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I vescovi cattolici respingono il “compromesso” di Obama: «Non prendeteci più in giro»

febbraio 19, 2013 Benedetta Frigerio

Dopo la notizia del passo indietro del presidente sull’obiezione di coscienza, la Conferenza episcopale ha respinto il decreto. E ha chiesto al Congresso di correre ai ripari.

Dopo la notizia del compromesso offerto da Barack Obama alla Chiesa cattolica, erano arrivate smentite da più parti: la nuova formula più contorta della precedente in realtà sarebbe una maschera che non protegge la libertà religiosa.
Lunedì sera, la Conferenza episcopale americana, dopo aver studiato a fondo il decreto, ha preso posizione ufficialmente sull’apparente compromesso rivolgendosi ai membri del Congresso per sostenere due misure: le sezioni 573 e 538 della riforma sanitaria. Si potrebbe così effettivamente respingere il mandato di Obama sottolineando che coloro che fanno obiezione di coscienza non possono essere obbligati a fornire l’aborto, la sterilizzazione o i contraccettivi. L’altra misura esclude ogni individuo o istituzione dal praticare o partecipare in qualche modo alle procedure abortive sulla base del diritto di libertà religiosa e di coscienza.

IL PRIMO PRESIDENTE A FARLO. A firmare la missiva è stato l’arcivescovo di Baltimora William E. Lory (in foto a sinistra). Nella prima parte del documento si sottolinea come nella storia l’obiezione di coscienza sia stata assicurata da tutti i presidenti democratici dopo la legalizzazione dell’aborto. Nel 1973 fu lo stesso senatore abortista e ultra liberale, Frank Church, a sostenerla. Il diritto, contenuto nel primo emendamento della Costituzione, è stato protetto fino alla presidenza democratica di Bill Clinton: «È difficile sostenere – afferma Lori – che tutti questi presidenti, di entrambe i partiti, abbiano intrapreso una guerra contro le donne», ha scritto l’arcivescovo, provocando così l’amministrazione Obama che giustifica l’abolizione dell’obiezione di coscienza come una battaglia contro l’oppressione della donna. Per Lori, quello dell’attuale presidente, sarebbe solo «un nuovo atteggiamento, ancor più riluttante negli ultimi anni, verso i cittadini la cui fede o princìpi morali non sono in accordo con le opinioni del potere di governo attuale».

NON SMETTEREMO DI CHIEDERE LIBERTA’. Questo si riflette nell’“Obama mandate”, anche quando «cancella la libera scelta di una dipendente femminile di rifiutare tale copertura per se stessa o per i suoi figli minori, anche se ciò vìola le sue convinzioni morali e religiose». Il nuovo “compromesso” dell’amministrazione Obama entrerà in vigore il primo di agosto, «mantenendo la stessa divisione inaccettabile tra i luoghi di culto e le organizzazioni religiose che rendono la fede operativa servendo i bisognosi». «In breve», ha continuato Lori senza mezzi termini, «temo che il rispetto del governo federale per i credenti e gli uomini di coscienza non sia più qualcosa che gli americani hanno il diritto di aspettarsi dai loro rappresentanti eletti».
Il nuovo approccio «rischia anche di compromettere l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità, costringendo chi offre o acquista assicurazioni di abbandonare la propria partecipazione al sistema sanitario, se vuole conservare la sua integrità religiosa e morale. Urge dunque un ritorno al pieno rispetto per uno dei valori fondanti della nostra nazione».
Come promesso dal Cardinale Timothy Dolan, ha concluso Lori, i vescovi continueranno ad «impegnarsi con l’amministrazione e con tutti i livelli di governo», per cercare di proteggere i cattolici dalle misure invasive del governo.

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