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Il Comune dei Giovani festeggia don Didimo Mantiero, il parroco che bussava al tabernacolo

novembre 30, 2012 Francesco Amicone

Un prete che amava pregare e non predicare. Che “bussava” a Dio per una grazia. Intervista ad Andrea Mariotto, presidente della Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa.

Due ricorrenze, nel 2012, per il Comune dei Giovani, associazione educativa cattolica fondata da Didimo Mantiero: i cinquant’anni della sua nascita e i cento della nascita di quel parroco di Bassano del Grappa che, con il suo carisma (e le sue preghiere), conquista ancora oggi il cuore dei suoi compaesani. I festeggiamenti, che hanno compreso un’udienza con il Papa, una messa con il vescovo di Vicenza e la mostra su Don Mantiero al Meeting di Rimini, terminano oggi con una cena di gala.
Chi era Don Didimo? Un prete che non amava le prediche, ma pregare: «Dio non ha mai convertito le anime con le prediche. I convertiti furono e sono sempre la conquista della preghiera e del sacrificio», diceva. «Don Didimo era un sacerdote consapevole della forza della preghiera», spiega Andrea Mariotto, presidente della Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa.

L’allora cardinale Joseph Ratzinger lo descrisse come “umile” e grande nella sua umiltà. Era così?
Era così. Don Didimo aveva un grande carisma e si dedicava con zelo al servizio di Cristo e del prossimo, soprattutto dei giovani. Era, possiamo dire, un parroco delle campagne venete, con una grande cultura. Quando c’era qualcuno da convertire, o bisognava chiedere una grazia, si affidava alla preghiera.

Come il celebre Don Camillo di Giovannino Guareschi?
Più o meno. Si dice che, nei primi tempi, quando voleva una conversione, avesse la consuetudine di bussare al tabernacolo e dire: “C’è un affare grosso in vista”. Poi pregava inginocchiato per ore.

Come nasce l’idea del Comune dei Giovani?
Nasce nel 1962, dal desiderio di Don Didimo di educare i giovani, nel senso di renderli responsabili della loro educazione. Ecco perché creare un’associazione, il Comune, dove i ragazzi scelgono il proprio sindaco, affiancato da un segretario, e i vari ministri che hanno responsabilità su vari settori dell’associazione. Si tratta di un’associazione educativa cattolica e parrocchiale strutturata come comune.

Però in un vero Comune gli assessori non sono chiamati ministri.
Furono chiamati ministri proprio per sottolineare l’idea del servizio che bisognava svolgere. Ministro deriva dal latino “minus”, “meno”. Nell’ottica cattolica e cristiana, la  leadership si accompagna sempre al servizio e alla responsabilità nei confronti degli altri.

Quali sono i compiti dei ministri?
Sono 16 giovani, responsabili delle attività dell’associazione (teatro, preghiera, formazione…), che hanno la responsasbilità di avvicinare i giovani a Cristo e di seguirli. Per statuto è previsto che si può fare parte del Comune dai 15 ai 30 anni. Dopo di che, si è fuori anni. Per questo negli anni ’80 i primi giovani, usciti dal comune, hanno deciso di proseguire un’esperienza di amicizia con la Scuola di Cultura Cattolica. Ha trent’anni di vita e segnala personalità che nei rispettivi ambiti hanno portato avanti la cultura cattolica.

Un’esperienza antica che dura ancora oggi, com’è possibile?
La validità della Bibbia è ancora più antica. È proprio sulla base di questa consapevolezza che la prima idea di Don Didimo fu quella di costituire La Dieci – che è il fiume sotterraneo che scorre dentro il nostro movimento -. Nella seconda metà degli anni Quaranta, don Didimo ebbe l’ispirazione dalla Bibbia, di costituire un gruppo di 10 giusti, che offrono una loro giornata, attraverso preghiera, digiuno e sacrifici, per la salvezza della città, dei giovani e la santificazione dei sacerdoti.

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