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Il Bundestag studia la “link tax” contro Google, ai ferri corti con gli editori tedeschi

novembre 30, 2012 Matteo Rigamonti

Il Bundestag ha avviato l’iter parlamentare per l’approvazione della tassa anti Google. Si annuncia un braccio di ferro dalla difficile e lunga soluzione con i partiti che sostengono Angela Merkel.

Google e gli editori ai ferri corti in Germania. Il Bundestag, il parlamento federale tedesco, si appresta a lanciare la tassa anti Google, altrimenti detta link tax, che prevede di introdurre un’imposizione fiscale sul diritto d’autore per le notizie indicizzate dal motore di ricerca che graverebbe sulle spalle del colosso di Mountain View a tutela degli editori. Ma Google non si lascia intimorire e chiama a raccolta il fluido mondo degli utenti del web con una campagna dal titolo “Difendi la tua rete. Continua a trovare quello che cerchi”.

LA MERKEL NON CI STA. La proposta di legge, ora all’esame della commissione legale del Bundestag, era stata presentata ad agosto dai cristiano-democratici della Cdu e dai liberaldemocratici della Fdp, la coalizione che sostiene il governo di Angela Merkel, e punta a redistribuire gli introiti che Google realizza sulla pubblicità ricavata tramite gli algoritmi del motore di ricerca. L’obiettivo è che anche Google debba chiedere il permesso agli editori per poter pubblicare i link alle pagine web e le poche righe di descrizione delle notizie che vengono indicizzate sul motore di ricerca. Si tratta di una linea condivisa anche dai governi ed editori di Francia e Italia, che a Roma hanno persino siglato un’intesa sotto l’egida della Fieg per un comune impegno in questa direzione. Il testo della proposta di legge sarà inviato il prima possibile ai comitati parlamentari per ulteriori revisioni per poi essere votato dall’assemblea plenaria.

MA GOOGLE È POTENTE. «Chiediamo a tutti gli internauti di intervenire per difendere la pluralità delle informazioni online e di proteggere i motori di ricerca – ha detto Stefan Tweraser, country director di Google Germania – Ci auguriamo che il Parlamento respinga la proposta di legge». Google infatti ha preparato il contrattacco sul terreno che le è più congeniale, quello della mobilitazione della maggioranza silenziosa degli utenti del web che, qualora la nuova tassa non dovesse piacere a Google, rischierebbero di vedere di fatto oscurati alcuni siti nelle ricerche sul web. A sparire dalle ricerche di Google sarebbero proprio i siti di quegli editori che sono d’accordo con il governo per tassare il colosso del web.

APPELLO. «Per te sarebbe molto più difficile trovare in internet le informazioni che cerchi», scrive Google facendo riferimento alla necessità di dover eliminare dal motore di ricerca quei contenuti prodotti dagli editori d’accordo con l’applicazione della tassa. Nel sito dell’appello inoltre sono contenute tutte le indicazioni per firmare una petizione e per contattare il rappresentante parlamentare competente della propria area geografica. Google non è rimasto con le mani in mano ed è pronto a dare battaglia alla Merkel.

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