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Il Banco Alimentare del Piemonte ha un alleato in più, l’ospedale Molinette di Torino

giugno 10, 2013 Paola D'Antuono

Roberto Cena (Banco Alimentare del Piemonte): «Nella nostra regione la situazione è drammatica. Il cibo non basta mai e speriamo di raggiungere presto altri accordi con aziende private e ospedaliere»

Il Banco Alimentare del Piemonte ha stretto un accordo con l’ospedale Molinette di Torino per il ritiro giornaliero dei pasti non consumati dai pazienti e dal personale ospedaliero. L’intesa raggiunta con il più grande ospedale torinese è solo l’ultima di una serie di iniziative che il Banco Alimentare ha messo in atto in Piemonte. L’attività per il recupero di pasti non consumati presso ristoranti aziendali e mense ospedaliere e scolastiche ha inizio già nel settembre 2010, con l’avvio dei ritiri presso quattro ristoranti aziendali dello stabilimento di Mirafiori della Fiat. Con il tempo, all’azienda automobilistica si sono aggiunte altre ventitré mense, per un totale di oltre 112mila porzioni all’anno distribuite a sei strutture caritative.

LOTTA ALLO SPRECO. «Abbiamo un bisogno disperato di cibo, in Piemonte la situazione è drammatica e la povertà aumenta in maniera esponenziale. Ci occupiamo di portare pasti caldi a chi ha perso il lavoro, ai cassintegrati, a chi lavora ma non ha i soldi necessari per poter provvedere al fabbisogno giornaliero della propria famiglia». A parlare è Roberto Cena, presidente del Banco Alimentare del Piemonte, che si dice soddisfatto per gli accordi raggiunti con le strutture ospedaliere e con le mense aziendali: «Attualmente riusciamo ad arrivare a 130mila porzioni all’anno, ma il nostro obiettivo è molto più ambizioso, speriamo di arrivare a cinquecentomila». Il Banco, però, deve fare i conti da un lato con il numero di indigenti in costante aumento, dall’altro con le porzioni giornaliere in eccedenza che si riducono gradualmente per effetto dei drastici programmi di efficienza messi in atto dai committenti e dalle aziende di ristorazione. Motivo in più per continuare la costante ricerca di nuove mese e nuovi ristoranti aziendali a cui rivolgersi per far sì di evitare lo spreco e contribuire ad aiutare le persone in difficoltà.

AIUTO. Ad aiutare il Banco nella sua impresa c’è l’azienda Cuki, che mette a disposizione migliaia di vaschette in alluminio e termobox, indispensabili per effettuare i ritiri degli alimenti e per garantire la loro ridistribuzione nei modi e nei tempi stabiliti. «Intanto noi continuiamo a lavorare per stipulare nuove convenzioni perché – conclude Cena – il cibo non basta mai. Qualsiasi aiuto è il benvenuto».

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