giornali e, più in generale, tra la gente?
Come detto, la copertura è in generale negativa: c’erano alcuni inviati televisivi che aspettavano che l’arena si fosse svuotata prima di inviare i loro servizi, e che generalmente cercavano di trovare sempre qualche punto di connessione con gli abusi sessuali. L’impressione che si vuole suscitare è che l’evento sia di basso profilo, ma questo non è vero. Infatti, quasi tutti gli eventi sono molto partecipati, le code per le mostre sono lunghe e spesso ci sono persone che non riescono a partecipare ai workshop, perché i posti a sedere si esauriscono a volte mezz’ora prima dell’inizio. Chi, dall’esterno, parla del Congresso lo fa in maniera decisamente superficiale, e difficilmente si ferma sui contenuti. Ma forse, tutto ciò cambierà con l’avvicinarsi del week-end, con un progressivo aumento delle presenze durante la settimana.

Il Papa non sarà presente. Perché crede non sia stato invitato?
Io immagino che il Papa sarebbe voluto venire, ma gli è stato detto di non farlo perché i tempi non erano ancora maturi. Questo è dovuto al pessimismo e alla trepidazione di gran parte della gerarchia locale: è stato un errore, a mio avviso, perché l’arrivo di Benedetto XVI avrebbe trasformato l’evento, facendo di questo un avvenimento del tutto inatteso.

Da quando è esploso il caso dei preti pedofili, la crisi della chiesa irlandese si è fatta palese a tutti: tra scandali e abusi, il numero di fedeli cala drasticamente. Eravamo stati abituati a conoscere l’Irlanda come uno Stato, storicamente, cattolico. Bastano questi scandali a spiegare questa crisi?
No. Dal mio punto di vista gli scandali sono stati solamente l’alibi usata da molti cattolici irlandesi che si ritengono troppo maturi per credere ancora. Era l’opportunità che stavano attendendo per accusare la Chiesa e quindi liberarsi da qualsiasi responsabilità d’affrontare quelle domande che la fede rende inevitabili. Questo porta a ridicole argomentazioni o auto-giustificazioni, come: «Io non credo in Dio per le azioni di alcuni preti», una frase molto comune adesso. Le vere radici dei problemi di oggi stanno nella cultura della ragione, che determina l’Irlanda più di altri Paesi, e che ostacola le persone ad accedere alla logica della fede come relazione con il Mistero. In effetti, è possibile rintracciare connessioni tra questa cultura danneggiata della ragioni e gli scandali accaduti. Entrambi hanno le loro radici nella riduzione del cristianesimo a moralismo.

Qualche mese fa l’inchiesta pastorale voluta da Benedetto XVI sulla Chiesa è giunta al termine, e i risultati sono stati resi pubblici. Come è stato accolto tra i fedeli irlandesi questo rapporto? Quali le sembrano siano stati gli aspetti positivi?
In generale si è detto che il rapporto pareva essere abbastanza superficiale. Ma questo è in parte dovuto al fatto che i media avevano creato un insaziabile appetito tra la gente per il pentimento e l’auto-mortificazione della Chiesa. In realtà, è una cosa che non riguarda i “fedeli”: coloro che rispondono sono prevalentemente non-credenti, secolaristi, atei, ecc… sono loro a dettare come ogni sviluppo di questa vicenda deve essere interpretato e giudicato.

Che cosa si aspetta da questa settimana di lavoro?
Credo che i benefici saranno lenti e sottili, ma arriveranno. Se ne vedono già i segni, nell’ottimismo e nella gioia dei pellegrini. E certamente i risultati non possono essere anticipati da qualche calcolo meccanico, basato su criteri convenzionali per giudicare gli eventi. C’è un altro Evento che accade al congresso, e sarà questo a decidere il senso ultimo di tutto. Credo che avremo un risultato finale molto positivo, benché non sappia spiegarti il perché. Semplicemente lo credo.

Dopo questo periodo difficile, come può la Chiesa irlandese tornare ad avere presa tra la gente?
Papa Benedetto ha delineato il problema dell’Irlanda più di qualsiasi altro luogo con il suo discorso sul “bunker” tenuto al Bundestag tedesco lo scorso anno. La sfida per la Chiesa irlandese è di rendere il “bunker” evidente, e mostrare al suo popolo che c’è anche qualcosa fuori da esso. Questo implica presentare un’altra versione della ragione nella cultura pubblica. Questo implica avere il coraggio di parlare della verità, malgrado tutti gli abusi. Purtroppo penso che i leader della Chiesa credano ancora che questo sia un obiettivo senza speranza perché, convinti di dover fare tutto da sé, percepiscono la sfida come impossibile. Ma di certo non sono loro a compiere l’impresa. A loro spetta solo presentare alla gente ciò che è più corrispondente ai loro desideri, e poi guardare come questi si muovono per difendere ciò che più desiderano.

So che, insieme alla comunità di Comunione e Liberazione dell’Irlanda, lei ha lavorato all’allestimento a Dublino di “Con gli occhi degli apostoli”, una mostra presentata allo scorso Meeting di Rimini e portata in Irlanda proprio in occasione di questo Congresso Eucaristico. Come mai questa mostra?
Perché mi sembrava di dare un contributo per creare un vero luogo fisico a Dublino, durante la settimana del Congresso Eucaristico, che stesse fuori dal bunker di cui ha parlato il Papa. La mostra mi aveva colpito molto perché abbraccia ogni sfaccettatura della ragione umana, risvegliando la ragione al suo massimo grado. È basata sui fatti, è storica, empirica, scientifica… tutti aspetti che il mondo moderno richiede. Ma smuove pure il cuore in un modo che è impossibile da trasmettere con semplici parole. Per me è successo questo quando avevo ascoltato il canto dell’uccello che si sente nel video sul Mare di Galilea, all’interno di quella mostra. Avevo pensato: Lui aveva ascoltato questo, proprio questo. Improvvisamente, il tempo e lo spazio sono crollati e mi sono trovato al centro della storia e del cosmo. Questo, credo, sia l’antidoto perfetto per le difficoltà attuali dell’Irlanda, e già è evidente che ero stato corretto in questa intuizione.

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1 Commenti

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