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I Sì Tav siciliani. «Pazzi valsusini, qui abbiamo il Freccia Rotta»

marzo 9, 2012 Chiara Rizzo

Una valle dell’entroterra catanese è rimasta senza collegamenti ferroviari dopo il crollo di un ponte. I cittadini ora protestano: «Magari ci dessero la Tav, per noi sarebbe un sogno».

L’hanno chiamata Freccia Rotta: era il modo ironico con cui, già quattro anni fa, i siciliani denunciavano che 190 chilometri un treno da Milano a Bologna li percorre in un’ora, mentre da Catania a Palermo in sei ore. Eppure nessuno li ha ascoltati, e così, anche nel 2012 dell’alta velocità, i treni siciliani continuano ad arrancare su binari risalenti all’età borbonica. Non è un modo di dire. Le linee ferroviarie sono le stesse dall’Ottocento. Binario unico. Quando passa un treno, tutti gli altri si devono fermare. Chi non ci credesse, dovrebbe farsi un giro in Valle Monachella, meraviglioso entroterra campestre del Catanese. Una piccola Val di Susa del Meridione, tra colline ed edifici medievali. Dove, da ieri, i cittadini hanno organizzato dei presidi di protesta, proprio analoghi a quelli valsusini. Solo che, mentre i piemontesi sono categoricamente No Tav, qui i cittadini urlano a gran voce Sì Tav, e nel più breve tempo possibile.

I cittadini di Caltagirone (Ct), quelli di Niscemi (Cl) e di Gela protestano con forza: un presidio continuo di un centinaio di persone, che si danno i turni notte e giorno. Undici mesi fa un ponte della linea ferroviaria, all’improvviso, è crollato. Era l’8 maggio 2011 in località Angeli: per miracolo era domenica, giorno della settimana in cui di treni non ce nemmeno l’ombra, per cui almeno nessuno rimase ferito. Da allora in poi, l’arcata e la linea ferroviaria non sono mai state riparate. Ferrovie dello Stato non ha inviato nessuno a fare la riparazione e i pendolari non hanno avuto altra alternativa che prendere l’auto e dirottarsi sulla strada statale SS 147. Quella che, da decenni, visto l’alto tasso di incidenti e le pessime condizioni di sicurezza, è ribattezzata “la strada della morte”: tanto che parte dei manifestanti hanno simbolicamente riparato anche le voragini che ogni tanto si aprono sull’asfalto, di quest’arteria usata anche per commerciare i prodotti agricoli della zona.

Per questo motivo, in Valle Monachella di dubbi non ne hanno: «In altre parti d’Italia si fanno le lotte per la linea veloce. E qui ci troviamo a combattere per quelle basilari: venissero qui i No Tav valsusini» dice Alessandra Foti, vicesindaco di Caltagirone, a tempi.it. «Vogliamo la linea ferroviaria, e magari ci dessero la Tav! Ci renderebbero un crocevia di passaggi europei, un miraggio per noi. Avere una linea di alta velocità nei trasporti, con la sicurezza che oggi in val Susa viene offerta, per noi sarebbe un sogno, una leva economica fantastica. Ma quello sarebbe forse troppo per noi della Valle Monachella, che ora non abbiamo più nemmeno la linea a binario unico. Noi chiediamo di lavorare e di studiare. Come fanno i nostri ragazzi a muoversi? E i lavoratori? Non riusciamo più a garantire il trasporto della merce su strada, vista la situazione delle strade: da dieci mesi è stata bloccata anche parte della strada, perché Ferrovie dello Stato dice che deve monitorare i ponti, e nemmeno quello fa. Siamo in un limbo». Ferrovie dello Stato ha comunicato che il 19 marzo avvierà la gara per demolire il ponte. «Ma non ci dice se ripristinerà la linea ferroviaria. E come facciamo noi, ce lo dite?».

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