tempi.il caso Mercoledì 17 Marzo 2010 
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Luca era gay

Il padre assente, il primo innamoramento, l’Arcigay e il business delle crociere. Poi l’Aids, il buio, le mele buddiste e l’icona della Madonna. Ad agosto si è sposato. Con Teresa! Guarda il video dell'intervista a Luca› Sanremo: il guitto Benigni attacca Povia (video)» Ma Oscar Wilde avrebbe dato ragione a Povia

di Emanuele Boffi
A tredici anni Luca si innamorò del suo compagno di banco. L’estate scorsa Luca si è sposato con Teresa, una bella ragazza, che quando dice qualcosa di importante ha il vezzo femminile di guardare all’insù. Luca è “quel” Luca, quello della canzone di Povia, quello del brano che il cantante dei bambini che fanno ooh porterà al prossimo festival di Sanremo. Il titolo è già di per sé assai significativo: “Luca era gay”. È bastato il verbo coniugato all’imperfetto per mandare su tutte le furie l’Arcigay che ha preventivamente – senza conoscere né il testo né le note della canzone – attaccato il cantautore, accusandolo di giocare con la vita altrui: «è un omofobo». In un comunicato l’associazione ha reso noto che «il Luca della canzone potrebbe essere quel Luca Di Tolve che dichiara di esser un ex gay guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale. Se Bonolis e il suo direttore musicale intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa e organizzata».
Per ora, oltre alle numerose pagine di siti internet che denigrano Luca e la sua scelta, la “reazione” si è materializzata nella proclamazione di una manifestazione davanti a un centro parrocchiale in provincia di Brescia. «Sabato 24 gennaio – racconta Luca a Tempi – ci sarà un momento di preghiera all’interno di uno dei locali della parrocchia. è il primo incontro di una serie, cui partecipano solo persone che credono che la fede li possa aiutare a rifiorire da una situazione personale indesiderata. Ripeto: un momento di preghiera, cui aderiscono liberamente delle persone. Eppure ci tocca subire delle contestazioni. Ma di che tolleranza parla l’Arcigay se uno non può nemmeno essere libero di trovarsi con persone consenzienti a pregare?». Luca lo sa bene di essere diventato un simbolo, «un personaggio, mio malgrado. Ma io non cerco pubblicità. Quel che faccio, lo faccio perché ci credo. Ci rimetto dei soldi e del tempo, non ci guadagno nulla. A queste contestazioni sono abituato, ma mi rincresce per quei ragazzi che vogliono iniziare il percorso con noi. Arrivano spesso da vicende difficili e un’accoglienza del genere non può certo metterli a loro agio». Luca non conosceva Povia. «Ho scoperto anch’io il titolo della canzone dalle pagine dei giornali. Gli ho telefonato e mi ha detto che non sono io quel Luca, che lui vuole raccontare una storia e basta». Però nella comunità gay si sa che Luca è lui. Luca il tabù, Luca lo scandalo, Luca che si è sposato ad agosto con Teresa.

Nomadismo sentimentale
«I miei genitori si separarono quando ero piccolo, mio padre se ne andò di casa. Rimasi da solo con mia madre, in un ambiente tutto femminile. Giocavo con le bambole, avevo mutato il tono della voce, mi sentivo molto rassicurato quando stavo con le donne e spaventato, anche se attratto, dalle figure maschili. Avevo tredici anni e nessun padre che mi spingesse a entrare nel “gruppo dei maschi” da cui, invece, venivo respinto perché avevo interessi diversi, perché non ero dei “loro”, perché non giocavo a pallone come tutti. Questo mondo che pure mi attraeva, al tempo stesso mi spaventava, mi lasciava ai margini, solo. A quell’età questa mia infelicità e, al contempo, la necessità, come tutti, d’affetto, si manifestò in pulsioni omosessuali. Così mi innamorai del mio compagno di banco, un tipo assai diverso da me, assai mascolino e virile. Sbaglia chi crede che “gay si nasce”, non è vero quel che è stato propagandato da certi manifesti. La mia esperienza è comune a tutti gli omosessuali che ho conosciuto. T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere. Ecco perché gli omosessuali si travestono da poliziotti, da militari, da machi: perché è quello che vorrebbero inconsciamente diventare, ma non possono essere.
L’attrazione per il mio compagno non era corrisposta. Io stavo male, ero infelice, nascondevo i miei pensieri, non ne avevo fatto parola con nessuno. Finché i miei genitori mi portarono in un consultorio. Lì fu loro detto che ero gay, di non preoccuparsi, anzi di lasciarmi esprimere secondo la mia tendenza. Ecco il primo passo: se invece fossero stati aiutati a comprendere che il mio disagio nasceva dalla mancanza di una figura maschile di riferimento oggi, forse, saremmo qui a raccontare un’altra storia. Invece, e questo accade ancor con più frequenza oggi, di fronte all’omosessualità si ragiona secondo una falsa categoria di libertà che non aiuta ad affrontare il problema, ma lo rimuove, lo elimina, lasciandolo, di fatto, irrisolto. Mio padre e mia madre, due cattolici per tradizione, non praticanti, non accettarono il giudizio dei medici ma erano disorientati, non sapevano bene che fare, come comportarsi. Io quel giorno, che ero rimasto fuori dalla porta, ma avevo sentito cosa veniva detto loro, iniziai a incuriosirmi. Omosessualità, e che cos’è? Erano gli anni di film come Il vizietto, La patata bollente, anni in cui iniziava a manifestarsi una certa cultura gay. Ne ero sollevato: non sono solo, ci sono altri come me. Me ne andai di casa a diciotto anni ed entrai in un mondo colorato, affascinante, ricco di persone estroverse, simpatiche e disinvolte. Iniziai a frequentare un ragazzo con qualche anno più di me, a girare per discoteche e festini. Divenni ballerino in una discoteca per omosessuali. Le prime volte era bellissimo: gente accogliente e divertente sempre dedita al godimento della vita, allegra. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: questi locali sono dei veri e propri labirinti di sesso, dove ai piani superiori o inferiori puoi soddisfare tutte le tue più recondite perversioni. Gli omosessuali vivono un frenetico nomadismo sentimentale, non esistono relazioni stabili e vere. è comprensibile: l’omosessuale, come chiunque altro, cerca altro da sé. Se nell’altro trova solo qualcosa a sé simile, il rapporto non può che essere effimero e compulsivo. Ma dopo la consumazione, quel che rimane è solo una grande sensazione di vuoto, di insoddisfazione, di tristezza. Mi fanno sorridere le rivendicazioni di coloro che chiedono il matrimonio omosessuale: non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay perché quel che cerchi non può resistere a lungo. Anche là dove è stato introdotto il matrimonio fra persone dello stesso sesso, quanti effettivamente si sono sposati? E quante di queste relazioni sono durate? Pochissime, forse nessuna.

Le casse dell’associazione
I primi tempi ero molto contento di questa mia vita. Eppure, la sera, quando rincasavo, sentivo come un’ombra di tristezza. Mi sentivo solo, mi mancava qualcosa di vero. E quando guardavo negli occhi i miei compagni vedevo la stessa ombra. Però nessuno lo ammetteva, nessuno lo diceva. Riconoscerlo è uno strappo doloroso. Significa ammettere che il bene che professi è solo complicità, che la cultura che sostieni è basata solo sulla superficialità e il piacere. Non si può avere una relazione con qualcun altro, se non si sa chi si è.
Il sesso è il motore di tutto. Anche dei soldi, ovvio. Negli anni Novanta andavo spesso a Miami: facevo il ballerino nelle discoteche più in, ma ero un po’ stanco di quella vita. Avevo studiato da accompagnatore turistico e pensai di far fruttare quelle mie conoscenze. Mi rivolsi all’Arcigay prospettando loro l’idea delle crociere per soli omosessuali. All’inizio la loro reazione mi stupì: mi dissero “ok, ma devi rimanere nell’ambito della politica di sinistra”. Politica? Sinceramente mi importava ben poco. Però avevo bisogno del logo dell’Arcigay per far funzionare gli affari. Alla fine capirono che il business fruttava bene e mi concessero il logo. Per anni ho versato quote consistenti dei miei guadagni all’associazione. E quando dico consistenti, intendo proprio “consistenti”. Ero anche diventato membro dell’Iglta (International gay & lesbian travel association) e frequentavo negli Stati Uniti i loro corsi di marketing. Vi si spiega che “più sesso regali, più fai soldi”. Per cui si consiglia di organizzare gli spazi con le docce in comune e di lasciare sempre degli ambienti con zone oscure in cui sia più facile appartarsi.
La cosa funzionava. La mia Malu group (avevo sullo stemma un delfino e delle palme) andava alla grande. Ero un convinto sostenitore dell’associazione ed ero tra coloro che più si erano spesi – la vicenda mi portò una certa notorietà – per organizzare il Gay Pride di Napoli. Continuavo la mia vita dissipata tra i party della città, frequentavo persone importanti della Milano bene, avevo contatti nel mondo dell’alta moda. Eppure ero sempre più insoddisfatto. Se il sesso è tutto, quando finisce quello, finisce tutto.

Gli amici morivano da soli
Arrivarono gli anni Novanta e arrivò l’Aids. Vedevo gli amici morire, soprattutto vedevo quanto fossero fragili le relazioni fra noi. Quando uno si ammalava, il compagno fuggiva. Ne ha uccisi più la solitudine che il virus. Molti si rifugiarono nella droga, alcuni si suicidarono. Morì anche un mio amico, aveva solo ventisei anni. Mi feci controllare e risultai sieropositivo. Sono letteralmente impazzito. La malattia mi ha costretto a mollare tutto: l’appartamento in centro, il lavoro, i soldi. Eppure oggi dico che la mia malattia è stata la mia grazia, perché mi ha costretto a riportare a galla domande che il vagabondare di quegli anni avevano sopito ma non spento. Così ho cercato risposte nel buddismo e questa esperienza mi ha aiutato soprattutto a staccarmi da quel mondo tutto materiale in cui ero immerso. Un giorno, mentre ero nel tempio buddista assorto in preghiera, alzai gli occhi. Davanti a me stavano delle mele e una pergamena, perché è questo il loro modo di pregare. Fu un lampo, fu un pensiero e mi ritornarono in mente le immagini della Madonna che mia madre teneva in casa. Perché devo stare qui, inginocchiato davanti a delle mele, quando ho in me un’icona della Madonna?
Tornai a casa, ero depresso e mi chiedevo perché quel Dio che bestemmiavo non potesse benedirmi. Mi aggrappai al rosario, iniziando a recitare preghiere di cui non ricordavo nemmeno le parole. Era un periodo molto confuso, però ero convinto di aver trovato qualcosa in cui poter confidare. Non uscivo mai di casa, se non per andare a Messa. Mi confessai, incominciai a lavorare come commesso, io che fino a poco tempo prima impartivo ordini a due segretarie.

Va bene gay, ma mica sarai cattolico?
Un giorno trovai tra le carte di un amico degli appunti su un tale Joseph Nicolosi, uno psicologo cattolico americano celebre per la sua teoria riparativa. In breve: è un percorso psicologico che aiuta a recuperare le relazioni maschili che sono andate perdute. All’inizio mi arrabbiai. È duro accettare la distruzione della propria identità, è difficile smontare la propria intimità. È arduo perdonare gli altri e se stessi. Però ero curioso, ero alla ricerca di una salvezza, anche immeritata. Per me, dopo anni che seguo questo percorso, è stata una grazia. L’aspetto più bello è stato scoprire che, man mano che instauravo rapporti di amicizia con degli uomini, le mie pulsioni omosessuali sparivano. Cioè, man mano che le mie relazioni diventavano vere, sincere, non superficiali, io imparavo a non sentirmi costantemente inferiore agli altri maschi. Ho imparato a non idealizzare gli altri uomini, ho imparato a sdrammatizzare (gli omosessuali non ne sono capaci). Ho ricominciato a dormire di notte, letteralmente. La prima volta che mi sono ritrovato a fare delle allusioni pesanti su una collega è stata per me una situazione incredibile, assurda, gioiosa. Ho chiesto appuntamento a una ragazza. Siamo usciti e lei ha subito messo in chiaro che era a favore della pillola abortiva. Io le ho detto delle mie esperienze omosessuali, ma questo non l’ha affatto sconvolta. Quando però ho aggiunto che ero cattolico, e quindi contrario alla pillola, mi ha mollato.

La schiavitù dei sorrisetti
Ma come? – dicevo nelle mie preghiere – dopo tutto il cammino che mi hai fatto fare, ora mi deludi così? Durante un pellegrinaggio a Medjugorje conobbi Teresa. Diventammo amici. Mi divertivo con lei, mi piaceva, ci siamo fidanzati. Non sapevo come... insomma, alla fine gliel’ho detto. Quel che mi ha risposto dice tutto di lei: “Luca, quel che sei stato non è più. Importa quel che sei ora”. Dopo un anno di fidanzamento ci siamo sposati. Oggi siamo alla guida del Gruppo Lot: aiutiamo gli omosessuali a rifiorire. Non siamo psicologi, non è il nostro lavoro. Per quel che è stata la mia esperienza posso dire solo che il lavoro psicologico e questi gruppi di preghiera hanno avuto per me pari importanza. Ma sono due binari paralleli, possono non intersecarsi. Vivo in affitto, non ho più le belle automobili di un tempo, non mi interessa farmi pubblicità. Chiedo solo di poter affermare quello che credo. Io stesso ne sono la prova vivente. Il problema dell’omosessualità non riguarda il sesso, riguarda la propria umanità. Ero schiavo dei sorrisetti e delle mistificazioni. Oggi sono un uomo vero, un uomo libero».

 

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tempi.commentati
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Quelle "mele buddiste" nel

Inserito da elisac75 il 26 Febbraio 2009 - 9:27am

Quelle "mele buddiste" nel titolo dell'articolo hanno un sottotitolo denigratorio e mi pare, leggendo quello che dice Luca, senza ragione. Le mele sono un'offerta, come le offerte di fiori intorno alle icone dei santi e sull'altare, infatti oltre alle mele si mettono anche fiori e piante. Perché essere così superficiali nel rappresentare altre fedi, tra altro fedi come il buddismo che sono assolutamente pacifiche, tolleranti e con una filosofia profondissima?
Nel prosieguo Luca dice che il Buddismo l'ha aiutato a ritrovare valori veri e a staccarsi da quel mondo materiale in cui era immerso. Sarebbe stato bello che fosse stato messo questo in evidenza nel titolo, e non le mele.

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Si scriverebbero

Inserito da aleco il 25 Febbraio 2009 - 2:30am

Si scriverebbero enciclopedie a voler spiegare per filo e per segno tutti i motivi per cui quello che Luca, Povia ed altri sostengono è profondamente sbagliato. Ma non ho il tempo e neanche la voglia.

Preciso che non entrerò nel merito delle tesi intorno alla politica e a presunte lobbies gay, che sono tesi faziose di chi, non avendo più argomenti per contestare le ragioni altrui, cerca di infangare la credibilità dell'avversario insinuando del torbido che non esiste. Non starò neanche a spiegare perché non esiste. E' evidente che, se esistesse una lobby gay tanto potente quale quella di cui si parla sempre, i gay non solo potrebbero sposarsi, ma avrebbero il potere di vietare i matrimoni etero. E chissà che non sia pure una buona idea.

Tornando ai contenuti della questione, il fatto è che lo stesso Luca (così come i suoi seguaci) fa un'enorme confusione di concetti e fatti diversi che vengono buttati in un unico calderone e legati fra di loro quando nella realtà le relazioni non sono scientificamente provate. Anzi, sono state respinte dalla scienza. Prima tra tutte la storia dell'ambiente familiare tutto femminile che porta a diventare gay. Questa è chiaramente una bufala, perché così come tanti gay citano l'immagine infantile della madre forte e presente e del padre debole e assente, altrettanti gay citano l'opposto. Parlo per esperienza personale. I miei genitori sono sempre stati presenti in ugual misura e con la stessa intensità nella mia vita. Eppure non sono etero, ma gay. Quello che disturba è che don Luca, come si dovrebbe chiamare ormai, dà il suo modello familiare (ambiente tutto femminile e così via) come modello citato da tutti i gay. Ma, come appena detto e dimostrato da molte persone con cui ho parlato, non è così. E la sua affermazione che gay si diventa in base all'ambiente familiare e via dicendo è solo un'opinione personale, peraltro respinta dalla scienza, che dice che l'orientamento sessuale si forma a 3-6 mesi di vita, in un momento, cioè, in cui il bambino riceve stimoli che non è in grado di interiorizzare scientemente. Infatti, l'orientamento sessuale nasce da una spontanea ed inspiegabile attribuzione di significati che il cervello dà agli stimoli ricevuti dall'esterno proprio in quell'età. E si parla di 3-6 mesi di vita, non dell'età prepubere di cui Luca parla. Il suo legame tra famiglia e orientamento sessuale, quindi, è un legame stabilito da lui in base ad una dietrologia in cui a posteriori dà a fatti della sua vita significati in linea con il suo pensiero sulla faccenda. Ma il fatto che lui pensi che esista questa relazione tra quei fatti e il suo orientamento sessuale è del tutto soggettivo e non rispecchia il pensiero della scienza.

Dopodiché, si fa anche grande confusione su orientamento voluto e orientamento non voluto. Chiaramente, se uno ha un orientamento sessuale che non lo fa stare bene (la cosiddetta omosessualità egodistonica, in caso si parli di un ragazzo "gay"), fa benissimo ad andare da uno psicologo che lo aiuti a vivere quell'orientamento sessuale con serenità o ad avvicinarsi ad un altro che lo faccia stare meglio, ma qui si parla di una patologia, peraltro non comune, non della storia della stragrande maggioranza dei gay. E non si parla neppure di un gay che soffre perché non si sente accettato. Quello non vuol dire sentirsi male con il proprio orientamento sessuale. E' solo il frutto della società obrobriosa in cui viviamo.

Ma il nostro Luca va oltre con eresie inenarrabili. Ha addirittura il coraggio di dire che le relazioni gay stabili non esistono perché si cerca un altro se stesso, mentre l'unica relazione "corretta" è quella con una persona dell'altro sesso, che completa. Eresie di chiara derivazione religiosa. Un sospetto confermato dal fatto che, come racconta lo stesso Luca, durante tutta la sua vita non ha mai cessato di frequentare la chiesa e, malauguratamente, è persino venuto in contatto con le teorie dello psicologo cristiano Nicolosi. Ora, mi sarebbe bastato citare questo nome per chiudere in una riga il mio commento subito dopo averlo aperto. Perché tutti sanno benissimo che le teorie di Nicolosi sono state smontate completamente dalla psicologia, tanto che oggi, quando si cita Nicolosi, l'unica reazione che si ottiene è lo scherno generale. Il fatto che Luca lo citi, quindi, dice da solo quanto sia affidabile il castello da lui creato.

Ma che dica una cosa insieme sbagliata e macchiata di disonestà intellettuale è indicato chiaramente dai fatti. Non è assolutamente vero che non esistono relazioni gay durature. Ne esistono, eccome, di lunghissima durata e persino di intensità inimmaginabile. E non sono basate sull'amicizia, come don Luca vuole farci credere. Sono basate sull'amore, il più puro, il più profondo, il più sano. Certo, dal momento che questa società (che pare oppressa dalla lobby gay, a sentire parlare i furbi) vieta ai gay di ufficializzare le loro unioni, queste non hanno visibilità e ci si trova in mancanza di dati concreti su cui ragionare. Esistono, però, i dati sulle relazioni e sui matrimoni etero, che spiegano perché Luca è disonesto intellettualmente. Infatti, queste meravigliose e pure relazioni da lui decantate sono in declino. E non tanto per numero, ma per qualità. Le relazioni tra persone di sesso opposto spesso non reggono, i matrimoni nella maggioranza dei casi oggi finiscono. Ma un po' di sana ricerca e qualche giro in quei locali del peccato di cui Luca parla dicono chiaramente che la ragione non va cercata solo nel fatto che si uniscono persone incompatibili. Va anzi spesso cercata nel fatto che questi etero convinti con pedigree, anello al dito e moglie e figli in casetta con i fiorellini fuori, come nel quadretto del Mulino Bianco, proprio quegli etero convinti che denigrano i gay e che, quando si chiede loro di etichettarsi, non esitano a definirsi etero, quegli etero che, raccontando menzogne sulle loro pulsioni, fanno sì che, nelle statistiche ufficiali, gli etero siano il 90% della popolazione, i gay il 10%, quegli etero, dicevo, mostrano interessi che etero non sono. Quegli etero del quadretto spesso affollano le chat gay, i siti di annunci gay, i locali gay, dove si va per adescare a fini puramente sessuali. Il che vuol dire anche che etero non sono. E che, quindi, se le persone facessero un'analisi di se stesse e lavorassero su di loro per capire in età giovane qual è il loro vero orientamento sessuale, se rispondessero con sincerità quando viene posta loro una domanda sul loro orientamento, si scoprirebbe che l'eterosessualità pura non riguarda che il 50% della popolazione al massimo. Ma chiaramente per avere dati puri non intaccati da ipocrisia, bisognerò attendere almeno altri 500 anni.

E con questo si arriva al vero punto della questione. L'orientamento sessuale, a differenza di quello che il nostro eroe vorrebbe farci credere (chissà poi sulla base di quale fatto scientifico, visto che i dati scientifici sono tutti contrari alle sue teorie), non si cambia né con la volontà né con la preghiera. Se una persona è gay già a 3-6 mesi di vita, continuerò ad esserlo per sempre. Certo, una persona, per capire cosa vuole davvero e cosa la rende davvero serena, deve compiere un percorso interiore non sempre semplice e può aver bisogno di fare esperienze di segno opposto rispetto al loro essere. Ma questo non vuol dire che si è prima gay, poi etero o viceversa. Vuol solo dire che a volte è necessario vivere esperienze anche non in sintonia con se stessi per potersi davvero capire fino in fondo. Si parla, quindi, solo di esperienze, non di orientamento.

La verità che Luca non vuole capire è che non è mai stato gay. Si capisce chiaramente dalla sua storia. Ha avuto un'infanzia forse non semplice. Ha risposto alle sue pulsioni come sentiva di fare. E' stato forse una persona debole, che si è lasciata trascinare in un mondo che non gli apparteneva (posto che davvero non gli appartenga). Ma intanto ha continuato a farsi domande, il che indica che probabilmente è sempre stato etero. Oppure è sempre stato gay e lo è tuttora, ma si è lasciato schiacciare dal peso del giudizio degli altri, dell'ipocrisia, dell'intolleranza e ha deciso di aderire ad un modello (quello etero) che gli veniva proposto come l'unico giusto. E questo pare confermato dal fatto che, guarda caso, si è innamorato della prima donna che gli ha dato fiducia, ascolto e la possibilità di passare a questo modello, oltre che dal fatto che è stato assistito in tutto questo percorso interiore dalla fede cattolica, che, tutti sanno, impone quel modello e condanna ogni altro.

In sintesi, quella di Luca è una storia molto torbida e piena di punti interrogativi che, nonostante Luca pensi che siano ormai chiariti, in realtà è evidente che non sono mai stato risolti. Certo, facendo una dietrologia di ispirazione chiaramente cattolica, si è dato risposte che vanno in un senso per lui chiaro e ora le propone come verità universali. Ma nel proporle a se stesso e agli altri fa finta di dimenticare o ignorare che la scienza non si limita a tacere su queste questioni, ma al contrario parla, e parla nettamente a sfavore di tutte queste costruzioni, bocciandole senza ammettere repliche.

Dopodiché, se Luca crede che essere gay sia un problema e faccia sempre stare male e decide di lanciarsi in questa missione apostolica volta a salvare tutte le anime gay e a trasformare tutti gli omosessuali in eterosessuali, faccia pure. Ognuno è libero di pensare e fare quello che crede. Ma sappia che le cose non stanno come pensa lui. Il mondo è pieno di omosessuali felici, orgogliosi di esserlo, con alle spalle un passato perfettamente sereno e con una vita assolutamente sana, fatta anche di relazioni sentimentali solide e profonde.

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La sessualità umana

Inserito da cosimo@cosimo il 23 Febbraio 2009 - 11:33pm

La sessualità umana (soprattutto quella maschile) è una delle cose più complicate e delicate che ci siano.
Sull'omosessualità non ci viene raccontata tutta la verità: per esempio che sull'origine del'omosessualità (che comunque è poco studiata) se ne sa poco, ma che gli aspetti psicogenetici sembrano preponderanti, che la psichiatria non dice se sia buona, naturale, cattiva o innaturale, perchè non spetta a lei dirlo, che non è considerata un disturbo solo se è accettata dalla persona (e in tale caso non è scritto da nessuna parte che la persona debba accettarla)...e si potrebbe continuare...
E dico anche alla larga dalle associazioni gay, disoneste che raccontano che si nasce gay, che propinano studi ideologici, che hanno i loro psicologi, da cui mandano chi si avvicina a loro, che falsificano le lettere di Freud, che negano ciò che l'APA afferma sull'omosessualità egodistonica, che appoggiano "giornalisti" che fingono di avere problemi e vanno a rompere i maroni in incognito a un bravo e stimato psichiatra, che pensano che gay sia il terzo sesso...che fanno solo IDEOLOGIA, sulla pelle delle persone.
Noi cristiani però abbiamo delle spiegazioni spirituali a questo lato della sessualità umana, Paolo è molto chiaro. La radice è nel cuore.
A Luca da parte mia va tutto il sostegno e tutto il mio rispetto. Noi non crediamo più a nulla, soffocati dall'irreversibilità (disperazione?) con cui bolliamo tante situazioni, ma Gesù è capace di risuscitare i morti, perchè non avrebbe dovuto rispondere a Luca?

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Ma questa storia comunque,

Inserito da zmassimo il 22 Febbraio 2009 - 11:58pm

Ma questa storia comunque, si avvicina a una delle più grandi realtà :

Questa storia può riportare in ogni caso anche di una delle prime vere e proprie realtà: appurata e ben vissuta anche da me in Olanda qualche hanno fa; dove si vive la realtà affermando "volendo" anche del fabbisogno obbligatorio dell'intimità.
E quindi del fatto che, fino a quando questa non la si può avere con il partner dell'altro sesso: allora non se ne può e deve affatto farne a meno; ma la si deve praticare all'occorrenza tranquillissimamente anche con gli individui dello stesso sesso, senza alcuni problemi.
* E per questa delle prime utilità dei fisici e morali perciò: non è affatto detto che si sia, si continua o si debba per forza essere omosessuali; ma viene svolta semplicemente proprio una semplice amicizia, "di fabbisogno intimo per forza anche in tal modo".
...Si può dire infatti che nessuno che frequenta le saune dell'Olanda e chissà quanti altri relativi indivdui "anche già fedelmente sposati da anni e con figli", sia omosessuale: pur accedendo "proprio in tal modo ineviabilmente" periodicamente a di quei relativi servizi a causa proprio del non riempirsi abbastanza vivendo con il partner dell'altro sesso; dimostrando veramete della sola propria pura amicizia, e stando anche fedelmente attenti alle malattie. (Ne conosco alcuni da moltissimo tempo).
E frequentando essi perciò in seguito, proprio come ha fatto "Luca" (che quindi, probabilmente non era proprio gay "perchè essi in genere SONO NATURALI, NON SONO AFFATTO MALATI e perciò NON CAMBIANO"); tranquillamente (anche) le ragazze ...

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Il brano di Povia può

Inserito da zmassimo il 20 Febbraio 2009 - 5:35pm

Il brano di Povia può riportare anche di una delle prime vere e proprie realtà: appurata e ben vissuta anche da me in Olanda qualche hanno fa; dove si vive la realtà affermando "volendo" anche del fabbisogno obbligatorio dell'intimità.
E quindi del fatto che, fino a quando questa non la si può avere con il partner dell'altro sesso: allora non se ne può e deve affatto farne a meno; ma la si deve praticare all'occorrenza tranquillissimamente anche con gli individui dello stesso sesso, senza alcuni problemi.
* E per questa delle prime utilità dei fisici e morali perciò: non è affatto detto che si sia o si debba per forza essere omosessuali; ma viene svolta semplicemente proprio una semplice amicizia, "di fabbisogno intimo per forza anche in tal modo".
...Si può dire infatti che nessuno che frequenta le saune dell'Olanda e chissà quanti altri relativi indivdui "anche già fedelmente sposati da anni e con figli (ne conosco alcuni da moltissimo tempo)", sia omosessuale: pur accedendo "proprio in tal modo ineviabilmente" periodicamente a di quei relativi servizi; dimostrando veramete la sola propria pura amicizia (e stando anche fedelmente attenti alle malattie).
E frequentando essi perciò in seguito, proprio come ha fatto "Luca", tranquillamente (anche) le ragazze ...

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Io no! Non sono contro

Inserito da robinson il 20 Febbraio 2009 - 11:58am

Io no! Non sono contro Povia. La canzone per la verità non mi è piaciuta musicalmente. Il testo poi mi è sembrato soprattutto un atto di accusa (o le ragioni del suo essere - era - gay) nei confronti dei genitori. L'uno assente e ubriaco, l'altra invadente, autoritaria e aggressiva. E' anche vero che queste potrebbero essere cause (io dico concause) scatenanti il diventare gay; non si capisce però perché altri figli con gli stessi genitori non lo diventano. Quello che secondo me si vuol far passare è che un percorso psicologico (terapia riparativa) possa "convertire" il gay alla eterosessualità. Se questo può essere ipotizzabile posso capirlo se avviene in fare preadolescenziale, cioè in quella fase in cui la persona si forma la propria identità e personalità. Per questo occorre precisare che può esserci uno stato di omosessualità transitorio e uno radicato e definitivo, cosa che anche la Chiesa riconosce. Non ci dimentichiamo anche che non pochi uomini sposati non disdegnano altra compagnie maschili; questo significa che pur dentro una immagine esteriore si può nascondere un'altra personalità. Per questo dico che occorre innanzitutto una vera conoscenza della realtà, osservandola e giudicandola con molta prudenza e saggezza.
Grazie, Roberto

P.S. spero che questo commento venga pubblicato, grazie ancora

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Luca era gay e adesso sta

Inserito da ErmannoDiSalza il 19 Febbraio 2009 - 6:53pm

Luca era gay e adesso sta con lei Luca, parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo". Su questa storia è scattata la censura preventiva ed oscurantista delle organizzazioni gay. Una storia così in Italia non si può, non si deve raccontare. Va bene la Tatangelo che ci canta del suo amico gay e delle sue sofferenze. Non va bene un Povia che osa raccontare la storia del suo amico Luca che da gay diventa eterosessuale. La violenza non l'ha fatta Povia, ma l'hanno fatta a Povia.

8
Il percorso di Luca nella

Inserito da angelo41 il 26 Gennaio 2009 - 8:22pm

Il percorso di Luca nella sua evoluzione, dall'infanzia difficile al ritrovato equilibrio in età adulta, conforta
la tesi della carenza affettiva e dei traumi esistenziali, nella condizione di omosessualità.
L'assenza di un padre o la presenza di una madre autoritaria, favoriscono tale condizione, pur non essendo, ovviamente,le uniche cause.
Ci sono anche casi di ermafroditismo, ma questi sono un'anomalia della natura, e sono considerate a parte.
Gli omosessuali se ne facciano una ragione; la loro è una condizione anomala, risultato di esperienze traumatiche fisiche e psichiche, che ne hanno modificato il comportamento sessuale e male fanno, molto male ad
agitarsi e protestare, a volte in modo becero, verso una società che in gran parte li accetta per come sono.

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Ho letto incuriosito la

Inserito da onedrop il 26 Gennaio 2009 - 11:54am

Ho letto incuriosito la testimonianza resa a Tempi da questo Luca di Tolve, se non altro per il gran polverone sollevato dall'ArciGay, che con un tempismo fin troppo sospetto ha acceso tutti i riflettori su questo caso.
Che certi ambienti molto trendy abbiano con il denaro un rapporto privilegiato è noto a tutti, ma non sapevo delle "crociere per omosessuali purché di sinistra".
Dico sospetto perchè se il testo della canzone non era ancora noto, il comunicato con cui l’associazione ha reso noto che «il Luca della canzone potrebbe essere quel Luca Di Tolve che dichiara di esser un ex gay guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale. Se Bonolis e il suo direttore musicale intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa e organizzata», sembra proprio una difesa cautelativa nel caso, chissà, che qualcuno sveli un backstage, qualcosa che deve restare dietro le quinte. Ma tant'è, businness is businness, gay or not.
Osservo anche che nessun altro media oltre Tempi.it ha avuto il coraggio di andare a fondo, trovando questo Luca di Tolve, e mi sono chiedo perché, dal momento che l'argomento "buca".
La risposta l'ho trovata nel commento pubblicato dal lettore Raffaello Fontanella, quando afferma che "siamo ancora troppo ignoranti".
Sul Garzanti, alla voce ignorare - oltre a "non conoscere, non sapere" - leggo anche: "far finta di non conoscere, trascurare, sottovalutare".
La verità, credo, è che vogliamo restare ignoranti, facciamo finta di non sapere, trascuriamo ciò che sappiamo o intuiamo.
Vogliamo ignorare che non tutti amiamo allo stesso modo e possiamo essere felici allo stesso modo. Vogliamo ignorare che nessuno dentro di sé prova vero orgoglio per una situazione personale indesiderata. Vogliamo ignorare che le cose possono cambiare. Vogliamo ignorare la tristezza che ci portiamo dentro, quando pensiamo di trovare in noi ogni soluzione. Vogliamo ignorare la voglia di felicità che abbiamo tutti. Vogliamo ignorare la realtà e la verità che l'accompagna.
Sono convinto che quanto accaduto a Luca di Tolve gli sarebbe capitato comunque, cattolico o no, perché la vita non risparmia niente a nessuno; ciascuno ha la sua di vita, ed è dentro questa realtà che tutto prende forma. Dobbiamo solo prenderci sul serio e tirar fuori le palle. Anche se non tutti tollerano…

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In data 14/01/2009, in altra

Inserito da Raffaello Fontanella il 22 Gennaio 2009 - 2:28pm

In data 14/01/2009, in altra sede, mi chiesi ingenuamente chi avrebbe il coraggio di salire sul palco del teatro Ariston e cantare una storia che denoti, in certa misura, intolleranza e quindi m’ero dato la risposta: nessuno.
BE-E-EP! …Errore.
Anche se nel testo di Povia pare sia puntualizzata con accurata scelta terminologica l’assenza di qualsivoglia forma di pregiudizio, certo è che con esso il cantautore - INDIPENDENDETEMENTE DALLE SUE REALI INTENZIONI - finisce con l'allignare la convinzione che solo tristezza possa scaturire dall’essere naturalmente gay, come è accaduto a questo santo “L. Di Tolve che dichiara di essere un gay guarito [grassetto d.r.] grazie alle teorie riparative [grassetto d.r.] di Nicolosi, cattolico integralista americano” (Emanuele Boffi in http://www.tempi.it/il-caso/005031-luca-era-gay).
L’ignoranza trionfa ancora una volta, quindi, spalleggiata dallo staff del Festival di San Remo, lo stesso che ha rifiutato anche solo di ospitare a fini di beneficenza l’antagonista/deuteragonista in questione, Agliardi, con il proprio testo che canta invece l’amore espressamente gay.Scrissi in proposito che il testo “Perfetti” comunica il collettivo eppure singolare vigore della tristezza per una relazione finita, della rabbia di non avere più a nostra disposizione la pelle dell’uomo che abbiamo amato e a cui ci siamo aggrappati, dell’amarezza di non poter più sentirci come, appunto, perfetti insieme all’altro. È soltanto questo, secondo me, che rende il testo di Agliardi attraente e vicino al sentire comune e che avrebbe potuto anche valergli la chance di intonarlo sul palco dell’Ariston – esistono molte canzoni d’amore migliori della sua -, non il fatto che possa definirsi “una canzone sull’amore gay”, perché l’amore, ripeto, non può essere solo gay.In cosa consiste invece l’universalità del testo di Povia? In niente.
Ecco che aveva ragione chi mi faceva notare che, purtroppo, almeno nel nostro paese, al giorno d’oggi non possiamo ancora pensare che una canzone d’amore non necessiti di rimarcare se tale sentimento sia stato generato dalle latebre di un animo omosessuale oppure etero.Ancora non possiamo dare per scontato che tutti amiamo allo stesso modo e possiamo essere felici allo stesso modo. Siamo ancora troppo ignoranti.
(http://raffaello-fontanella.blogspot.com/)

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