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Ieri dicevano che eravamo della Cia, oggi che siamo “sistema”. Ma cos’è Cl?

ottobre 25, 2012 Luigi Amicone

Postilla sui casi Simone, Formigoni, Comunione e Liberazione. Cosa disse nel 1975 don Giussani, all’indomani dell’aggressione di ciellini da parte di squadracce di destra e di sinistra

Ieri abbiamo pubblicato una lettera di Pippo Corigliano a Tempi (“I burattinai e il vizietto della caccia al cattolico”). Di seguito riportiamo uno stralcio della risposta di Luigi Amicone, che appare sul numero di Tempi, da oggi in edicola.

Ed ecco la nostra postilla sui casi Simone, Formigoni, Comunione e Liberazione. Simone ha già detto la sua e altro dirà. Per quanto riguarda Formigoni: in 17 anni da governatore della Lombardia, ha già ottenuto 11 proscioglimenti su 11 richieste di rinvio a giudizio. È verosimile che anche questa volta, alla fine di un iter ufficialmente avviato nel luglio scorso e che verosimilmente si concluderà entro l’anno, Formigoni verrà per l’ennesima volta rinviato a giudizio. Staremo a vedere. Ciò che colpisce non è tanto l’inchiesta della magistratura. Che ovviamente ha le sue comprensibili e fondate ragioni. Colpiscono le modalità in cui si è sviluppato e incarognito il teorema Formigoni=Cl. Formigoni è un ciellino? Sì. C’entra Cl con la cultura di buon governo che ha portato la Lombardia a livelli ineguagliati, in ogni comparto, rispetto alle altre regioni italiane? Sì. C’entra Cl con lo stile di vita, il carattere, la sensibilità di Formigoni e i collaboratori di cui si è circondato Formigoni nel governo della Lombardia? Sì. Ma a patto che stile, carattere, sensibilità e collaboratori non siano attribuiti al movimento in quanto tale e siano valutati secondo il metro di misura – ovvio – della libertà personale di Formigoni e di ciascuno dei suoi collaboratori. In altre parole: Cl c’entra con Formigoni allo stesso modo con cui l’Azione cattolica o l’associazione Libera di don Ciotti, il Wwf piuttosto che Aido, c’entrano con le attività professionali, da liberi cittadini, svolte dai loro affiliati e associati.

Ieri la Cia, oggi il “sistema”
In realtà, come già anticipammo nel numero di Tempi del 1° febbraio di quest’anno, la “pratica” Lombardia non sembra poter essere sbrigata senza presupporre l’esistenza di un “sistema” dove la dimensione religiosa (Cl) è funzionale a quella politica (Formigoni in quanto ciellino). Insomma, non proprio gente disinteressata, che non abbia poteri e soldi per muovere contro Formigoni e sollecitare la caduta della giunta regionale più efficiente e, probabilmente, in questa fase di crisi e scomparsa di leadership del centrodestra, degna di essere indicata a modello di governo a Roma. E comunque, il presupposto sbagliato da cui il teorema antiformigoniano parte è che essendo Cl una realtà sociale radicata e importante in Lombardia, Cl è un partito occupante e spartitore di prebende.
Ma tale presupposto è semplicemente falso: primo, perché Cl non è un partito, come questa settimana ha scritto perfettamente il sociologo non ciellino e profondo conoscitore delle dinamiche di Cl professor Salvatore Abbruzzese (ilsussidiario.net).
Secondo, perché il movimento è nato in Lombardia negli anni Cinquanta, in Lombardia ha principalmente operato il suo fondatore don Luigi Giussani, in Lombardia si è pacificamente affermato e diffuso e, perciò, in Lombardia piuttosto che in Toscana, si è radicato in migliaia e migliaia di funzionari, insegnanti, medici, professionisti, studenti eccetera ciellini.
Terzo, perché Comunione e Liberazione, ultimo nucleo storico dei movimenti nati nel ’68, ha sempre escluso dai suoi metodi e dai suoi insegnamenti disonestà e qualsiasi tipo di violenza, e con ciò ha sempre insegnato ed esaltato il puro e semplice cristianesimo. Tutti possono utilmente informarsi in che cosa consista la vita di Comunione e Liberazione: nient’altro che educazione alla fede, scuole di catechesi, iniziative culturali, presenza missionaria in scuole e università, opere di carità. Con una caratteristica che le contraddistingue: contrariamente a tutti i fenomeni politici e settari, sono cose aperte a tutti e che non disdegnano nessuno.

È vero, i ciellini non sono meno incoerenti ed erranti di tutti gli altri uomini. Ma si potrà ammettere che l’appartenenza a Cl non costituisce per sé “un sistema di potere”, così come l’essere soci del Wwf potrebbe non costituire per sé una minaccia all’ecosistema, anzi, potrebbe addirittura esserne una garanzia? A questa domanda il mainstream tende a dare una risposta allusiva negativa. Perché? La ragione è la stessa per cui, sui medesimi giornali che oggi la accusano di essere un “sistema di potere”, negli anni Settanta Cl veniva narrata come la “longa manus della Dc” o “finanziata dalla Cia”. Oggi, se si va alla voce wikipedia “Comunione e Liberazione, aspetti politici-economici”, sembra la descrizione della tana di un cobra.
Cos’è che non si vuole ammettere? Il fatto elementare che uno può essere di Cl o del Wwf e commettere errori e persino reati? No. Il problema è la politica. Il problema sono i soldi. Il problema è l’impegno con tutte le dimensioni della vita. Cose di cui il ciellino non dovrebbe occuparsi. Perché c’è già chi se ne occupa (loro, i padroni).

Perché tutto dev’essere losco?
È così complicato capire perché, in nome della libertà e di tutte le libertà, a un certo punto della storia italiana Berlusconi era preferito a Prodi e Formigoni a tutti gli altri? È così strano che un cristianesimo che vuole rimanere fedele al Papa, abbia votato a destra piuttosto che a sinistra, dove è tutto un fiorire di relativismo e di statalismo etico? Questa fissa di riportare sempre allo zero di loschi interessi la considerazione sui motivi fondanti l’espressione anche elettorale dei ciellini, sembra la forma più sciatta e inautentica del fare giornalistico italiano.
In verità, diceva Giussani già nel lontano 1975 (e da allora, state tranquilli, l’insegnamento di Cl è rimasto tale), all’indomani dell’aggressione di ciellini da parte di squadracce di destra e di sinistra: «Comunione e Liberazione è un movimento ecclesiale la cui preoccupazione fondamentale è quella di dar vita ad ambiti in cui sia possibile una reale esperienza cristiana e un lavoro di educazione alla vita della fede. Noi crediamo che l’esperienza della fede non sia un fatto intimistico, relegabile alla sfera della coscienza privata, ma un principio che tende ad informare di sé ogni aspetto della vita. Anche le scelte culturali e politiche, che pure restano scelte storiche, contingenti e modificabili, non possono non essere determinate in modo dialettico a partire dall’esperienza viva della fede. Il cristianesimo infatti, pur non essendo un discorso politico, ha inevitabilmente una rilevanza politica e un’incidenza sul sociale».
Cosa c’è di nuovo se non un potere più pervasivo, che invece di usare la spranga usa il moralismo peloso e padronale?

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