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Il calcetto curricolare di Poletti è una dura verità. Come gli asini volanti

aprile 8, 2017 Pietrangelo Buttafuoco

Dove può una pedata non arriva né un curriculum, né un concorso. È il “canta che ti passa”, è la brioche di Maria Antonietta applicata all’Italia di pizza e mandolino

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) –  Chi sa, fa. Chi non ha scienza, insegna. Niente è più falso di un curriculum. Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, suggerisce ai giovani di cercarsi uno stipendio giocando a calcetto invece di laurearsi e così, più che una gaffe, proclama una dura verità.

Il ministro venuto dalle cooperative sogna un’Italia sgombra di giovani: «Se ne sono andati via; è bene dunque che stiano dove sono; finalmente non li avremo tra i piedi».

Ovviamente Poletti poi corregge ma è la prima parola quella che conta, come giustamente dire che «prendere 110 e lode a 28 anni non serve a niente». Poletti non ha la laurea, ma se per questo neppure il ministro della Pubblica istruzione, Valeria Fedeli, è laureata. E neppure diplomata.

Tutti gli asini sono vivi, e i dottori sono belli che morti. Dove può una pedata non arriva né un curriculum, né un concorso.

È il “canta che ti passa”, è la brioche di Maria Antonietta applicata all’Italia di pizza e mandolino perché questo è il paese del sole.

Gli asini sono vivi, e volano pure. Un avvocato, Maria Elena Boschi, passa alla storia come madre della Costituzione. Una guardia municipale, Antonella Manzione, approda a Palazzo Spada come consigliere di Stato. Solo Dario Franceschini – scrittore sommo, ottimo dottore – si degna di fare il ministro. Della Cultura va da sé.

Quello che più di tutti gioca a calcetto, fateci caso, è Matteo Renzi. E la sa lunga. Il suo sfidante, Michele Emiliano, giocava a basket, ma quello che la sapeva ancora più lunga, Giulio Andreotti, giocava solo a poker. E perfino a rubamazzo.

A proposito di rubamazzo.

Se il calcetto è la metafora della sopravvivenza sociale, secondo voi quando si trova il lavoro, durante la partita, o negli spogliatoi, proprio quando sguscia via la saponetta?

È sempre lì: o lì o là. È la sentenza di Giufà.

Testo tratto dalla rubrica “Olì Olà” in onda su La7 durante Faccia a faccia, domenica in prima serata

Foto Ansa

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