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Il caso Yara e il voyeurismo giudiziario. «Di questo passo arriveremo al processo con televoto»

maggio 12, 2015 Chiara Rizzo

Le immagini del colloquio privato in carcere tra Massimo Bossetti e la moglie su tutte le tv e siti web. E nessuno dice nulla. Intervista a Riccardo Polidoro (Ucpi)

«Queste immagini rappresentano l’ennesima violazione e violenza di uno Stato che non rispetta non solo i diritti ma la dignità e i sentimenti di coloro che sono ristretti nelle carceri» scandisce a tempi.it l’avvocato Riccardo Polidoro, responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane, dopo la diffusione del video di un incontro tra Massimo Bossetti – accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio e detenuto in custodia cautelare – e la moglie Marita Comi, risalente allo scorso 14 dicembre. Un video che da Sky Tg 24, che per primo lo ha diffuso in esclusiva, è finito poi a ripetizione su tutti i telegiornali, quotidiani e siti on line italiani. In esso si vede la donna chiedere più volte al marito se ha da dirle “qualcosa” in merito all’assassinio della povera bambina, ma Bossetti non rivela nulla.

Avvocato Polidoro, il video di un colloquio in carcere sarebbe assolutamente riservato. Com’è finito in tv secondo lei?
Non è da tutti avere la disponibilità di questi filmati. Fermandoci alla superficie potremmo dire che è stata un’esclusiva, ma volendo andare oltre è chiaro che questi sono atti che può avere solo l’autorità giudiziaria. È raro che le abbiano gli avvocati, i quali in questo caso soprattutto non hanno nessun interesse a diffondere conversazioni private di un incontro intimo del loro assistito. Il giornalista che è riuscito ad avere il filmato riterrà forse di aver conseguito un ottimo risultato professionale, si sarà sentito autore di uno “scoop” nella gara mediatica dove in nome di un presunto dovere all’informazione ogni pudore è quotidianamente calpestato. E colui che ha ceduto le immagini lo avrà fatto per gloria o per denaro? Certo è che la rosa degli autori di questa fuga di notizie è molto stretta, non è da tutti avere la disponibilità di filmati girati in carcere. Entrambi oggi saranno fieri di aver reso pubblico un atto di indagine, coperto da segreto istruttorio.

Chi può avere l’interesse a diffondere questo video?
Non c’è nessun interesse pubblico, ma solo un interesse voyeuristico. Il punto è che aver reso pubbliche quelle immagini non ha alcun senso investigativo, perché esse non apporteranno nulla di nuovo alle indagini. E non è nemmeno interesse dell’opinione pubblica cosa un detenuto dica alla moglie, in un colloquio privato, e nel chiuso di un carcere. Il video non contiene nessuna informazione. Credo che sia stato pubblicato solo per un interesse voyeuristico, tipico ormai di trasmissioni che conducono le indagini quasi in diretta. Ci stiamo avvicinando al processo per televoto.

Cioè?
Ormai del vero processo nell’aula di un tribunale non si interessa più nessuno, perché è troppo lento nella sua esigenza di approfondimento. Tanto è vero che è divenuto sempre più raro trovare dei giornalisti nelle aule di un tribunale, dove è più importante il rispetto delle regole e delle garanzie che non il risultato immediato, costi quello che costi, che interessa così tanto i media a caccia di scoop. Mi chiedo se mai si arriverà a delle giurie popolari che da casa, comodamente seduti sul divano, con il telecomando pronunceranno le sentenze. D’altra parte, siamo giunti al Quarto grado televisivo, per riprendere il nome di una popolare trasmissione tv: gli autori di questa trasmissione devono aver deciso il titolo in un momento di “umiltà”, visto che la loro trasmissione supererebbe ormai anche il terzo grado della Cassazione. I processi, oramai, sono solo mediatici.

Oramai conta più la televisione della Cassazione.
Certamente. È quel che è avvenuto per il delitto di Perugia. Ci siamo abituati, con i tanti processi in tv a loro carico, a giudicare Amanda Knox e Raffaele Sollecito colpevoli che alla fine poco importa pure della sentenza di assoluzione. Ognuno resta con il suo pensiero, la sua retro-convinzione che siano i colpevoli. Con questo tipo di trasmissioni tv o articoli non si fa informazione, ma si condiziona l’opinione pubblica, e si superano le regole necessarie della vita civile. L’opinione pubblica va informata, giustamente, anche sull’andamento delle indagini, ma non si può superare il confine del condizionamento, che avviene dando in pasto continui retroscena, presunte svolte nelle inchieste anche a base di una continua gogna mediatica, come ha fatto proprio Quarto Grado nel caso Yara, mandando in onda le immagini di Bossetti detenuto con le manette ai polsi. Immagini prive di qualsiasi valore e vergognose. Tutto ciò è solo una deriva del processo mediatico, ma non c’è più una rete televisiva che non abbia il suo processo e che non faccia ascoltare le intercettazioni agli spettatori se non in diretta, diciamo, in “differita”.

Si può obiettare che se tv e giornali offrono questo è perché sanno che al pubblico piace.
Perché il pubblico è educato a questo. Siamo alla deriva perché al pubblico non viene data l’occasione di una riflessione, ma viene tolto ogni spessore culturale con trasmissioni del genere. È chiaro che ci può essere un interesse anche voyeuristico nell’opinione pubblica, ma dovrebbero essere i giornalisti a fermarlo e porvi un limite, non alimentarlo a dismisura in cambio di un po’ di share o di copie in più.

Avete denunciato la cosa all’ordine dei giornalisti?
Come Ucpi abbiamo fatto innumerevoli denunce, e dovrebbe essere l’ordine dei giornalisti a intervenire, ma così non accade. Probabilmente proprio perché queste trasmissioni hanno un audience buono o le riviste vendono molte copie e non c’è interesse a fermare questa deriva.

Come andrà a finire?
Ripeto, arriveremo al processo in tv con il televoto. Si faranno i talent con i magistrati e gli avvocati. Ecco dove arriveremo.

Foto Ansa


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14 Commenti

  1. mery scrive:

    subito una campagna per chiudere le trasmissioni del pomeriggio – rai e mediaset – sui casi ancora oggetto di indagini. e lotta al canone rai.

    • yoyo scrive:

      Non serve a nulla chiudere se non si cambia la mentalità. È solo un primo passo. Il secondo è licenziare in tronco i magistrati che passano i documenti ai goornalisti e la galera per i direttori di giornali che impartiscono determinati ordini ai sottoposti.

  2. Maurizio scrive:

    D’accordo con entrambi,anche se sul canone la vedo molto dura.É vero,poi,che é una questione di mentalità ma questa va formata ed educata…perché per es. -visto che siamo in tempo di Expo(mi permetto un piccolo suggerimento) perché nei programmi pomeridiani(almeno della Rai-in quanto tv pubblica)non si fanno programmi illustrativi dei vari temi in esso trattati e magari conoscitivi delle problematiche relative al problema cibo e fame nelle singole realtà,fino al parlare della storia,delle bellezze naturali e delle problematiche sociali in essi presenti.Ce ne sarebbe di materiale a iosa,anche per sostituire qualche programma serale sempre dedicato a certa informazione voyeuristica.É evidente che la gente é stata ed é indotta a preferire e chiedere certi programmi per passare il tempo-specie gli anziani e le casalinghe-ma bisogna pur incominciare ad invertire la tendenza,altrimenti diverremo tutti rimbecilliti da certi programmi e idee di vita. Certo mi rendo conto di essere un po’sognatore,visto cio’cui ci hanno abituato ed imbottito il cervello,pero si puo’provare!Quanto alle proposte per magistrati(e personale tutto dei tribunali)dei direttori(e proprietari)di giornali,assolutamente d’accordo ma più che sul carcere sarei per pene severe e certe di carattere amministrativo ed economico.

  3. Mappo scrive:

    “Perché l’Ordine dei giornalisti non interviene?” si chiede l’avvocato Polidoro, la risposta è molto semplice e disarmante, perché oramai l’Ordine è prono alla divinità del politicamente corretto e non vi è nulla di politicamente scorretto nelle immagini di Bossetti trasmesse o stampate dai mass media. Viceversa si provi un qualunque giornalista ad usare termini quali negro, zingaro, nomade o immigrato clandestino e vedrete come l’Ordine gli si avventerà contro come un mastino sospendendolo dall’attività e di fatto privandolo dello stipendio.

  4. jeronimo scrive:

    Ma questo signore che vuole salvare la “dignità” del Guerinoni sa cosa dice! Informatelo per favore su quanto accaduto! ripetetegli che ha ucciso una bambina di 13 anni e rovinato la sua famiglia così, senza un motivo, solo per il piacere di farlo! Adesso, secondo questo avvocato, si dovrebbero salvare i diritti di questo sporco assassino! “.

    • yoyo scrive:

      La tua certezza che sia colpevole, dj chiara derivazione mediatica, spiega alla perfezione cosa stiamo dicendo.

    • Mappo scrive:

      Jeronimo, a me non interessa assolutamente sapere se questo Bossetti sia colpevole o meno, a deciderlo deve essere una corte in un tribunale. Non il circo mass mediatico. Non mi interessa neppure sapere se è accusato di aver ucciso una tredicenne ( o dieci tredicenni) oppure se è accusato di quello che un tempo si chiamava un reato bagatellare. Non è neppure in discussione la dignità di questo tizio, tizio di cui non me ne cale più di tanto, ma la dignità di chiunque si possa un giorno trovare al suo posto e quindi fra di essi potremmo esserci sia te che me. Un tempo si diceva, abbastanza ipocritamente o ingenuamente: “Male non fare, paura non avere.” Le vicende giudiziarie di tanti poveri cristi, in Italia come nel mondo, dovrebbero essere lì a dimostrare che il rispetto delle regole, anche di quelle che impediscono che una conversazione fra un imputato e la sua consorte non vengano date in pasto all’opinione pubblica devono essere una cosa sacra. Purtroppo il diritto in quella che un tempo veniva chiamata la culla del diritto è qualcosa che quotidianamente viene calpestato e spesso proprio dai suoi operatori, magistrati ed avvocati in primis.

  5. Maurizio scrive:

    Jeronimo,ogni persona-in quanto persona-ha diritto ad essere trattata come tale(e dunque anche difesa in tribunale)pena il decadere in clima sociale da legge della giungla.Questo non significa approvare il male fatto e non punirlo nel giusto modo..lasciando e dando a tutti una possibilità di ricredersi..perché tutti(ripeto tutti)si può sbagliare.Chi afferma il contrario ergendosi così a giudice integerrimo é il primo a sbagliare(v.episodio evangelico della Maddalena).
    Qui,comunque a tema c’era un’altra questione,Jeronimo…prova a rispondervi nello specifico e appropriatamente!

  6. jeronimo scrive:

    Cari gentili signori, evitiamo filosofia sul dramma della famiglia Gambirasio. Capisco il coinvolgimento mediatico su questo triste avvenimento e sono il primo a dire che le tv ci stanno massacrando di piccole notizie giornaliere per i loro grossi rientri economici, ma oggettivamente non me la sento nemmeno di fare discorsi a difesa del “presunto” colpevole (che in pratica risulta la sintesi dell’articolo) e farlo anticipatamente apparire come un martire messo alla gogna per colpa dei cattivi (televisione e giornalisti).

    • yoyo scrive:

      Per noi, appunto, rimane presunto fino a sentenza definitiva.

    • Mappo scrive:

      Jeronimo, è proprio parlando di un caso concreto che si evita di fare filosofia astratta come tu dici. Il dramma della famiglia Gambirasio, di qualunque altra famiglia coinvolta in una vicenda orribile come questa, è altro dal ragionare sul rispetto delle regole minime di diritto. Bossetti non mi è simpatico, non mi piacciono le persone che perdono tempo a farsi l’abbronzatura artificiale (vedi che anch’io nel mio piccolo vengo condizionato da quello che i mass media ci dicono) ma resta il fatto che fino a che una corte di tribunale non lo avrà condannato non possiamo sostituirci a detta corte sulla base di simpatie o antipatie o peggio sulla base di informazioni spesso e volentieri lacunose o artatamente manipolate che ci vengono propinate dai mass media, quando poi, come nel caso in oggetto, non si vada in campi scientifici dove le nostre cognizioni – almeno le mie – sono limitate o forse pensiamo di essere diventati tutti genetisti dall’oggi al domani? E questo prima ancora di giungere alla questione del rispetto che anche al Bossetti, presunto innocente – non presunto colpevole – è comunque dovuto. Poniti la domanda se tutta questa gazzarra mediatica ha minimamente aiutato le indagini o se ha alleviato in qualche modo lo strazio dei Gambirasio, io propendo per il no in entrambi i casi, anzi per quanto riguarda i Gambirasio, se possibile, penso che questo abbia accresciuto ulteriormente la loro pena. Poi torna a pensare alla vicenda del nostrano Unabomber messo in croce, che poi risultò estraneo o ancor prima al più che famoso Affaire Dreyfus e allora non c’erano social, tv, internet e compagnia cantante, prova ad immaginarti il processo, le indagini connesse al caso Dreyfus oggi nell’era di internet: roba da far venire i brividi. Poi anni dopo tutti a chiedersi come fosse stato possibile fare uno scempio della giustizia come accadde con Dreyfus.

  7. Maurizio scrive:

    Jeronimo,continui a svicolare dal punto e se c’é qualcuno che filosifeggia o teorizza-il che é lo stesso-sei tu. Qui é una semplice questione di rispetto della dignità della persona(innocente o colpevole é secondario)e del diritto stesso. Punto!!

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